Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Tori Amos, American Football, Kneecap (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

TORI AMOS – “In Times of Dragons”
[Fontana]cantautorato

“In Times of Dragons” è il diciottesimo album della gloriosa carriera della Amos, che vanta oltre 12 milioni di dischi venduti, migliaia di concerti, otto nomination ai Grammy e numerosi premi. “In Times of Dragons è una storia metaforica sulla lotta della Democrazia contro la Tirannia, che riflette l’attuale e abominevole distruzione della democrazia, non casuale, in tempo reale da parte dei ‘Dittatori che credono nei Demoni Lucertola’ nella loro usurpazione dell’America.”

AMERICAN FOOTBALL – “LP4”
[Polyvinyl]indie-rock

Quando è venuta fuori l’idea di registrare un quarto album gli American Football sapevano che il tono sarebbe diventato più cupo. Dopo un tour mondiale di un anno per il 25° anniversario con concerti tutti esauriti e la pubblicazione di un album di cover il quartetto composto da Mike e Nate Kinsella, Steve Lamos e Steve Holmes ha collaborato con il produttore/tecnico del suono Sonny Diperri (My Bloody Valentine, M83, Kurt Vile) per registrare quello che sarebbe diventato il loro disco più significativo fino ad oggi. Fondendo trame atmosferiche con una catarsi emotiva in stile post-rock, “LP4” è diverso da qualsiasi cosa gli American Football abbiano registrato finora, eppure si inserisce perfettamente nel loro bellissimo e in continua evoluzione catalogo. “LP4” vede la band avventurarsi intenzionalmente nell’abisso, con temi quali il divorzio, lo sconvolgimento e l’incertezza in primo piano. Eppure la band suona più coinvolta e autentica che mai. Un album elaborato, che si prende il tempo necessario per rivelare la sua bellezza, lasciando intravedere le parti più oscure che cercano di rimanere nascoste.

KNEECAP – “FENIAN”
[Heavenly]hip-hop

I Kneecap tornano a stravolgere generi, linguaggi e regole. Gli artisti più chiacchierati al mondo voltano pagina. Un nuovo capitolo, nuovi suoni, nuovi manifesti. Un album travolgente che si crogiola nell’oscurità mentre irrompe nel vuoto con un sogno ad occhi aperti illuminato. Questo è “FENIAN”. Prodotto da Dan Carey (Fontaines D.C., Kae Tempest, Wet Leg), “FENIAN” ribalta le aspettative con una tavolozza sonora espansiva, che attraversa acid house, trip-hop, dubstep e altro ancora. Maestri del rave e del teatro rap, “FENIAN” rappresenta l’esplorazione più sofisticata del linguaggio e dei suoni da parte dei Kneecap. Più oscurità. Più confronto. Più divertimento. Più energia. Più solidarietà. Più hit assolute. E più carburante per il motore inarrestabile che alimenta questa forza inarrestabile. Per il loro straordinario secondo album, i Kneecap sono usciti all’attacco.

MODERN WOMAN – “Johnny’s Dreamworld”
[One Little Independent Records]alternative

I Modern Woman, gruppo art-rock londinese capitanato dalla principale autrice Sophie Harris, pubblicano il loro atteso album di debutto “Johnny’s Dreamworld” tramite la loro nuova etichetta One Little Independent Records. “Johnny’s Dreamworld” rappresenta il culmine del percorso dei Modern Woman, da progetto di cantautrice intimo e personale di Harris a una band a tutto tondo, capace di fondere post-punk, avanguardia e tradizioni folk in una forza dal vivo di dinamica originalità. Al suo interno, il disco esplora la strana poesia sepolta nell’ordinario. I testi di Harris, ricchi di dettagli letterari e atmosfera cinematografica, attingono dal fascino per il lato oscuro della quotidianità e le contraddizioni della femminilità. “Johnny’s Dreamworld” è un collage tenero ma provocatorio di toni e prospettive mutevoli, di logica onirica, fantasia ed esperienze vissute, guidato dalla voce di Harris; espressiva, incantatoria e viva di curiosità, plasmata da una lunga ammirazione per cantanti come Björk, Sinéad O’Connor e Cat Power.

WEIRD NIGHTMARE – “Hoopla”
[Sub Pop]alternative

Ogni band che si rispetti ha un membro che ha lavorato in un negozio di dischi. Nei Metz, l’intrepido trio noise rock che ha pubblicato cinque album tra il 2012 e il 2024 con la Sub Pop, era il cantante e chitarrista Alex Edkins. Vendendo dischi indie rock e hardcore nel negozio di dischi della sua città natale mentre frequentava l’università, Edkins è diventato un appassionato studioso del rock ‘n’ roll, dagli psichedelici anni ’60 al DIY degli anni ’90 e oltre. “Hoopla,” il secondo LP accattivante e melodico del progetto solista di Edkins, Weird Nightmare, mescola e abbina queste influenze in combinazioni divertenti ed esaltanti, mettendo in mostra la sua mente musicale sofisticata. Pieno di ritornelli accattivanti e orecchiabili, Hoopla è quel nastro che non viene mai espulso dall’autoradio, ma che suona in ripetizione, facendo da colonna sonora all’estate. Nuovo e nostalgico allo stesso tempo, “Hoopla” vi risveglierà le orecchie.

PIGEON – “OUTTANATIONAL”
[Memphis Industries]alternative, psichedelia, afrobeat

Esplorazione cosmica. Trasformazione spirituale. Spontaneità sfrenata. Questi sono i principi guida dei Pigeon, un quintetto psichedelico con radici nella cittadina costiera inglese di Margate, ma la cui musica trascende ogni confine. Il loro album di debutto, “OUTTANATIONAL”, è un’emozionante raccolta di brani da festa senza limiti: pensate a William Onyeabor nello spazio o ai primi Hot Chip che creano un afrobeat motorik in un loft newyorkese degli anni ’70. Partendo da una serie di EP acclamati che sono stati inseriti nelle playlist di 6Music e hanno portato a ambiti slot live in festival britannici come Glastonbury, i Pigeon si sono evoluti dal territorio dell’afro-disco verso qualcosa di più malinconico. È un disco di ampio respiro, intriso di krautrock inebriante, post-punk e punk-funk, che attinge alla potenza del groove e alla ricerca del significato di casa.

LIP CRITIC – “Theft World”
[Partisan Records]alternative

Il debutto discografico dei Lip Critic per la Partisan nel 2024, “Hex Dealer”, è stato una delle uscite sperimentali più attese di quell’anno e ha segnato l’arrivo della band di Brooklyn come forza creativa al limite della follia. “Theft World” è il loro nuovo capitolo, costruito ancora una volta sul caos di due batteristi impegnati in un combattimento psichico, un campionatore che sembra essere stato colpito da un fulmine e l’energia da predicatore paranoico del frontman Bret Kaser. I temi ruotano attorno al concetto di furto, non solo come forza politica o dilemma digitale, ma come una costante surreale ed emotiva. I ritmi da discoteca e i breakdown hardcore attingono tanto da “Igor” di Tyler the Creator e dai Korn quanto da Skrillex e Soul Coughing, unendosi per creare la colonna sonora di un mondo che viene costantemente smembrato e rivenduto.

LAIBACH – “MUSICK”
[Mute]elettronica

Il primo album in studio del leggendario gruppo sloveno dopo “Spectre” del 2014, è “Musick”: intensamente pop, ma intensamente Laibach. Questo disco celebra e critica allo stesso tempo l’era attuale di realtà distorta e imitazione dell’IA. Il titolo riflette una dualità: una saturazione eccessiva, l’essere “stufi della musica” in un’epoca in cui ogni giorno vengono caricati oltre 100.000 nuovi brani, molti generati dall’IA, che ci fanno mettere in discussione la realtà; e una “devozione patologica” che continua a guidare la band. Il processo creativo massimalista nel loro studio di Lubiana ha coinvolto sintetizzatori analogici, giocattoli, computer con app audio e collaboratori come Donna Marina Mårtensson e Richard X. Hanno tratto ispirazione dal K-pop, dal J-pop e dall’Eurodance degli anni ’90, pur sostenendo che la loro “influenza primaria e punto di riferimento rimanesse la stessa Laibach“.

PAISLEY FIELDS – “Are U Mad At Me”
[Don Giovanni]country

“Are U Mad At Me” segna un passo da gigante, in stile stivali da cowboy. Fields dimostra che il genere musicale è fluido quanto la sessualità, mentre l’album spazia con disinvoltura tra country, pop, disco, grunge e musica classica. Attraverso 12 tracce, Fields spazia da brani di grande impatto come il singolo di punta power pop “Party Girl” e il secondo singolo dal ritmo di two-step “Hands Off The Hat” (scritto in collaborazione con la cantautrice vincitrice di un Grammy Melody Walker) fino a ballate tragiche come “Apalachicola to Tallahassee” (scritta in collaborazione con Karen Pittelman dei Karen and The Sorrows) e la conclusiva “Uncle Charlie’s”. Prende in giro i bagni gender-neutral contrassegnati da unicorni invece che da omini stilizzati nel brano “Pronoun Meltdown”, guidato dalla chitarra, e denuncia un marito che tradisce la moglie con un altro uomo nella ballata tragicomica “You Should Tell Your Wife”. “Are U Mad At Me” arriva in un momento cruciale per la scena musicale roots e per il mondo in generale. Fields, che sta rapidamente diventando uno dei leader del country queer di New York City — grazie alla sua residenza nell’East Village nel nuovo honky tonk e dive bar di Lucinda Williams e al suo lavoro di mentore musicale attraverso la Recording Academy — ha lavorato instancabilmente per questo momento per più di un decennio.

REAL FARMER – “Two Wrongs Don’t Make A Right”
[Strap Originals]indie-rock

Il nuovo album dei Real Farmer è la loro terza pubblicazione registrata ai Far Out Sound Studios di Rotterdam da Niek Van Den Driesschen (Rats on Rafts, Iguana Death Cult), dopo l’album di debutto “Compare What’s There” (2024) e l’EP “RF II” (2025).
«Non tutte le canzoni sono punk, ma ogni brano è scritto in questo spirito», affermano i Real Farmer.Stanno succedendo così tante cose nel mondo che, se si è anche solo un po’ empatici, non si può fare a meno di sentirsi sopraffatti e rattristati [da tutto questo]. La musica rimane uno sfogo importantissimo, oltre che un punto d’incontro per la politica e le visioni del mondo. E con questo album speriamo che anche gli ascoltatori possano trovare un senso di empowerment e di speranza attraverso le nostre canzoni.

VENOM – “Into Oblivion”
[BMG]metal

“Into Oblivion” è il sedicesimo album in studio dei Venom e vede all’opera la formazione storica composta da Cronos (basso/voce e membro fondatore), Rage (chitarre) e Dante (batteria); segna inoltre il loro ritorno in studio dopo “Storm The Gates” del 2018. Il nuovo album comprende 13 brani che rispecchiano il tipico stile dei Venom: pesanti, malvagi e accattivanti. C’è una combinazione del loro classico sound anni ’80 con un approccio progressivo più moderno, ma senza perdere nulla del fuoco e dello zolfo di un tempo.

THE CLAYPOOL LENNON DELIRIUM – “The Great Parrot-Ox and the Golden Egg of Empathy”
[ATO Records]alt-rock

Il terzo album nato dalla collaborazione tra Les Claypool e Sean Lennon (i precedenti hanno venduto complessivamente oltre 150.000 copie) è un elaborato concept album che riflette sulla moralità, sui pericoli dell’intelligenza artificiale e sulla pericolosa deriva dell’ottimizzazione priva di empatia. Raccontato attraverso 14 brani – che trasudano classici stilemi psichedelici e rock progressivo – e il fumetto di accompagnamento di Rich Ragsdale, T”he Great Parrot-Ox and The Golden Egg of Empathy” rappresenta un apice per i The Claypool-Lennon Delirium.

THE BOO RADLEYS – “In Spite of Everything”
[1984 Recordings]indie-pop-rock

“In Spite of Everything” è il nono disco dei The Boo Radley dalla loro formazione a Wallasey nel lontano 1988 e il terzo album dalla loro reunion all’inizio di questo decennio. È stato il loro terzo album, “Giant Steps” del 1993, a consacrarli come autentici visionari, fondendo lo shoegaze con la psichedelia, il dub reggae, il jazz e le armonie influenzate dai Beach Boys. Il seguito del 1995, “Wake Up!”, in cima alle classifiche, presentava il suono ineludibile di quell’estate Britpop che era “Wake Up Boo!”. Dopo l’album del ritorno, “Keep On With Falling” (2002), e il suo seguito, “Eight” (2023), il nuovo album dell’iconico trio britannico di rock alternativo è una dichiarazione di sfida, di perseveranza e di sopravvivenza creativa da parte di una band che ha superato l’indifferenza dell’industria, i cambiamenti di formazione e due decenni di separazione. La band continua il suo percorso di sperimentazione bilanciato dalla raffinatezza melodica che ha definito i loro lavori migliori.

CINDY – “Another Country”
[Tough Love]alternative

“Another Country” è il quinto album dei Cindy, il gruppo di San Francisco incentrato sul talento compositivo di Karina Gill. Registrato, come tutti i suoi predecessori, nella loro città natale e con una formazione rimasta invariata rispetto al disco precedente (l’EP “Swan Lake” del 2024), è intriso della poesia di panorami intimi, drammi ascoltati di nascosto e venti sconcertanti. Si tratta di temi classici per i Cindy, eppure, come sempre, contengono un nuovo mistero e un fascino che in qualche modo sembrano rivelazioni silenziose ogni volta. “Another Country” è al tempo stesso opaco nelle sue intenzioni e specifico nella sua presentazione, e come tale presenta quel tipo di verità che tiene l’ascoltatore alla ricerca di risposte appena fuori dalla sua portata.

LORELLE MEETS THE OBSOLETE – “Corporal”
[Sonic Cathedral]psych-rock

I Lorelle Meets The Obsolete tornano con il loro settimo album, “Corporal”. Si tratta del lavoro più raffinato e feroce realizzato finora dal duo messicano, che vede il gruppo potenziare il proprio post-punk psichedelico con un nuovo motore elettronico. Il paragone più ovvio in termini di atmosfera e stile è il classico “XTRMNTR” dei Primal Scream, un altro disco che ha elaborato conflitti personali e politici per poi sputarli fuori sotto forma di musica dance distorta. “Corporal”, come suggerisce il titolo, è tutto incentrato sul corpo. “Il corpo è ciò che porta il peso dello stress, della stanchezza, della tristezza. È il corpo che il sistema spezza per primo“, spiega Lorena. Involontariamente, mentre componevamo l’album, i nostri corpi cercavano la gioia nelle canzoni. Riconnettersi con il piacere è diventato un modo per aprire nuove dimensioni – un modo per fuggire, pur rimanendo presenti“.

BEN AULD – “Loserdom”
[Safe Suburban Home Records]alternative

Ben Auld è un artista power-pop originario di Norwich, nel Regno Unito. La sua band è composta da amici intimi attivi nella scena locale. Appassionato di band lo-fi e DIY dal sound grezzo come Guided By Voices, The Replacements e Bill Fox, Auld ha trascorso i suoi primi vent’anni imparando a scrivere la perfetta canzone pop da due minuti. Ha anche passato questo periodo a capire come registrare su nastro e produrre le proprie registrazioni. “Loserdom”, il suo secondo album è un passo più forte e ambizioso verso un power-pop esplosivo, ispirato a dischi come “Grand Prix” dei Teenage Fanclub, “Pinkerton” dei Weezer e “Dissed and Dismissed” di Tony Molina. Auld ha scritto l’album durante un periodo di sconvolgimenti personali. Traslochi, rotture sentimentali e l’abbandono di band hanno dato vita a canzoni piene di risentimento, vergogna e una sarcastica, esagerata ammissione di fallimento. Queste canzoni sono anche una celebrazione del sollievo che si prova quando si accettano le proprie perdite. Auld ha sentito per la prima volta il termine “Loserdom” pronunciato da Walter Becker in un documentario sugli Steely Dan: “Ho pensato che fosse un termine così divertente e tragico e ho sentito una certa affinità con esso“.

HISS GOLDEN MESSENGER – “I’m People”
[Chrysalis]country

“I’m People” è un album vivido e profondamente umano, nato da un periodo di rottura, rinnovamento e lunghi vagabondaggi per l’America. Scritto tra Bolinas, il Piedmont della Carolina del Nord e una stanza di motel a Santa Fe, il disco ripercorre la ricerca di chiarezza dell’artista attraverso paesaggi sia esterni che interiori. Queste canzoni attraversano il dolore, l’invecchiamento, la paternità, il desiderio, la disillusione e la speranza conquistata a fatica che rimane dopo che lo spirito è stato messo a nudo. Prodotto con Josh Kaufman al Dreamland, una chiesa in disuso fuori Woodstock, l’album trasmette il calore di musicisti che suonano dal vivo in cerchio, con la luce delle vetrate colorate che filtra tra chitarre, batteria e contrabbasso. I contributi di Bruce Hornsby, Sam Beam, Marcus King, Sara Watkins, Amy Helm, Eric D. Johnson e dei membri dei Dawes arricchiscono un mondo sonoro che appare immediato, vulnerabile e pienamente vivo.

WHITE FLOWERS – “Dreams For Somebody Else”
[The state51 Conspiracy]alternative

Registrato nel 2025 tra Preston e Londra, “Dreams For Somebody Else” vede le registrazioni casalinghe fondersi con la produzione in studio di LCD Soundsystem e Al Doyle degli Hot Chip, le cui competenze nel campo dell’elettronica segnano un nuovo capitolo per la band, ampliando il dreampop dalle tonalità cupe del loro album di debutto verso un sound più elettronico e orientato alla musica da discoteca. Attraverso questa nuova lente, la band sfrutta strutture ripetitive per canalizzare la catarsi della musica dance mentre esplora temi di isolamento, dissociazione e identità, traendo ispirazione da ‘Gli anni’ di Annie Ernaux. “Mentre registravamo le canzoni per ‘Dreams For Somebody Else’, ci siamo davvero identificati con il concetto del libro di Annie Ernaux, ‘Gli anni’, un’‘autobiografia collettiva’ ricomposta da frammenti disgiunti del suo passato, che evoca l’effetto di essere semplicemente un’osservatrice della propria vita. Questo concetto si fonde con il mondo dei White Flowers, dove il tempo, invece di essere limitante, è fluido e senza confini, con la nostra musica che esiste come una conversazione infinita con versioni di noi stessi in diverse fasi della nostra vita.”

SEEFEEL – “Sol.Hz.”
[Warp]elettronica

I Seefeel tornano con il loro primo album completo dopo quindici anni: una raccolta splendida, avvolgente e inebriante di melodie frammentate e trame vaporose. In un certo senso, questo può essere considerato l’album “dub” dei Seefeel: gli arrangiamenti di Mark Clifford, apparentemente vaporosi come nuvole, tendono all’ambient a basso volume, ma se riprodotti a tutto volume da un impianto adeguato, la risonanza cavernosa del basso e l’uso sapiente degli effetti diventano più evidenti, alterando la percezione dell’ascoltatore riguardo al tempo e alla localizzazione del suono. Come sempre con i Seefeel, però, non si spinge mai troppo verso un freddo sperimentalismo o una trama sintetica; la voce pesantemente manipolata di Sarah Peacock conferisce ai brani un elemento umano vitale, mentre i loop di chitarra elaborati permettono a frammenti di melodia di fluttuare attraverso le scie di delay.

EMILY NENNI – “Movin’ Shoes”
[New west Records]country

Ogni volta che Emily Nenni sale sul palco, invita tutti a scendere in pista. La cantautrice, nata in California e residente a Nashville, vuole che l’honky-tonk sia un rifugio dove i fan possano lasciarsi alle spalle i propri problemi per qualche ora e sentirsi al sicuro e liberi. “Guardo sempre la pista da ballo e mi assicuro che tutti si comportino in modo rispettoso.” Oppure, come canta nella title track estremamente funky del suo nuovo album “Movin’ Shoes”, “Qui è dove ti vesti per te stesso e balli come vuoi.” “Movin’ Shoes” è un album su come trattiamo gli altri e su come trattiamo noi stessi. Sicuro nei suoi punti di riferimento e compassionevole nelle sue intuizioni, “Movin’ Shoe”s fonde in modo eloquente e ironico il southern soul di Memphis e Muscle Shoals con il southern rock di Macon e l’outlaw country di Austin.

MAYA HAWKE – “Maitreya Corso”
[Mum + Pop]indie-pop / cantautorato

Registrato a New York tra i Reservoir Studios di New York City e il Dreamland, nello Stato di New York, l’album è stato coprodotto da Christian Lee Hutson e Jonathan Low. Si presenta come un’ode alla comunità musicale di Maya, realizzata insieme agli amici intimi e collaboratori Benjamin Lazar Davis, Will Graefe, Michael Riddleberger e Odessa Jorgensen. La copertina dell’album si ispira ai dipinti ad acquerello di Maya, realizzati in collaborazione con Shane Gelinas.

THE BLACK KEYS – “Peaches!”
[Easy Eye Sound]indie-rock

“Peaches!” dei Black Keys è il quattordicesimo album in studio del duo di Akron (il sesto dal 2019), una raccolta di 10 brani viscerali e grezzi descritta dal cantante Dan Auerbach come il “disco più naturale” della band dal loro album di debutto del 2002, “The Big Come Up”. Con lo stesso spirito fai-da-te, l’album è stato registrato con tutti i musicisti che suonavano nella stessa stanza con pochi overdub, ed è il primo disco mixato interamente dalla band stessa dal 2006, anno di “Magic Potion”. Le canzoni scelte riflettono l’ossessiva abitudine di collezionare dischi di Auerbach e del compagno di band Patrick Carney, che negli ultimi anni si è trasformata in una serie continua di feste da ballo con DJ set Record Hang, dove mettono su 45 giri vintage per piste da ballo affollate e ad alta energia nei locali più cool di tutto il mondo.

JESCA HOOP – “Long Wave Home”
[Last Laugh]folk

Jesca Hoop pubblica il suo nuovo album, “Long Wave Home”. Pur rimanendo fedele alle sue radici folk, senza mai limitarsi a esse, Hoop propone brani straordinariamente originali, in cui mette in mostra la sua voce innovativa, arricchita da arrangiamenti fantasiosi. “Long Wave Home” è un album pieno di energia e fa presagire l’inizio di un nuovo capitolo per l’artista.

NU GENEA – “People Of The Moon”
[NG Records]indie-pop

Un nuovo capitolo che segna un’evoluzione naturale e insieme sorprendente nel percorso del duo partenopeo, pronto ancora una volta ad accendere i dancefloor e le arene di tutto il mondo. Massimo Di Lena e Lucio Aquilina tornano ampliando ulteriormente l’orizzonte della loro musica: un viaggio che esce simbolicamente dalle colonne d’Ercole per approdare in uno spazio di pura libertà espressiva. “People of the Moon” non è un luogo né una fantasia aliena, ma una dimensione interiore, personale e universale allo stesso tempo. Sotto il chiaro di luna, le canzoni raccontano ansie e aspirazioni attraversando lingue e culture: napoletano, arabo, inglese, spagnolo e portoghese si intrecciano nella lingua franca del groove.

MARTELLI E RUBEN CAMILLAS – “Ricco Ricco Ricco”
[Talento / Il Piccio Records / Join Management]rock-folk

L’album esce non a caso il giorno della Festa del Lavoro poiché i temi principali sono il lavoro e il denaro. “Ricco Ricco Ricco” è la seconda parte di una trilogia iniziata con “Bello Bello”. Il primo capitolo indagava i molteplici significati della parola “bello” — ogni brano conteneva la parola declinata in un’accezione diversa. Il nuovo capitolo ha come centro gravitazionale la parola “ricco” che, curiosamente, compare in modo esplicito solo in un brano e in forma quasi subliminale in un altro. Non è una scelta casuale: il disco non parla tanto di ricchezza quanto di soldi, lavoro, e soprattutto dei mali del lavoro. “Nei concerti lo diciamo apertamente: proponiamo un rifiuto ottuso del lavoro. Non abbiamo un’analisi sofisticata da offrire. Vogliamo lanciare un messaggio semplice, quasi elementare: il primo passo è sottrarsi il più possibile alla spirale distruttiva di produzione e consumo. Il resto verrà dopo. La vera ricchezza sta altrove“. All’interno di “Ricco Ricco Ricco” convivono glam rock, psichedelia tropicalista alla Os Mutantes, folk ruvido ispirato ai Violent Femmes, oscurità folk sulla scia dei Current 93, suggestioni madchester che rimandano a “Screamadelica” dei Primal Scream e momenti di delirio semi-improvvisato.

YOUBET – “youbet”
[Hardly Art]indie-rock

Nato inizialmente come progetto solista guidato da Llobet, youbet si evolve ora in un duo: Micah Prussack e Llobet agiscono con orgoglio sia da esploratori che da guide, condividendo sculture musicali tridimensionali così sicure e così esotericamente proprie che non avrebbero potuto essere pubblicate sotto nessun altro nome se non youbet. Creato in movimento e modellato tra lunghi periodi in tour, l’album riflette un momento di possibilità estatica e determinazione. Più affilato ma anche più ampio, “youbet” cresce oltre i confini dell’home recording e del “bedroom pop” per trasformarsi in qualcosa di più solido, più rumoroso e inconfondibilmente loro. Per Llobet, il risultato è la dichiarazione di questo duro lavoro e l’apertura di un nuovo capitolo: “È l’inizio di una nuova era per youbet“, affermano. “La band è nata come un progetto da camera per me, ma si è trasformata in qualcosa di più ampio da quando lavoro con Micah. È come se stessimo gestendo un’impresa di famiglia.”

SUPER FURRY ANIMALS – “Precreation Percolation”
[Strangetown]indie-pop

La versione in vinile di questa pubblicazione raccoglie i brani dei loro primi due EP, originariamente pubblicati da Ankst, mentre il CD, composto da 22 tracce, include ulteriori brani bonus inediti e mai ascoltati di quel primo periodo. Il termine di intrigante sperimentazione di genere, che spazia dall’electro di lunga durata, a strumentali in estasi e a un rock espansivo influenzato dal prog, udito in gran parte di “Precreation Percolation”, è stato successivamente affinato e incanalato nel loro emozionante album di debutto del 1996, “Fuzzy Logic,” e nelle loro performance dal vivo indomite.

ABOVE ME – “Soften the Blows”
[Dandy Boy Records]elettronica, indie-rock

Ritorniamo, con quetso sound, a metà/fine degli anni ’90. Above Me cerca un suono beato ed etereo. Rick Altieri, ex membro dei Blue Ocean e batterista degli Aluminum, mette in piedi un progetto caratterizzato da canzoni pop guidate dalla chitarra rafforzate da drum machine, beat campionati, synth sognanti e strane chicche di sound design. Altrettanto radicato nei regni dello
shoegaze e dell’elettronica basata sui campioni, “Above Me” non si propone di reinventare alcun suono particolare, ma rende omaggio a un’ampia varietà di influenze, dai MBV e Chapterhouse agli Autechre.

SEVENDUST – “ONE”
[Napalm Records]metal

L’iconico quintetto di Atlanta SEVENDUST torna con il suo quindicesimo album in studio, “ONE”, in uscita il 1° maggio 2026 per Napalm Records. Dieci brani allo stesso tempo essenziali e potenti, caratterizzati da riff imponenti, groove travolgenti e ritornelli coinvolgenti.

SAINT SAPPHO – “Between The Lines”
[autoproduzione]indie-rock

Duo di rock alternativo con sede a Glasgow, composto dalla polistrumentista Zoe e dalla batterista Tammy: l’intesa tra le due artiste dà vita a un risultato sonoro unico. Le due collaborano per creare sonorità tipiche del rock anni ’90, caratterizzate dall’uso di chitarre distorte e da voci malinconiche. Echi di band come R.E.M., The Verve e Manic Street Preachers si affiancano armoniosamente a diversi punti di riferimento, dall’energia travolgente delle Hole al fascino atmosferico del trip-hop e all’immediatezza melodica di artiste come Avril Lavigne e Meredith Brooks. Ma piuttosto che semplice nostalgia, queste influenze fungono da base per qualcosa di personale. Si tratta di canzoni emotivamente dirette, sostenute da chitarre distorte, arrangiamenti espansivi e l’inconfondibile urgenza vocale di Zoe Young.

FACE OF ANCIENT GALLERY – “Like Kites”
[Good English]indie-folk

Mock esplora quelle complessità che pesano di più quando siamo avvolti dalla quiete. Come chitarrista di formazione classica, Mock anima il suo istinto lirico tra progressioni ossessive e strumentali calorosi, tirando fuori le emozioni più nascoste da semplici sfondi atmosferici e armonie stratificate. face of ancient gallery è l’occasione per Mock di cercare l’imbarazzo attraverso la scrittura, permettendo alle emozioni di crescere senza limiti. Con chitarra e voce registrate dal vivo e appena modificate, “Like Kites” è una percezione di spazio aperto in cui Mock cerca il silenzio e l’intensità che esso può racchiudere quando gli viene concesso il tempo. Con l’aggiunta di sua sorella Sofia che si unisce in armonia in diversi brani, “Like Kites” respira con delicate voci di chitarra e intonazioni melodiche, le loro due voci intrappolate tra intervalli di cambiamento, perdita e riflessione – quei frammenti nascosti all’interno che tremano quando vengono lasciati allo scoperto troppo a lungo.

NO PEELING – “EP2” EP
[Wrong Speed]punk

L’EP omonimo pubblicato nel settembre 2025 è stato l’introduzione perfetta all’universo dei No Peeling. Bandcamp Daily lo ha selezionato come “Essential Release“, definendolo «una raccolta fragorosa di egg punk dal ritmo serrato che non richiede più di 10 minuti del tuo tempo e supera ogni aspettativa su tutti i fronti». È riuscito a condensare una vita intera di spunti creativi in sette brani che raramente superavano il minuto di durata. Un’esplosione di entusiasmo e iperattività, l’EP era l’equivalente audio di una raffica di fuochi d’artificio: esaltante ed energizzante (anche se leggermente confusa se non vissuta da lontano). Mentre il primo EP era stato completato prima che la band suonasse dal vivo, “EP2” ha un impatto leggermente diverso. Scritto in preparazione del loro primo tour nel Regno Unito e registrato subito dopo, la ritrovata energia dal vivo dei No Peeling spinge il risultato verso qualcosa di nuovo. “EP2” ha il rumore garage punk e la brillante efficienza del loro debutto, ma è in qualche modo più veloce e più strano. La chitarra e il synth sembrano impegnati in una lotta costante (giocosa), allontanandosi sempre più dalla struttura della canzone, tenuta insieme (e spinta) da una delle sezioni ritmiche più compatte in circolazione.

MINERVA – “canUrelate?” EP
[Dissonance / Believe]indie-pop

L’EP sviluppa quello che i Minerva hanno definito “prog pop”: un sound pop suonato e con influenze mutuate dal rock alternativo, dall’emo, dall’indie e dall’elettronica, che cerca di sfuggire alla ripetitività strutturale tipica di molte canzoni classicamente pop, esplorando invece strutture più fluide, che cambiano e si evolvono per raccontare una vera e propria storia, prima ancora che costituire semplicemente una canzone. “canUrelate?” è un racconto diviso in cinque parti, cinque sezioni in cui affiorano gli stati d’animo narrati in prima persona, in un dialogo che è più un monologo data la mancanza evidente di un interlocutore. In ogni brano vengono poste delle domande, dubbi di una personalità indecisa e irrequieta che cerca una spiegazione alle sue delusioni sentimentali.

MLEKO – “The Feast of St. Perpetua” EP
[Heist or Hit]alternative

Appena firmati con la Heist or Hit, etichetta di spicco nel panorama indie (Westside Cowboy, Her’s, Nature TV), i Mleko aumentano la tensione emotiva con il loro EP di debutto: “The Feast of St. Perpetua”. Ogni brano racchiude la dissonanza tra bellezza e violenza, sincerità e sarcasmo, crollo e riscatto.

MERZBOW – “TripleAkuma” EP
[]elettronica

“TripleAkuma” è il terzo di una serie di documenti live imprescindibili di Merzbow. Il palcoscenico e lo studio non sono lo stesso luogo, e Merzbow ha una comprensione acuta di questa contrapposizione. Sebbene l’intensa densità della musica possa essere mantenuta in entrambi gli ambiti, l’esperienza live di Merzbow è qualcosa che esiste in modo profondamente fisico e, soprattutto, apertamente performativo. Le metodologie live di Merzbow attingono non solo da una saturazione di frequenza a tutti i livelli, ma anche dal riconoscimento di come la frequenza possa essere utilizzata per influenzare il corpo. Lavorando agli estremi delle energie sonore sia basse che alte, crea una situazione all’interno della quale può essere messa alla prova la pienezza del corpo; il corpo uditivo, quello delle nostre orecchie (e, cosa importante, l’orecchio della nostra mente), e quello fisico (dopotutto, il corpo stesso è un orecchio). “TripleAkuma”, registrato nella sua città natale, Tokyo, cattura una performance particolarmente feroce e libera. C’è una qualità morfica e lavica nei suoni che crea qui e la stanza stessa si riversa nella registrazione, aggiungendo una certa intensità eccessiva al modo in cui i suoni si propagano nello spazio e nel tempo.


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