Trentino Alto Adige/Suedtirol

«Sono bolzanina e italiana ma vicesindaca Svp»


BOLZANO. Lasciare Bolzano per un piccolo comune di mille abitanti, dove la lingua della quotidianità è il tedesco, potrebbe sembrare una scelta controcorrente. Per Daniela Montagna, invece, è stata la decisione più naturale della sua vita. Nata e cresciuta nel capoluogo altoatesino, da oltre trent’anni vive a Trodena nel Parco naturale, dove oggi ricopre il ruolo di vicesindaca per il terzo mandato. Un percorso che racconta anche un pezzo di Alto Adige: quello di una donna di madrelingua italiana che ha saputo diventare un punto di riferimento in una comunità prevalentemente tedesca. «Ho vissuto a Bolzano fino ai 19 anni» – racconta- «mia mamma è originaria di Cavalese e questa zona l’ho sempre frequentata. Quando ho iniziato a lavorare mi sono trasferita, poi ho conosciuto Paolo che sarebbe diventato mio marito e abbiamo iniziato a cercare casa, l’abbiamo trovata qui».

La casa non è stata una casa qualunque. È un vecchio maso, a un chilometro dal centro del paese, circondato da tre ettari di terreno. «È il nostro angolo di paradiso», dice sorridendo. L’acquisto risale al 1991, il trasferimento definitivo al 1995. «L’avevamo scelto pensando che diventasse la casa di tutta la famiglia. Poi la vita è andata diversamente, ma non abbiamo mai rimpianto quella scelta».

Di Bolzano conserva il ricordo della vivacità culturale. «Il teatro, il cinema, gli eventi. Da Trodena sono solo 25 minuti di macchina, ma bisogna organizzarsi». Del resto della città, invece, non sente alcuna nostalgia. «Non mi mancano il traffico, il caos e i problemi di parcheggio». Alla politica è arrivata quasi per caso. O forse sarebbe meglio dire che è stata la politica ad andare da lei: «mi hanno cercata »,sottolinea, «ero già molto impegnata nelle associazioni del paese e lavoravo nell’amministrazione di un Comune della Val di Fiemme. Mi hanno proposto di candidarmi e ho pensato: perché no?».

In giunta da 16 anni

Da allora sono trascorsi sedici anni in giunta comunale, oggi Daniela Montagna è al quarto mandato amministrativo e al terzo come vicesindaca. Fa parte della Svp, scelta che potrebbe sorprendere considerando il suo background italiano. Lei affronta l’argomento con l’ironia che la contraddistingue: «Qualche diffidenza c’è stata», ammette, «ma dico sempre che non sono stata io a chiedere di entrare nella Svp: sono stati loro a cercarmi. È “colpa” loro se oggi sono una di loro».

Più che l’appartenenza politica, però, rivendica un altro modo di vivere il proprio ruolo. «Non mi sento una politica nel senso tradizionale del termine, mi considero un’amministratrice del Comune, una persona alle dipendenze dei cittadini».

Essere italiana in un paese a maggioranza tedesca, ormai, è semplicemente la sua quotidianità. Tanto che le capita di mischiare le lingue anche sul lavoro, nel vicino Comune trentino di Castello-Molina di Fiemme, dove è impiegata. «Ogni tanto mi escono parole tedesche senza accorgermene. Ho un mix continuo nella testa. Non mi sento perfettamente bilingue, ma non mi sono mai sentita emarginata».

Tra le deleghe che le sono state attribuite ci sono sia la scuola e la cultura italiana sia quelle tedesche. Un incarico delicato, che affronta con un principio semplice: quello dell’equilibrio.

«Non deve prevalere una comunità sull’altra. Se investiamo nella scuola tedesca, investiamo allo stesso modo anche in quella italiana, rispettando naturalmente le esigenze diverse». Non mancano neppure i momenti di incontro, come la “Baumfest”, che mette insieme gli alunni delle due scuole. Lo stesso pragmatismo emerge quando parla delle famiglie. «Negli anni abbiamo investito molto nella scuola e nell’asilo e oggi le esigenze che ci vengono segnalate sono poche».

«Qui i bambini vanno a scuola da soli»

Trodena conserva ancora una dimensione rara: «Qui i bambini possono andare in giro da soli. Abbiamo realizzato anche un parco giochi nel bosco seguendo i suggerimenti degli alunni delle elementari. Sono stati loro a dirci cosa volevano e poi hanno inaugurato quello spazio». Grande attenzione è riservata anche ai giovani. «Il mio numero di telefono è pubblico. Se hanno bisogno, possono chiamarmi».

Ma soprattutto possono contare su uno spazio tutto loro, gestito in autonomia. «Mi sono sempre battuta perché lo avessero. Lo hanno arredato come volevano, con una quantità di divani e tutto il resto. Non sarà il locale più bello del mondo, ma è casa loro».La vera sfida: «Trattenere le nuove generazioni». Sul fronte dell’abitare, Trodena prova a trattenere le nuove generazioni. La nuova zona residenziale è quasi completamente occupata e da poco è stata inaugurata una casa multigenerazionale con quattro appartamenti per anziani e uno destinato ai giovani che desiderano conquistare una prima autonomia. «È un modo per dare loro un po’ di respiro prima di spiccare il volo».

Accanto all’impegno amministrativo c’è quello culturale. Daniela Montagna è volontaria della biblioteca comunale, che definisce «il cuore del paese dopo la scuola». E nel 2010 ha tradotto in italiano il volume *Leggende di Trodena*, nato da un progetto del Parco naturale con gli alunni delle elementari. «I bambini scrissero le storie e realizzarono i disegni. Io mi offrii di tradurle. È stato un progetto bellissimo che ha coinvolto tante famiglie».

«La vera gioia? Riuscire a cambiare in meglio la vita alle persone»

Quando le si chiede quale sia la soddisfazione più grande del suo ruolo, non cita opere pubbliche o grandi investimenti, ma la quotidianità del suo incarico. Racconta come esempio un episodio all’apparenza banale. «Essere riuscita a far sostituire tre finestre rotte dell’asilo. Può sembrare poco, ma sono queste le cose che migliorano davvero la vita delle persone». Ed è forse questa la cifra del suo modo di amministrare: la cura delle piccole cose. Anche guardando al futuro non pensa ai riconoscimenti personali. Anzi.«Con amarezza dico che il nome dei vicesindaci difficilmente rimane nella memoria. Restano quelli dei sindaci. Ma non è questo che conta. Io ricorderò tutti i piccoli passi fatti con attenzione: un acquisto utile, un intervento necessario, un dettaglio che rende il paese più vivibile. Lo faccio perché credo sia giusto farlo, non perché qualcuno mi dica grazie». A casa, intanto, la politica è sempre rimasta sullo sfondo. Il marito Paolo, anche lui di madrelingua italiana, ha condiviso la scelta di trasferirsi a Trodena. Il figlio, cresciuto bilingue, ha studiato all’università di Innsbruck. «Non credo di avergli mai fatto mancare tempo e attenzione. Anzi, quando iniziai questa esperienza fu proprio lui, che allora era ancora un bambino, a incoraggiarmi». È forse questo il tratto che più colpisce della vicesindaca di Trodena: la naturalezza con cui ha costruito un ponte tra mondi diversi, senza mai sentirsi un’eccezione. Perché, alla fine, più che le etichette linguistiche, contano le persone. E la voglia di prendersi cura del luogo che si è scelto di chiamare casa.@RIPRODUZIONE RISERVATA


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