The Anchoress – As We Once Were
Un disco in costante equilibrio tra passato e presente il nuovo di Catherine Anne Davies che dopo la maternità (che non l’ha addolcita ma radicalizzata) e il fortuito ritrovamento di una registrazione della voce di sua nonna si è trovata a riflettere sul rapporto col tempo, perduto e ritrovato, in una conversazione aperta tra quattro generazioni di donne.

La collezione di sintetizzatori vintage di Pete Townshend e un incredibile numero di collaboratori popolano “As We Once Were” che proprio con l’eco di voci familiari comincia in “Du Temps Perdu (Introduction)” poi riprese in “Du Temps Perdu (Reprise)”.
The Anchoress elegante e decisa come già s’intuiva dal singolo “Throw Over Your Man” bel brano tra rock e melodia con James Dean Bradfield dei Manic Street Preachers, collaborazione che si rinnova dopo “Show Your Face” e “The Exchange” in “The Art Of Losing“. Ironica in “I Had A Baby Not A Lobotomy”, che con l’aiuto di Gwenno torna sui tanti troppi luoghi comuni del diventare madri.
Brani ben arrangiati come “Damsels” con Eaves Wilder, creativi, brillanti, con riferimenti anni ottanta (la title track) ma nessuna nostalgia. Il piano di “Happiness Don’t Show Up Like It Should (Prologue)” ripreso nell’epilogo finale apre una fase più intima con “All I Really Want Is Peace”, “Stop The World” e “What You Did” ballate à la Tori Amos.
Elettronica, sintetizzatori tornano protagonisti in “All Fall Down” con Hannah Peel canzone intensa e dolente come “Hand To The Tide” dove la voce di Catherine Anne Davies regala forti emozioni parlando della morte per annegamento di tre parenti stretti.
“As We Once Were” è un disco moderno e d’altri tempi con le sue melodie ipnotiche e coinvolgenti (“She Knows Her Place” ad esempio) tra riferimenti letterari (la corrispondenza tra Virginia Woolf e Vita Sackville West che ha ispirato “Throw Over Your Man”) e una raffinatezza musicale e compositiva ancora una volta sopra la media.
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