Tav, la talpa slitta al 2027 dopo gli scontri a Chiomonte
Il trasporto dalla Germania era previsto entro l’anno, l’entrata in funzione per l’inizio del 2027. Ma alla fine la talpa che dovrà scavare il tunnel della Tav partendo dal cantiere di Chiomonte – la prima in esercizio sul versante italiano – arriverà nella seconda metà del prossimo anno. Ed entrerà effettivamente nella montagna, si stima, solo nel 2028. Un ritardo che Telt, la società che sta realizzando la Torino-Lione, imputa ai fatti del 25 luglio scorso. Allora la manifestazione No Tav degenerò in guerriglia e nell’assalto al cantiere: distrutti uffici e centro visitatori, bruciati o danneggiati magazzini, attrezzature, impianti, recinzioni, per un milione di euro di valore complessivo.
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di Federico Gottardo


Da quel giorno il cantiere è fermo, l’area è stata bonificata e ripulita, mentre sono in corso il ripristino di tutte le strutture, la sostituzione delle centraline per il monitoraggio ambientale, la sistemazione del perimetro esterno. Telt conta di far ripartire i lavori entro novembre ma intanto il blocco ha impedito di fare una serie di attività propedeutiche all’arrivo della fresa, come l’abbassamento di 7 metri del piazzale dove c’è il punto d’imbocco e il successivo scavo con metodo tradizionale dei primi 160 metri di galleria. Solo a quel punto toccherà alla Tbm S-1425 costruita nello stabilimento Herrenknecht di Schwanau, pronta già da marzo e in attesa di essere portata in Italia. A Chiomonte verrà rimontata e scaverà 3 chilometri per creare una galleria di servizio, prima di sterzare e percorrere altri 7 chilometri e mezzo in direzione Susa, la parte finale del tunnel vero e proprio. Nel 2029, poi, sarà la volta della seconda talpa impegnata in Italia.
Su questo versante i lavoratori impegnati saranno un migliaio, nel picco massimo. Per accogliere chi verrà da fuori non sarà costruito un campo base ma si farà ricorso alle abitazioni sfitte – seconde case ma non solo – presenti nelle zone maggiormente interessate dai cantieri, Susa, Chiomonte, Salbertrand e Torrazza, il comune del Chivassese dove sarà destinato lo smarino. L’idea, contemplata già da una legge regionale del 2011, è di creare di una rete territoriale con «il possibile coinvolgimento di agenzie immobiliari e operatori qualificati, in un sistema che avrà il compito di facilitare l’incontro tra domanda e offerta, senza svolgere direttamente attività di intermediazione immobiliare e senza prevedere contributi pubblici alle agenzie» spiegano dal Grattacielo. Il progetto è stato presentato ieri ai sindaci, durante il comitato di supporto all’opera, dall’assessore alle Infrastrutture strategiche Enrico Bussalino e dai tecnici di Telt. «Il nostro obiettivo è fare in modo che la realizzazione di questa infrastruttura possa generare benefici positivi anche per le comunità che ospitano i cantieri» sottolinea Bussalino. «Come Telt – spiega la direttrice generale aggiunta Manuela Rocca – abbiamo la responsabilità di sensibilizzare tutti gli attori e soprattutto di impegnarci come promotore pubblico perché l’opera possa avere ricadute positive già dalla fase del cantiere».
Gli amministratori intanto prendono atto. Il sindaco di Chiomonte Roberto Garbati quasi allarga le braccia: «Non possiamo che constatare che sull’arrivo della fresa c’è un altro ritardo e che il cantiere è ormai aperto da 15 anni». Poi torna a sollecitare sulle compensazioni, dove per altro erano previsti anche contributi per l’adeguamento degli immobili pubblici da riservare alle maestranze impegnate nell’opera: «Riconosco che il commissario Mauceri e l’assessore Bussalino se ne stanno occupando. Ma intanto solo tra Chiomonte e Salbertrand aspettiamo ancora 6 milioni della seconda tranche più altri 5 della terza».
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