L’IA è la “macchina per fare i compiti” di Gianni Rodari
8 giugno 2026 – ore 11:30 – La “macchina per fare i compiti” non si compra, o meglio, non con i tradizionali metodi di pagamento. Per acquistarla bisogna infatti ricorrere a una valuta di scambio molto particolare: il proprio cervello. A raccontarlo è Gianni Rodari nella sua fiaba intitolata, per l’appunto, “La macchina per fare i compiti”. Pubblicato inizialmente sulla rivista per ragazzi “Il Pioniere” nel 1967, il racconto risuona nel 2026 come una sorta di incubo premonitore. Protagonista è un ragazzino che, scoperta l’esistenza di una pionieristica “macchina per fare i compiti”, insiste affinché il padre gliela compri. E il padre cede. Non un centesimo esce dal portafogli dell’accomodante genitore: in cambio della macchina, il venditore chiede soltanto il cervello del ragazzino. Conveniente, o no? Dopotutto, nel momento in cui è la macchina a fare i compiti, il cervello smette di essere indispensabile.
Senza cervello, il ragazzino si sente incredibilmente leggero. Sollevato dall’estenuante fatica di pensare inizia addirittura a fluttuare nell’aria, rischiando d’involarsi fuori dalla finestra. A quel punto, una misura drastica si rende necessaria: rinchiudere il poverino in una gabbia (per proteggerlo, beninteso). E così, invece di restituirgli il tempo e la libertà di giocare, la macchina per fare i compiti finisce per intrappolare l’ingenuo ragazzino in una piccola, deprimente prigione. Suona familiare?
L’analogia prende forma spontaneamente, senza bisogno di spiegazioni. “Fare i compiti” assume nella realtà un significato più ampio, inglobando potenzialmente tutte le mansioni quotidiane, lavorative, scolastiche e accademiche di cui vorremmo, ogni tanto, alleggerirci. La “macchina”, rivoluzionaria e soprattutto gratuita, ricorda uno strumento ormai utilizzato in maniera pervasiva in ogni ambito della quotidianità: l’intelligenza artificiale. Sedotti dalle promesse dell’IA e dalla prospettiva di un’efficienza in continua espansione si rinuncia, prima ancora che al denaro, all’autonomia del proprio pensiero. L’incombenza diventa delega, l’impegno si lascia sostituire dalla passività, la fatica del fai-da-te cede il posto alla comodità del già fatto. Il cervello? Quello non servirà più. Dopotutto, è la macchina a pensare per lui.
Articolo di Benedetta Marchetti




