+40% in tre mesi. Manifatturiero e Logistica in ginocchio
La spinta della ripresa post-pandemica rallenta, mentre i grandi cantieri che avevano sostenuto l’economia iniziano a perdere slancio.
Nel Lazio, l’allarme lanciato dalla CGIL fotografa un passaggio delicato: non più difficoltà circoscritte, ma una crisi che rischia di diventare strutturale e di coinvolgere i settori chiave dell’economia regionale.
Industria in affanno, numeri in crescita
A pesare maggiormente è il comparto manifatturiero, che da solo rappresenta oltre il 60% delle ore di cassa integrazione autorizzate. Ma il dato più preoccupante emerge dal confronto con la fine del 2025: l’aumento è diffuso e trasversale.
La logistica segna un’impennata senza precedenti, con richieste quasi triplicate. Le costruzioni, dopo il boom legato agli incentivi edilizi, registrano un brusco rallentamento. Anche turismo e ristorazione mostrano segnali di sofferenza, mentre il manifatturiero continua a evidenziare fragilità profonde.
Un quadro che racconta un sistema produttivo in difficoltà su più fronti, senza più settori in grado di compensare le criticità degli altri.
I nodi industriali: Cassino e Civitavecchia
Due aree simbolo sintetizzano le tensioni in atto. A Cassino, la crisi del gruppo Stellantis continua a produrre effetti a catena su occupazione e indotto, mettendo in difficoltà non solo lo stabilimento principale ma anche l’intero tessuto di servizi collegati.
A Civitavecchia, invece, il futuro energetico resta incerto. La scelta di mantenere in riserva la centrale termoelettrica fino al 2038, secondo il sindacato, rischia di congelare gli investimenti necessari per la transizione ecologica e per il rilancio dell’area portuale.
Il peso dello scenario globale
A complicare ulteriormente il quadro contribuiscono le tensioni internazionali e le nuove dinamiche commerciali. Le politiche protezionistiche statunitensi e l’instabilità dei mercati stanno incidendo sulla competitività delle imprese, amplificando le difficoltà già presenti a livello locale.
Le richieste alla Regione
Di fronte a questo scenario, il sindacato chiede un cambio di passo. Le priorità indicate sono chiare: rafforzare gli strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori più esposti, accompagnare la fine dei progetti legati al Pnrr con politiche attive per l’occupazione e affrontare le crisi industriali con tavoli permanenti capaci di costruire soluzioni di lungo periodo.
Il timore è che, senza interventi mirati, la fine della spinta straordinaria degli ultimi anni possa tradursi in una nuova fase di contrazione, con effetti duraturi su lavoro e crescita.
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