torna alla luce la finestra marmorea nascosta da mezzo secolo

La Sala d’Oro del museo Casa Poldi Pezzoli, a pochi passi dal Duomo e dalla Scala, è tornata visitabile dopo un restauro che ha riportato alla luce una grande finestra in marmo rimasta nascosta per oltre cinquanta anni.
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Il progetto, del valore di 250.000 euro, è stato finanziato dal World Monuments Fund, che ha avviato quest’anno la sua sede milanese. L’intervento ha rimosso il controsoffitto degli anni Settanta, restituendo alla stanza le proporzioni originarie e il carattere architettonico pensato nel XIX secolo.
I contratti dell’epoca, conservati negli archivi, rivelano che nel marzo 1876 Gian Giacomo Poldi Pezzoli affidò il lavoro a Giuseppe Bertini: la consegna, fissata al 15 settembre 1876, prevedeva una penale di 200 lire per ogni settimana di ritardo. Per la finestra, progettata in stile palladiano con colonne e capitelli in bronzo, furono trasportati in città campioni di marmi pregiati: verde di Varallo, il marmo venato di viola di Siena, e marmi di Carrara e Candoglia.
La casa-museo, che conserva opere di Pollaiolo, Mantegna, Botticelli, Raffaello, Piero della Francesca, Tiepolo, Canaletto e Hayez oltre a collezioni di orologi, vetro di Murano e porcellane Meissen, aprì al pubblico nel 1881. Poldi Pezzoli morì nel 1879 e non assistette al completamento del progetto.
Il restauro ha riportato alla luce la grandiosa arcata marmorea della finestra, completa dei rosoni in bronzo, che le ispezioni video condotte lo scorso giugno hanno mostrato essere in ottimo stato. Le verifiche hanno anche confermato la perdita della struttura lignea realizzata dopo la guerra da Fernanda Wittgens, che risultava demolita.
La conservazione ha recuperato elementi decorativi e cromatici ritenuti funzionali alla lettura storica della sala: il soffitto a cassettoni è stato ricostruito in avorio (anziché nella doratura originaria), le pareti sono tornate a un verde scuro che richiama il marmo della finestra, è stata restaurata la cornice lignea con vetri di Murano e sono state reinstallate due tappezzerie del Seicento.
Dai depositi sono state recuperate 40 delle 98 tavolette decorative che facevano parte della ridefinizione postbellica della volta. Quelle 98 tavolette erano state realizzate come parte della ristrutturazione dopo i danni causati dai bombardamenti del 1943: il museo riaprì nel 1951 con un allestimento curato da Wittgens, che sostituì il caminetto distrutto con uno simile preso in prestito dal Castello Sforzesco e ricostruì il soffitto coevo. Le tavolette, donate dallo Stato a titolo di compensazione, e le tappezzerie che raffigurano Le avventure di Amadis de Gaula di Françoise Spiering facevano parte dell’affaccio decorativo della sala dalla fine dell’Ottocento.
Nel 1974 la Sala d’Oro subì un nuovo intervento, orientato a favorire la visibilità delle opere: il soffitto fu demolito e sostituito con una volta in cartongesso più bassa di un metro, a scapito di parte della finestra, di alcune tavolette decorative — metà delle quali furono collocate nelle gallerie dedicate al Rinascimento lombardo — e delle tappezzerie ottocentesche.
La direzione del museo, guidata da Alessandra Quarto, ha avviato nel 2023 un programma di recupero degli interni storici. Dallo studio degli archivi sono emersi i contratti, i registri di pagamento e fotografie d’epoca utili per orientare il restauro. Con le verifiche tecniche l’intervento è potuto procedere fino al riposizionamento di una parte delle decorazioni e al ritorno della finestra marmorea in piena vista.
La Sala d’Oro riapre così come spazio emblematico della casa-museo, ripristinando le proporzioni e alcuni elementi progettuali voluti dal fondatore e nascosti dalle trasformazioni del Novecento.
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