Spreco alimentare, quello domestico cala ma la solidarietà soffre a causa dell’emergency fatigue

Il 57% delle famiglie si dichiara attentissima a non buttare nulla, tanto che nell’ultimo anno lo spreco domestico è calato del 10,3% assestandosi a 554 grammi a settimana. Nonostante aumenti la sensibilità su questo argomento però, quasi metà degli italiani (49%) sente sempre più la stanchezza da emergenza dovuta alla sovrapposizione di troppe crisi, che riduce lo spazio mentale per nuove donazioni. Si tratta del fenomeno dell’emergency fatigue che porta anche il 29% delle persone a pensare che le organizzazioni facciano troppa pressione per donare.
Spesso infatti manca la trasparenza riguardo alla destinazione delle donazioni e la tipologia delle emergenze percepite come distanti, fattori che contribuisco a raffreddare lo slancio dei donatori, secondo i nuovi dati dell’Osservatorio Waste Watcher 2026 di Ipsos Doxa. Lo studio è stato presentato durante il convegno “Oltre lo spreco: filiere, innovazione e nuove alleanze per la gestione delle eccedenze alimentari” organizzato da Pane Quotidiano Ets con Ipsos Doxa e Stef Italia in collaborazione con la fiera milanese Tuttofood. “Pane Quotidiano, dal 1898, è a fianco di chi ha bisogno. E sono 4.500 le persone che tutti i giorni vengono nei nostri due centri di Milano per un totale di circa 1,5 milioni di passaggi all’anno”, ha illustrato Luigi Rossi, vice presidente di Pane Quotidiano Ets, “grazie alla vicinanza della filiera del food ci sentiamo meno soli. Nel 2025 abbiamo distribuito oltre 3.847.000 chili di cibo, raggiungendo un valore commerciale di oltre 23 milioni di euro”.
Nello spreco alimentare delle famiglie, secondo i dati dell’osservatorio, la maggiore criticità riguarda i prodotti freschi che guidano la classifica dello spreco. A finire più spesso in pattumiera sono la frutta fresca (22,2 grammi a settimana) e le verdure (20,6 grammi) a causa della dimenticanza dei prodotti confezionati (33% degli intervistati), perché la distribuzione propone cibi “già vecchi” al momento dell’acquisto (31%) e per paura di non avere cibo a sufficienza (30%). Nella percezione dello spreco poi, emerge un grande divario tra Boomer e Gen X che si confermano quelli con la percezione di spreco più bassa (rispettivamente di 352 grammi e 478 grammi), rispetto a Gen Z (799 grammi) e Millennial (750 grammi).
Per ridurre lo spreco, viene chiamata in causa l’industria alimentare. Per il 77% degli italiani individua una soluzione efficace nelle monoporzioni mentre il 71% chiede la vendita di prodotti sfusi per poter acquistare solo il necessario. “Lo spreco è responsabilità condivisa di tutti gli anelli della filiera”, spiega Barbara Toci, senior research Ipsos Doxa Public Affairs, “per una vera lotta allo spreco è necessaria una comunione di intenti tra tutti gli attori coinvolti. Finché non c’è una definizione comune su cosa sia lo spreco, il dialogo tra generazioni risulta inutile. In un’epoca di emergency fatigue, servono modalità innovative per riattivare i donatori”.
In questo contesto diventa ancora più importante il ruolo dell’industria agroalimentare nel recupero delle eccedenze e nella lotta allo spreco. Tra i buoni esempi anti spreco emersi, Michele Zappella, direttore acquisti e logistica Dole Italia, divisione italiana di Dole plc, ha spiegato come la sua azienda struttura “processi logistici dedicati per recuperare prodotti con piccoli difetti estetici ma ancora validi, trasformando il possibile spreco in un dono prezioso”. Per ridurre lo spreco alimentare, ha aggiunto Giacomo Bava, country manager di Innocent Italia, B Corp di succhi di frutta freschi, “lavoriamo su prevenzione, partnership solidali e responsabilizzazione interna, recuperando i prodotti ancora buoni attraverso organizzazioni come Pane Quotidiano, e trasformando le eccedenze in un’opportunità di impatto sociale”.
Anche l’ottimizzazione dei processi produttivi contribuisce a ridurre gli sprechi. Investendo costantemente in tecnologie che riducono sprechi e non conformità, racconta Paolo Pagani, amministratore delegato di Pastificio Pagani Industrie Alimentari, “grazie a un’essiccazione tradizionale per circa 20 ore a bassa temperatura, la nostra pasta ripiena garantisce una conservazione ottimale fino a 12 mesi senza conservanti”. Si riducono così le eccedenze alimentari dovute alla scadenza, restano però gli sfridi di produzione che vengono devoluti a organizzazioni come Pane Quotidiano. Non solo, Paolo Pagani ha lanciato anche una innovativa iniziativa solidale come la creazione di una confezione di tortellini in limited edition realizzata in cobranding con Pane Quotidiano e venduta presso la Gdo.
Per coinvolgere il consumatore sul tema delle donazioni Worldcoo, B Corp leader nell’innovazione sociale ha lanciato lo strumento dell’arrotondamento solidale. L’iniziativa permette di trasformare i piccoli centesimi di resto dei pagamenti elettronici in iniziative di impatto sociale concreto e trasparente diventando, aggiunge Rossella Antelmi, business director Worldcoo Italia, “il ponte tra il mondo delle aziende e quello dell’impatto sociale. Trasformiamo gesti minimi, quotidiani in risorse concrete per affrontare emergenze reali, in modo trasparente e continuativo”. Infine l’esperienza di Stef Italia, specialista della catena del freddo con 250 piattaforme logistiche e da sempre al fianco di Pane Quotidiano. “Pur cercando di ridurre gli sprechi”, sottolineato Simona Barbieri, direttrice commerciale di Stef Italia, “resta sempre un residuo di prodotto definito invenduto che attualmente si attesta intorno allo 0,5%. Parliamo di prodotti perfettamente idonei al consumo che per motivi commerciali o logistici rischierebbero di essere sprecati”. Grazie al ruolo di collegamento nella supply chain che permette di agire sui grandi flussi, conclude Barbieri, “dare una nuova vita a prodotti eccellenti che andrebbero sprecati dà un senso profondo alla nostra missione”.
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