Scienza e tecnologia

Ti ricordi questi 5 videogiochi Disney? La nostalgia degli anni ’90 è tutta qui!

Voglio portarvi nel viale della nostalgia: l’animazione di Casa Disney ha sicuramente ridefinito il cinema nel corso del Novecento e gli anni Novanta, soprattutto grazie al celebre “Rinascimento” disneyano, hanno segnato intere generazioni di appassionati. Eppure la Casa di Topolino, in quel periodo, ha saputo scrivere anche un’importante pagina di storia del gaming, contribuendo a realizzare alcuni dei videogiochi più belli della nostra infanzia. Ecco quindi i 5 giochi su licenza Disney più belli e importanti di quel decennio.

World of Illusion Starring Mickey Mouse and Donald Duck (1992)

Già il nome fa capire la portata bizzarra e altisonante di un videogioco che nel ‘92 ha ridefinito i titoli cooperativi. Uscito su Sega Mega Drive, quest’avventura platform vede Topolino e Paperino risucchiati all’interno di una scatola magica, costretti a percorrere un mondo fantastico sfuggendo alle grinfie di un malvagio stregone interpretato da… un gigantesco Pietro Gambadilegno.

Un gioiello anzitutto dal punto di vista visivo, tra animazioni sorprendentemente fluide per l’epoca e scenari in stile pastello. Il titolo poteva essere giocato anche in singleplayer, offrendo la possibilità di percorrere due percorsi differenti a seconda del personaggio scelto, ma dava indubbiamente il meglio di sé in modalità cooperativa: i giocatori, controllando rispettivamente Topolino e Paperino, dovevano supportarsi e aiutarsi continuamente, ad esempio abbassandosi per permettere al compagno di saltare verso piattaforme sopraelevate, o facendosi da contrappeso a vicenda in alcuni puzzle.

Disney’s Aladdin (1993)

Le Notti d’Oriente risplendevano in questa piccola perla del ‘93 sviluppata per Sega Mega Drive da Virgin Games sotto la direzione di David Perry, celebre sviluppatore britannico ricordato come uno dei più autorevoli autori della generazione a 16 bit, di cui DIsney’s Aladdin fu un vero spartiacque sia tecnologico che artistico. Il gioco ripercorreva le vicende dell’amatissimo Classico disneyano e fu il primo videogioco a sfruttare una tecnologia creata dallo stesso team di sviluppo: la Digicel. Questa tecnica permise di digitalizzare nel codice di gioco i frame animati a mano dagli stessi disegnatori di Walt Disney Feature Animation Studios. Il risultato era incredibile e dava vita a qualcosa di molto simile a un cartone animato interattivo.

Sul piano del gameplay, Aladdin era un platform abbastanza classico, ma all’epoca si distingueva per una marcata componente action: il protagonista era infatti munito di una scimitarra con la quale poteva colpire nemici e oggetti su schermo. Altra chicca era la colonna sonora, che riproponeva le leggendarie composizioni di Alan Menken riadattate in modo magistrale per il chip sonoro del Mega Drive.

The Lion King (1994)

Su una scia simile si poneva un altro grande gioco plaform uscito l’anno dopo per PlayStation, Mega Drive, SNES e PC: Il Re Leone. Era prodotto da Westwood Studios, che molti di voi ricorderanno come l’azienda che ha realizzato Command & Conquer.

The Lion King condivideva sicuramente lo stesso straordinario approccio estetico di Aladdin, ma è passato alla storia per un altro motivo: il suo leggendario e brutale livello di difficoltà, legato in particolare al superamento di uno specifico segmento di gioco. Chi l’ha giocato all’epoca lo sa bene: il livello “I Just Can’t Wait di Be King”, in cui il piccolo Simba percorre la Savana immaginando di poter diventare re, ha probabilmente popolato gli incubi di moltissimi giocatori per la complessità estrema di una sfida in cui era necessario cavalcare a tempo scimmie e ippopotami.

La difficoltà, per chi non lo sapesse, fu esplicitamente voluta dai produttori per “contrastare” il mercato del noleggio: considerato il costo elevato di film e videogiochi all’epoca, grazie a famosissime catene come Blockbuster, era possibile noleggiare a tempo questi prodotti. Tuttavia, dopo aver condotto dei test interni, Disney si rese conto che The Lion King era un videogioco troppo facile, che avrebbe potuto essere completato in una manciata di giorni.

Per estendere il più possibile la portata dei noleggi, quindi, il team (che non aveva tempo di inserire ulteriori livelli per allungare la longevità dell’avventura) tirò fuori dal cilindro questa prova difficilissima. Una scelta sicuramente passata alla storia, nel bene e nel male. In ogni caso, il videogioco de Il Re Leone resta un platform bellissimo e avvincente, anche per il fatto di avere in sé due anime di gameplay differenti: l’agilità di Simba cucciolo nella prima parte del gioco lasciava poi il posto alla potenza fisica della sua versione adulta, offrendo una progressione sia narrativa che ludica estremamente appagante.

Disney’s Hercules (1997)

L’adattamento videoludico di Disney’s Hercules incarnava alla perfezione l’estetica della prima era PlayStation, e a onor del vera era anche un ottimo action platform in 2.5D. Fu anche uno dei primi giochi a includere al suo interno cinematiche tratte direttamente dal film d’animazione, questo grazie alla potenza di calcolo del supporto CD, ben superiore alle cartucce delle generazioni precedenti. Altro importante scatto in avanti fu l’introduzione della straordinaria colonna sonora orchestrale realizzata dal sempre leggendario Alan Menken, che univa sonorità epiche ed eroiche a stravaganti inserti gospel.

Non si trattava, quindi, di una reinterpretazione per il 16 bit come in Aladdin, ma della OST originale. Disney’s Hercules, per la tecnologia dell’epoca, ebbe una serie di intuizioni geniali da un punto di vista del game design, su tutte l’utilizzo dei piani prospettici come elemento di gameplay: il protagonista poteva infatti muoversi verso l’interno o l’esterno del livello, restituendo una sensazione di tridimensionalità pur muovendosi su piani bidimensionali.

Tra salti, oscillazioni, segreti, collezionabili, nemici da sconfiggere e persino alcune boss fight avvincenti, Hercules ripercorreva fedelmente la storia del film animato… e anche di più. Alcuni livelli approfondivano infatti momenti inediti che nel Classico Disney venivano solo vagamente accennati: tra questi, ad esempio, l’esplorazione di Tebe e lo scontro con Medusa, in cui il protagonista deve evitare il micidiale sguardo pietrificante della regina gorgone.

Disney’s Tarzan (1999)

Questo possiamo considerarlo, da un punto di vista concettuale e spirituale, un erede di Hercules. Lo inseriamo come gioco degli anni ‘90, ma a onor del vero parliamo di un gioco arrivano proprio negli ultimi mesi del decennio, a cavallo quindi con il nuovo millennio. Prodotto da Eurocom e ispirato chiaramente lal 37° Classico Disney, il videogioco di Disney’s Tarzan è ricordato come uno dei platform a scorrimento più riusciti di quegli anni. Era forse meno bello esteticamente, perché scenari e personaggi non erano realizzati in pixel art ma modellati digitalmente con un motore grafico sviluppato internamente da Eurocom.

Proprio questo aspetto però dava al gioco un ulteriore senso di tridimensionalità nonostante il gameplay a scorrimento orizzontale, tant’è che in alcuni livelli (come la fuga dagli elefanti o il salvataggio dei gorilla dai bracconieri) la visuale diventa frontale. Ciò che rendeva bello Disney’s Tarzan era il grande dinamismo del suo gameplay, con intere sequenze ad alto tasso di adrenalina come l’oscillazione tra le liane, le scivolate sugli alberi e i salti dalle cascate, che restituivano un grande senso di velocità anche grazie ai continui cambi di camera cinematografici.

Anche in questo caso parliamo di un gioco che andava oltre le dinamiche del film, con livelli bonus in cui era possibile controllare Terk o Jane. La ciliegina sulla torta era nuovamente il comparto sonoro, tra gradevoli musiche originali e riarrangiamenti degli splendidi brani composti da Phil Collins per il film.


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