Trentino Alto Adige/Suedtirol

“Sulle orme di don Gigi faccio volontariato in Brasile”


LAIVES. Ci sono persone che, anche dopo la loro scomparsa, continuano a indicare una strada. È il caso di don Pierluigi Sartorel, per tutti semplicemente don Gigi, il missionario bolzanino che ha dedicato quasi cinquant’anni della propria vita agli ultimi nelle favelas del Brasile. Un’eredità che oggi continua anche attraverso i passi di Arianna Tomasi, ventenne bolzanina e studentessa universitaria alla Claudiana, arrivata in Brasile per vivere un mese di volontariato internazionale proprio nei luoghi dove il sacerdote aveva scelto di spendere la propria esistenza.Il suo non è un semplice viaggio.

È un percorso iniziato molto tempo fa e che oggi assume un significato ancora più profondo. Nei mesi scorsi Arianna aveva infatti contattato personalmente don Gigi per organizzare la permanenza al Centro di Promozione alla Vita Dom Hélder Câmara, nella favela di Genibaú, a Fortaleza. Il missionario aveva accolto con entusiasmo la proposta e si stava adoperando per organizzare ogni dettaglio del suo arrivo. Poi, il 17 maggio scorso, la notizia che nessuno avrebbe voluto ricevere: don Gigi è morto dopo un breve periodo di malattia, pochi giorni prima del rientro previsto in Italia.

Una vita per gli ultimi

La sua scomparsa ha colpito profondamente le comunità di Bolzano e Laives, dove il sacerdote aveva lasciato un ricordo indelebile. Nato a Bolzano nel 1947 e ordinato sacerdote nel 1973, dopo quattro anni trascorsi a Laives aveva scelto di partire come missionario “fidei donum” per il Brasile. Dal 1977 il Sudamerica è diventato la sua casa. Dopo diverse esperienze pastorali, dal 1991 si è stabilito nelle periferie di Fortaleza, vivendo ogni giorno accanto alle famiglie delle favelas. Non si è limitato all’attività pastorale: ha condiviso la quotidianità delle persone più fragili, ascoltandone i bisogni e trasformando la fede in azioni concrete. Per decenni don Gigi è stato un punto di riferimento per migliaia di giovani e famiglie. Ha promosso progetti educativi, percorsi di formazione, attività culturali e sociali, sostenendo chi viveva nelle situazioni più difficili.

È stato direttore del Centro Biblico Cebi di Fortaleza, ha coordinato gli incontri dei missionari italiani in Brasile e ha sempre lavorato perché la Parola di Dio fosse accompagnata da un impegno concreto nella promozione umana. Il suo lavoro è stato riconosciuto anche dalla città di Fortaleza, che gli ha conferito un’onorificenza per il servizio svolto per comunità.Tra le opere alle quali era più legato c’è il Centro di Promozione alla Vita Dom Hélder Câmara, dove Arianna sta vivendo la sua esperienza. Una realtà che ogni giorno accoglie oltre trecento famiglie della favela di Genibaú, offrendo percorsi educativi, sostegno psicologico, fisioterapia, attività artistiche, corsi professionali e occasioni di crescita per bambini, giovani e adulti. Un luogo nato per offrire un’alternativa concreta alla strada, alla violenza e all’emarginazione.

Il legame che nasce da lontano

Per Arianna il rapporto con don Gigi era un legame costruito negli anni. Fu proprio lui a battezzarla quando era bambina. Nel 2018 ebbe poi l’occasione di conoscere Ana Cristina, storica collaboratrice del sacerdote e oggi presidente del Centro Dom Hélder Câmara. Attraverso quell’incontro iniziò a comprendere da vicino cosa significasse davvero vivere una missione: condividere la vita delle persone, ascoltarle e costruire insieme opportunità di riscatto.«Quando da bambina senti parlare di povertà e di bambini che hanno possibilità completamente diverse dalle tue, qualcosa dentro di te si muove», racconta Arianna. «Negli anni quella voce è diventata sempre più forte. Sentivo che, nel mio piccolo, avrei voluto fare qualcosa».

La missione continua

Un desiderio che oggi si realizza, anche grazie ad Ana Cristina, che ha deciso di portare avanti l’opera iniziata insieme a don Gigi. Sarà lei ad accompagnare Arianna durante l’esperienza a Fortaleza. Prima, però, la giovane trascorrerà alcuni giorni a Salvador de Bahia, ospite della Casa del Sol, struttura dedicata al missionario altoatesino Luis Lintner. Anche qui il lavoro è rivolto soprattutto ai bambini dei quartieri più poveri, attraverso attività educative, artistiche, musicali e sportive che rappresentano un’alternativa concreta alla vita di strada.Il viaggio è accompagnato anche da una raccolta fondi nata per sostenere i progetti di don Gigi.

L’idea era stata pensata già prima della sua scomparsa, ma oggi assume un significato ancora più forte: permettere che il lavoro costruito in quasi mezzo secolo di missione possa continuare a vivere.I fondi raccolti saranno destinati alle attività del Centro Dom Hélder Câmara, che continua a operare quotidianamente nella favela di Genibaú offrendo percorsi educativi, assistenza e opportunità di crescita a centinaia di persone. Finanziare questi progetti significa contribuire a contrastare l’esclusione sociale e offrire strumenti concreti a bambini, giovani e famiglie che cercano di costruirsi un futuro dignitoso. ST.SE.


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