Umbria

Terni, congresso sull’amiloidosi cardiaca: tra diagnosi precoce e percorsi integrati

Diagnosi tempestive, percorsi assistenziali più vicini ai pazienti e una rete multidisciplinare più strutturata: questi sono i principali risultati emersi dal congresso Amiloidosi cardiaca ospitato a Terni e dedicato a una patologia sistemica complessa che oggi può essere riconosciuta e trattata con più efficacia.

Tra i dati più significativi illustrati dalla dottoressa Georgette Khoury, dirigente medico dell’azienda ospedaliera Santa Maria di Terni e tutor per ecocardiografia e cardioRm, emerge il ruolo sempre più centrale dell’ambulatorio dedicato alle cardiomiopatie dell’ospedale ternano. «La creazione di questa rete – ha sottolineato la dottoressa Khoury – garantirà un più precoce riconoscimento dei sintomi e un tempestivo accesso all’ambulatorio cardiologico, assicurando una prognosi e una qualità di vita migliori». Poi aggiunge: «Al momento l’ambulatorio gestisce larga parte dei pazienti che fino a qualche mese fa erano costretti ad andare mensilmente a Perugia per il rinnovo del piano terapeutico. Sono stati già presi in carico circa 15 pazienti provenienti da Terni e dal territorio provinciale».

Nel corso dei lavori è stato evidenziato come i sintomi cardiologici dell’amiloidosi compaiano generalmente tra i 60 e i 70 anni, spesso anche dieci anni dopo le prime manifestazioni extracardiache. Un dato che rende fondamentale la collaborazione tra diverse figure professionali per intercettare precocemente i segnali della malattia. Proprio in questa direzione si muove lo sviluppo della rete multidisciplinare, composta da cardiologi, ematologi, nefrologi, ortopedici, neurologi e medici di medicina generale. La valutazione cardiologica, associata a esami ematochimici specifici, elettrocardiogramma ed ecocardiogramma, rappresenta il primo passaggio fondamentale per far emergere il sospetto clinico. Un ruolo determinante è svolto dall’ecocardiografia avanzata di secondo livello con analisi dello strain ventricolare, che permette di evidenziare il caratteristico segno del «cherry top», uno degli indicatori più suggestivi della patologia. Il percorso diagnostico prosegue poi con esami di terzo livello come la scintigrafia con tracciante osseo e la cardio-risonanza magnetica.

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