Trentino Alto Adige/Suedtirol

Stefano Barbacetto, il sindacalista che difende gli insegnanti e… i serpenti – Cronaca



BOLZANO. Perché è stato il serpente a farsi trovare sull’albero a pochi passi da Eva? Lui e non un criceto. O un pellicano. Alcuni hanno pensato: perché è astuto. Mah. Probabilmente il buon Dio, se di questo si trattava, avrebbe potuto rivolgersi alla volpe. Che infatti i greci mettevano a loro volta vicino all’uva, mentre gli ebrei e dunque noi ci siamo visti apparire il serpente con in bocca una mela. In realtà i teologi hanno guardato più in profondità: il serpente rappresenta il nostro desiderio di andare oltre. Certo, di tentare – ciò che ha fatto con Eva – , tuttavia anche di farsi tentare. Ma per superare i limiti. In fondo è stato lui a farci diventare quello che siamo, dopo la cacciata dal paradiso terrestre, forse un posto vagamente noioso: curiosi e mai contenti. Poi c’è chi li ama per una ragione meno escatologica: «Perché sono animali trascurati. I meno osservati, i più evitati». Insomma, l’attrazione per le minoranze oppresse. Oppure i fragili, gli emarginati. Ed è così che Stefano Barbacetto, segretario della Cgil Scuola, un giorno si è detto che, più che un gatto o un cane, era il caso di interessarsi di serpenti. Ma anche di piccoli anfibi, tipo rane e rospi. Barbacetto è, oggi, vicepresidente di Herpeton. Il vocabolo è greco, greco antico. A sua volta derivante da un verbo, “herpein” che significa strisciare. Una delle poche associazioni in Italia che tiene insieme una ventina di soci dedicati alla ricerca intorno ad anfibi e rettili e dunque a tutto ciò che striscia o riguarda i piccoli vertebrati. Per i quali occorre sempre fare attenzione per via del fatto che rischiano la pelle ogni volta che si mettono in movimento. Ma visto che chi si interessa di serpi e di vipere deve avere gusti un poco più asimmetrici della media, ecco che Barbacetto, oltre a fare il docente di diritto alle superiori, si è messo a ricercare intorno agli statuti della Repubblica di Venezia, scrivendo saggi e libri molto pubblicati.
Dove rischiano i suoi anfibi?
Quando migrano, si spostano, passano in mezzo alla strada per recarsi dove desiderano.

E lei che fa?

Mettiamo delle reti sui bordi. Ci restano impigliati e poi li mettiamo nei secchi. Lì dentro, al sicuro, vengono portati altrove. A Maso Ronco proteggiamo così rane, rospi e salamandre.

Quando è scoppiato l’amore per i serpenti?

Fin da piccolo. Ho letto che loro sono eterotermi, cioè a sangue freddo. La loro temperatura varia in base a quella dell’ambiente.

Bene la curiosità, ma perché loro?

Sono animali trascurati. I meno amati probabilmente. E poi perché non sono i soliti domestici, sono difficili da osservare, hanno una vita tutta loro. Aprono mondi.

E quali mondi? Per gli uccelli occorre guardare in alto, con loro spingere lo sguardo in basso. E sotto c’è un mondo. Anzi, tanti.

Come fa con le vipere?
Ci sto molto attento. Ci vuole una seria attrezzatura. Ad esempio, sempre con i guanti. Il loro morso è sempre da ospedale. In qualsiasi circostanza meglio farsi una bella terapia.

C’è qualcuno che è morto?
Le statistiche dicono di no. Ci sarà un caso nel decennio. Almeno in zone montane. Qui da noi mai sentito.

E la storia delle rane?

Vanno salvate. Avevamo notizia di stragi ai loro danni perché quando si mettono a migrare non guardano se passano in un prato o in una strada e allora muoiono a dozzine. Così non va. Per salvarle abbiamo individuato i loro luoghi privilegiati e messo in azione reti e secchi per il loro trasporto.

Perché no?
È bellissimo vederle saltare e vivere.

E i serpenti invece?

Difficili da decifrare. Vanno studiati e osservati. In inverno si ritirano in letargo, scelgono ceppaie o luoghi protetti, spesso sottoterra, d’estate aprono invece la loro caccia e depongono le uova.

Intorno al serpente non è che la letteratura sia stata generosa.
Occhio ai luoghi comuni. Una volta abbiamo invitato da noi don Renner, il teologo. Ci ha spiegato che la loro immagine è stata associata nella storia alla curiosità, ma anche alla prudenza.

Ed Eva?

In fondo il nostro serpente è espressione del mondo sotterraneo e dunque dell’aldilà. Una presenza molto simbolica, mistica, che apre le porte anche a possibili misteri.

Poi il sindacato.

Meglio, il sindacato nel mentre. Ho insegnato per anni alle superiori, passando anche dal Torricelli. All’università, dove ho fatto giurisprudenza, mi sono sempre interessato alla storia del diritto, ero lì lì per fare l’assistente o il ricercatore.

Appassionato?
Molto. Il diritto, inteso come storia del diritto è una miniera di storie. Svela società e percezioni in evoluzione, apre a considerazioni che vanno più in profondità che non le norme in sé, ne legge le ricadute reali dentro le comunità di riferimento. Per me Venezia è stata la più affascinante.

Vi ha dedicato libri?

In particolare sul rapporto tra il potere centrale della Serenissima e le comunità locali della terraferma, beni comunali, usi civici, gestione delle risorse boschive, dei pascoli. Venezia ha saputo mettere in piedi un ordinamento capace di bilanciare il potere centrale, il centralismo dello Stato, con la tutela delle consuetudini delle comunità periferiche.
Una lezione per la nostra autonomia?

Direi di sì. Un bellissimo esempio di equilibrio tra poteri e rispetto delle autonomie da parte del centro.




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