Sugar – Live @ TivoliVredenburg (Utrecht, 15/06/2026)

Ha fatto tappa un po’ ovunque in Europa – tranne, naturalmente, il sempre più emarginato Stivale – la tournée dei riformati Sugar, tornati sulle scene sul finire dell’anno scorso a tre decenni di distanza dallo scioglimento. Il concerto olandese si è tenuto nella bellissima sala Ronda del TivoliVredenburg, avveniristico complesso che da sempre rappresenta il cuore musicale della vivacissima Utrecht.
In un ampio spazio gremito ma non stracolmo di pubblico, in larghissima parte composto da attempati ultracinquantenni, va al grande J. Robbins il compito di aprire le danze alle ore 20 in punto. L’ex Jawbox si esibisce in un breve ma intensissimo set acustico, completamente da solo, e impressiona gli spettatori con una prova da brividi, specialmente per quanto riguarda la voce.
Personalmente ho accolto in maniera assai favorevole la decisione di includere in scaletta un brano come “Exquisite Corpse”, ottimo estratto dall’album solista “Basilisk” del 2024, interpretato assieme a una serie di classici sempre degni di essere rispolverati (in primis “Savory” dei Jawbox e “Love Is Love” dei Lungfish).
Dopo una ventina di minuti – segnata, fra l’altro, da un’ottima selezione di pezzi come sottofondo nel rapido soundcheck – salgono sul palco i protagonisti assoluti della serata. Il batterista Malcolm Travis, il bassista David Barbe e il solo e unico Bob Mould, ovvero la leggenda punk degli Hüsker Dü che con questa reunion degli Sugar sembra essere tornato un ragazzino, tanta è l’energia che sprigiona sul palco per un’ora e mezza di concerto.
I tre hanno l’aspetto di nonni bonari ma macinano note come fossero bolidi cromati targati alt rock anni ‘90. Nessuna pausa (a esclusione di qualche brevissimo intermezzo per reidratarsi) e pochissime parole scambiate col pubblico: in Olanda il trio ha dato dimostrazione di non aver perso per nulla lo smalto dei bei tempi andati, con uno show intensissimo nel quale l’unica nota negativa è stata la sonnolenza della platea (notata anche da Mould).
Ma d’altronde si sa: l’età avanza e spegne i bollenti spiriti di gioventù. Non per gli Sugar però, che hanno dato fuoco ai cannoni con uno spettacolo a dir poco movimentato. L’inizio è incendiario con tre pezzi tratti dal favoloso “Copper Blue” del 1992 (“The Act We Act”, “A Good Idea” e “Changes”).
Con la psichedelica “Company Book” il microfono passa a David Barbe, che per buona parte dello show si divide le parti vocali con il sempre scatenatissimo Bob Mould (molte delle sue movenze ricordano da vicino quelle del funambolico Pete Townshend).
Fra i momenti migliori della serata vi sono “Hoover Dam”, “Gift”, “Your Favorite Thing” ed “Explode And Make Up”, ma anche i due inediti usciti fra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 (“House Of Dead Memories” e “Long Live Love”) vengono accolti calorosamente dai presenti (oltre a suonare molto, ma molto meglio in versione live).
Lo spettacolo degli Sugar non è solo un viaggio indietro nel tempo, a quei favolosi anni ‘90 ricordati con ironia anche da Barbe sul palco; è una giostra di emozioni vere che unisce il power pop al punk, il grunge allo shoegaze. Non a caso, il culmine del concerto lo si raggiunge con un finale da pelle d’oca: tre brani da “Beaster”, uno degli EP migliori di sempre (“Come Around”, “Tilted” e “JC Auto”), una versione particolarmente nervosa di “Helpless” e un’altra super-elettrica della grande hit degli Sugar, ovvero l’immancabile “If I Can’t Change Your Mind”. Un concerto straordinariamente energico ed eccitante che serve a dimostrare che l’età davvero non conta nulla. Evviva la vecchiaia – penso tra me e me, mentre un signore che mi si è piazzato davanti fa vedere a un amico le foto del nipotino sullo smartphone.
Source link




