Calabria

Stignano, la moglie di Franco Fava ha ammesso solo il violento litigio

Ha ammesso agli inquirenti le proprie responsabilità solo per l’acceso litigio, con momenti di contatto fisico, avuto con il marito nell’abitazione di famiglia. Non esistono, inoltre, come ritenuto anche dagli stessi inquirenti, pericoli di fuga né di possibile inquinamento delle prove.
Alla luce di tutto ciò, quindi, nei confronti di Simona Cuscunà, 47 anni, originaria di Ferruzzano ma residente da anni a Stignano, non si sono resi necessari provvedimenti di custodia cautelare in carcere né arresti domiciliari.
Alla donna, indagata dalla Procura di Locri per omicidio preterintenzionale in relazione alla morte del marito Franco Fava, è stato prescritto il divieto di allontanamento, con reperibilità 24 ore su 24, in attesa dell’esito dell’autopsia sul corpo della vittima e del deposito dei rilievi tecnici eseguiti sulla scena del crimine dal Servizio investigativo scientifico del Comando provinciale dei Carabinieri di Reggio Calabria.
La tragedia familiare si è verificata nel tardo pomeriggio di Ferragosto a Stignano, centro collinare dell’Alto Jonio reggino. Al culmine di un animato e prolungato litigio con la moglie l’operaio edile Franco Fava, 55 anni, di Stignano, a causa di una spinta o di un gesto di difesa della donna o dopo aver perso l’equilibrio è caduto violentemente all’indietro, battendo con la nuca sul pavimento della cucina e perdendo quasi subito conoscenza per poi morire nel giro di una manciata di minuti.
L’articolo completo è disponibile sull’edizione cartacea e digitale


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