Abruzzo

Tra gestione, posti e riaperture è l’estate della rincorsa delle emergenze


“In una sola settimana il Comune ha aggiudicato la gestione di sei nidi senza impegnare un euro, ha rincorso d’urgenza oltre due milioni per coprirla quattro giorni dopo, ha assegnato 336 bambini ai nidi aperti, lasciando però 74 posti vuoti dalla parte opposta della città e ha affidato solo ora la progettazione per riaprire uno dei nidi chiusi. Quattro atti, una sola logica: si arriva sempre dopo”. 

A denunciarlo è il consigliere Pd Marco Presutti che, dopo aver parlato di un’amministrazione che avrebbe ormai fatto della rincorsa all’emergenza un vero e proprio metodo di governo e dopo la denuncia del capogruppo Piero Giampietro che ha sollevato critiche perché a 20 giorni dall’apertura 4 dei nidi che a settembre dovranno ospitare i bambini mancano ancora le autorizzazioni, annuncia un’interrogazione.

 Per Presutti quella che si sta prospettando, sul fronte asili nido, è “l’estate della rincorsa” di “un’amministrazione che non programma servii per l’infanzia, li insegue quando sono già un’emergenza”. Ecco perché con la sua interrogazione chiederà conto degli accordi di co-progettazione per la gestione dei nidi, come si intende ridare equilibrio alla distribuzione dei posti che sarebbe decisamente sbilanciata tra centro e periferia e, sui tre nidi chiusi per lavori, quale sia il reale cronoprogramma dato che, denuncia, anche su quel fronte ci si muoverebbe con ritardo.

“Il cuore della vicenda . Spiega – sta tutto in una manciata di giorni. Tra il 31 luglio e il 7 agosto il Comune di Pescara ha prodotto quattro atti che, presi uno per uno, sembrano ordinaria amministrazione. Letti in fila, raccontano un metodo: quello di un ente che scopre i problemi solo quando sono diventati urgenti”, ribadisce. “Su tre fronti diversi (chi gestirà i nidi, come sono distribuiti i posti in città, quando riapriranno le strutture chiuse); la stessa identica logica: mai una decisione presa per tempo, sempre una corsa a tappare il buco all’ultimo momento e il conto, alla fine – chiosa -, lo pagano le famiglie”. 

“Una gara vinta senza un euro sul piatto” 

“Il 31 luglio – continua Presutti entrando nel dettaglio degli atti – la determina dirigenziale numero 1635 affida la gestione di sei nidi comunali a tre enti del terzo settore. Nello stesso atto, però, il Comune mette nero su bianco che il provvedimento ‘non comporta impegno di spesa’: si assegnano i nidi, ma non si stanzia un centesimo per pagarli. Il paradosso dura appena quattro giorni. Il 4 agosto la giunta – sottolinea – corre ai ripari con una variazione di bilancio d’urgenza, per recuperare in fretta 825mila euro sul 2026 e quasi un milione e quattrocentomila sul 2027”. 

“E qui sta il punto più delicato” per Presutti perché “’urgenza, nella delibera, viene motivata così: bisogna fare presto, si legge, a causa dell’apertura fissata per il 1° settembre. Ma quella scadenza non è piovuta dal cielo – denuncia l’esponente dem . È l’amministrazione stessa ad averla fissata il 9 giugno, quando ha scelto il modello di gestione. Un ente serio programma i soldi quando prende la decisione, non due mesi dopo, con l’acqua alla gola. Qui l’urgenza non è un imprevisto: è un ritardo travestito da emergenza”. 

E c’è di più, incalza: “su tutto questo non grava soltanto un problema di tempi. L’intera procedura di co-progettazione è già oggetto di una mia interrogazione che ne contesta la legittimità di fondo. Una scelta di questa portata non è mai passata dal consiglio comunale, e per costruirla si è applicato ai nidi un regolamento pensato per i servizi sociali assistenziali, piegandone i criteri in via dirigenziale, per una materia, quella educativa, che ha una sua disciplina distinta e specifica”, denuncia ancora il consigliere Pd. 

“Lo stesso giorno, i conti che tornano solo sulla carta” 

“Il 4 agosto – prosegue -, mentre la giunta inseguiva i fondi, gli uffici approvavano anche le graduatorie definitive: 336 bambini ammessi sui 410 posti disponibili negli otto nidi comunali. Un dato che nasconde un secondo cortocircuito, stavolta non nei conti ma nella geografia della città”. 

“I nidi storici e centrali, cioè Cipì, La Mimosa, Il Gabbiano, La Conchiglia e Santina Campana, sono pieni fino all’ultimo posto: 230 bambini dentro, nessun posto libero e liste d’attesa proprio in quei quartieri. Tutti i 74 posti ancora vuoti, invece, si trovano in tre sole strutture di periferia: via Rubicone, via Lago Isoletta e via della Fornace Bizzarri”. “Sulla carta i conti quadrano – afferma Presutti -: 74 posti liberi, settantuno famiglie in attesa. Nella vita vera no. Perché un genitore che vive e lavora in centro non può portare il figlio ogni mattina dall’altra parte della città solo perché è lì che, per caso, è rimasto un posto. I numeri tornano sul foglio. Non tornano per chi ci deve vivere”. 

Il nodo dei nidi chiusi e “una progettazione che comincia oggi”

“A stringere ancora di più la rete c’è un terzo elemento – continua Presutti -. Tre nidi comunali (Bruco, Aquilone e Raggio di Sole) sono chiusi per lavori di adeguamento sismico. I loro bambini sono stati ricollocati con priorità nelle altre strutture, che così si sono riempite in fretta, togliendo spazio alle nuove famiglie. A Santina Campana, per fare un esempio, un’intera sezione, quella medi/grandi a tempo ridotto, è oggi occupata soltanto da bambini che arrivano da nidi chiusi: nessun nuovo ingresso”. “Ma la data che dice tutto è un’altra. Quella chiusura era stata programmata già dal novembre 2025, e inserita nel Piano triennale dei lavori pubblici. Eppure è solo il 7 agosto, lo stesso giorno di questo comunicato, che il Comune ha affidato l’incarico per progettare l’adeguamento sismico del nido Raggio di Sole, a Colle Marino. Non i lavori: la progettazione. Un incarico che prevede trenta giorni per il primo livello, altri venti per quello esecutivo, e solo dopo si potrà pensare ad aprire un cantiere”. 

“Vuol dire – commenta l’esponente dem – che uno dei tre nidi che oggi ingolfano l’intera rete cittadina non ha, ad oggi, nessuna prospettiva di riapertura vicina. Una chiusura nota da nove mesi, e la progettazione per rimediarci parte solo adesso, a ridosso dell’anno educativo. Non è un problema spuntato ieri: ci si è mossi solo quando ormai era tardi”. 

“Tre fronti diversi, un solo modo di governare”: le domande al sindaco 

“Attenzione: non dico che questi tre episodi siano la stessa cosa, né che uno abbia causato l’altro – precisa Presutti – Dico che vengono tutti dalla stessa radice: nessuna programmazione all’inizio, e una rincorsa continua all’emergenza quando i nodi arrivano al pettine. Vale per i soldi, vale per la mappa dei nidi, vale per i cantieri. È una città che affronta uno dei servizi più delicati che esistano, quello per i bambini più piccoli, con la logica del tampone dell’ultimo minuto, invece che con quella di chi guarda avanti”. Di qui l’interrogazione con cui “chiederò conto in consiglio comunale di tre punti distinti, ma legati dallo stesso filo. A che punto è davvero la firma degli accordi con gli enti che dovranno gestire i sei nidi. Quale piano esiste per riequilibrare la distribuzione dei posti tra centro e periferia. E quale sia il calendario reale, non quello annunciato, ma quello verificabile sugli atti, per riaprire i tre nidi ancora chiusi. Le famiglie pescaresi non chiedono l’impossibile. Chiedono un’amministrazione che smetta di accorgersi dei problemi soltanto quando – conclude Presutti – sono già diventati emergenze”.


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