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Germania, bufera sulla maternità surrogata: il capogruppo dei conservatori Spahn lascia dopo il pressing di Merz

La vicenda privata è diventata nel giro di pochi giorni una crisi politica ai vertici della Germania. Jens Spahn, capogruppo parlamentare dell’Unione CDU/CSU e tra i principali esponenti del partito conservatore, ha rassegnato le dimissioni dopo che il cancelliere e leader della CDU Friedrich Merz gli avrebbe chiesto di lasciare l’incarico.

Al centro della bufera c’è la scelta di Spahn e del marito Daniel Funke di diventare genitori attraverso la maternità surrogata negli Stati Uniti, pratica vietata in Germania e osteggiata dalla stessa CDU.

La pressione di Merz e le dimissioni di Spahn

Merz ha ritenuto che la permanenza di Spahn alla guida del gruppo parlamentare fosse diventata politicamente insostenibile. Il leader conservatore era infatti finito sotto un’intensa pressione interna dopo l’annuncio della nascita del figlio.

Nella lettera con cui ha comunicato il proprio passo indietro, Spahn ha spiegato di aver compreso che “la felicità personale” derivante dall’aver costruito una famiglia con il marito fosse ormai incompatibile con il ruolo politico ricoperto. Ha inoltre precisato di non aver violato alcuna legge tedesca, poiché crescere in Germania un bambino nato da maternità surrogata all’estero non costituisce un reato, pur restando vietata la pratica sul territorio nazionale.

Il nodo politico: la CDU difende il divieto della maternità surrogata

La crisi è esplosa soprattutto per una questione di coerenza politica. La CDU ha ribadito anche nel congresso di febbraio la propria netta opposizione alla legalizzazione della maternità surrogata, ritenendola incompatibile con la tutela della dignità della donna e del minore. Per questo numerosi esponenti del partito hanno giudicato problematica la scelta di uno dei suoi massimi dirigenti di ricorrervi all’estero.

Nei giorni precedenti alle dimissioni, Spahn aveva cercato di difendere la propria decisione, spiegando alla stampa tedesca di aver vissuto un lungo conflitto interiore. Da cristiano, aveva affermato, conosce la differenza tra “la dottrina” e “la vita reale”, definendo la scelta familiare difficile e profondamente ponderata. Aveva inoltre sostenuto di non aver mai trasformato la propria vicenda personale in una richiesta di modificare la legislazione vigente.

Il caso Spahn riaccende una discussione che in Germania divide da anni politica, giuristi e bioeticisti. L’Embryonenschutzgesetz (Legge sulla protezione dell’embrione, spesso abbreviata in ESchG), entrata in vigore nel 1991, regolamenta la fecondazione in vitro, la ricerca sulle cellule staminali e vieta pratiche come la clonazione, la maternità surrogata e la donazione di ovuli.

Spahn ha dichiarato di aver informato il cancelliere della paternità due settimane fa. Merz si è congratulato con lui, tuttavia, hanno anche discusso del fatto che “non si tratta di una situazione facile”. “Naturalmente, discuterò la questione di come procedere con il gruppo parlamentare quando ci riuniremo di nuovo a settembre”, ha riferito il politico della CDU.

Interrogato

sulle richieste di dimissioni, Spahn ha affermato: “In definitiva, solo il gruppo parlamentare può decidere come procedere”. La prima riunione ordinaria del gruppo parlamentare dopo la pausa estiva si terrà l’8 settembre.


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