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Tour de France Pogacar infinito fa poker Secondo Del Toro

La cosa curiosa è che ormai non ci stupiamo più. È tutto normale. Qualsiasi impresa faccia, la consideriamo possibile, alla sua portata. Altri campioni del passato, come il suo rivale nella storia, il grande Eddy Merckx, ogni tanto perdeva. Oppure arrivava stravolto al traguardo, con la faccia sul manubrio, i capelli incollati alla fronte, una maschera di fatica.

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Tadej Pogacar, il Cannibale del ciclismo moderno, questo pericolo non lo corre. State certi. Quando taglia il traguardo, dopo aver rifilato altri 44 secondi a Vingegaard, è lavato e stirato come fosse uscito da una sfilata di moda, con la sua bella maglia gialla che si armonizza con i capelli platinati, corti e pettinatissimi.

Eccoci qua con un’altra tappa del Tour, la 14esima, che da Mulhouse dopo 155 km va a Markestein Fellering, quota 1192 metri. Una frazione che è una specie di frullato di montagne russe che con questo caldo e queste velocità potete capire. Naturalmente il campione del mondo ha vinto anche questa volta, stracciando il gruppetto dei big a circa 1700 metri dalla fine dell’ultima salita, prima di scollinare e gettarsi nella discesa di 7 chilometri verso il traguardo. Non si può dire che la sua sia stata una secca coltellata, no, è stata una progressione costante davanti alla quale Vingegaard non ha neppure provato ad opporsi. Il bello che qualche chilometro prima, quando il gruppo dei migliori aveva rincorso l’ecuadoriano Carapaz, era stato proprio il danese a dare il ritmo.

Sembrava in giornata buona, finalmente pronto, dopo tante mazzate, a rifilare una lezione al Marziano che, nel frattempo, faceva finta di nulla, preoccupato solo che il suo giovane compagno, Isaac Del Toro, poi secondo al traguardo (+38”), non andasse in crisi. Mai fidarsi però di Pogacar. Raggiunto Carapaz, con i big quasi tutti bolliti, lo sloveno ha preso il largo conquistando alla sua solita maniera il suo quarto successo a questo Tour, sempre più dominante come se giocasse alle biglie. Un poker che sembra la fotocopia dei suoi successi precedenti. Quando infatti la strada sale all’insù, e il traguardo si avvicina, gli altri sanno che siamo alla resa dei conti. Conti amari per Vingegaard, ora staccato di quattro minuti. Un abisso tenendo conto che manca ancora una settimana prima di arrivare a Parigi dove Pogacar verrà incoronato per la quinta volta, come Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain.

Ma c’è tempo per fare i bilanci, stilare classifiche e statistiche che, spesso, hanno il tempo che trovano. Da segnalare invece che alle spalle della maglia gialla, chiude secondo il suo giovane compagno, il messicano Isaac Del Toro che, a sua volta, ha preceduto il francese Paul Seixas, ora quarto in classifica generale dietro al belga Evenepoel, ancora deludente quando il gioco si è fatto duro. Il belga resta terzo, con più di cinque minuti di svantaggio. Per il francese, ora maglia bianca (quella dei giovani), invece un’altra splendida giornata. Ha solo 19 anni e un posto sul podio comincia ad essere alla sua portata. I francesi lo adorano. Cosa molto comprensibile visto che non vincono il Tour dal 1985 (Bernard Hinault). Questa domenica 19 luglio si va ancora sulle nuvole. Con la tappa (189 km) che da Champagnole arriva in vetta a Plateau De Solaison. Qualche dubbio su come finirà?


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