Sony Xperia 1 VIII: l’AI Camera Assistant funziona davvero?
Sony ha appena lanciato l’Xperia 1 VIII, il suo nuovo flagship Android per il 2026, e i miglioramenti sulla carta ci sono tutti: un teleobiettivo con sensore finalmente competitivo, lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, la batteria da due giorni e un design rinnovato ispirato alle pietre grezze. Tutto bene, tutto giusto. Peccato che il lancio stia facendo parlare di sé soprattutto per un motivo che Sony probabilmente avrebbe preferito evitare: le foto “migliorate” dall’intelligenza artificiale sembrano, a occhio nudo, peggiori degli originali. E non di poco.
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Xperia 1 VIII: le novità che contano davvero
Prima di parlare della controversia, facciamo un passo indietro e diamo il giusto contesto. L’Xperia 1 VIII è uno smartphone che migliora esattamente dove doveva migliorare.
Il salto più significativo riguarda il teleobiettivo a 70 mm, che finalmente riceve un sensore degno di questo nome: 1/1,56 pollici, circa quattro volte più grande rispetto al modello precedente. Era storicamente il tallone d’Achille della serie Xperia rispetto a Google, Samsung e Apple, e Sony ha deciso di colmarlo in modo deciso.
Tutte e tre le fotocamere posteriori, grandangolo da 16 mm (F2.0), principale da 24 mm (F1.9, sensore 1/1,35″) e teleobiettivo da 70 mm, ricevono l’elaborazione RAW multi-frame per una gestione migliore di luci e ombre. Le ottiche ZEISS, l’autofocus a 60 calcoli al secondo e la raffica fino a 30 fps con AF/AE continuo restano dei punti di forza.
Sotto la scocca c’è lo Snapdragon 8 Elite Gen 5, chip top di gamma 2026 con prestazioni dichiarate superiori del 20% rispetto alla generazione precedente. La batteria da 5.000 mAh promette autonomia da due giorni. Il display è un OLED da 6,5 pollici a 120 Hz, con supporto DCI-P3 e gradazione a 10 bit. Restano il jack da 3,5 mm e il pulsante fisico per lo scatto, veri e propri simboli identitari della serie che Sony non ha abbandonato. Sul fronte software: Android 16, 4 aggiornamenti OS garantiti e 6 anni di patch di sicurezza.
Insomma, sulla carta l’Xperia 1 VIII è lo smartphone che i fan della serie aspettavano da anni.

L’AI Camera Assistant: l’idea non è sbagliata, l’esecuzione è un’altra storia
La novità più sbandierata da Sony nel lancio è l’AI Camera Assistant, presentato come il punto di svolta nell’esperienza fotografica del dispositivo. Il funzionamento, almeno in teoria, è interessante: il sistema analizza la scena in tempo reale, riconosce il soggetto e le condizioni ambientali, e suggerisce tonalità di colore, modalità di scatto ed effetti bokeh basandosi sui Creative Look di Sony, la stessa filosofia cromatica delle fotocamere Alpha. Con un tocco si applica il preset consigliato.
L’idea di fondo ha senso: invece di costringere l’utente a navigare menu su menu per trovare le impostazioni giuste, il telefono propone attivamente delle scelte creative. È una direzione che molti produttori stanno esplorando, e Sony, con la sua esperienza nel mondo dell’imaging professionale, avrebbe tutti i titoli per farlo bene.
Il problema è che Sony, per dimostrare quanto sia bravo questo strumento, ha pubblicato delle foto di confronto sul sito ufficiale del prodotto.
Ed è lì che le cose si sono complicate.

Le foto che stanno facendo il giro del web (per le ragioni sbagliate)
Nella pagina prodotto dell’Xperia 1 VIII, Sony ha inserito una sezione dedicata all’AI Camera Assistant con delle comparazioni affiancate: foto originale a sinistra, foto elaborata dall’IA a destra. L’idea era mostrare come l’intelligenza artificiale “migliori” le immagini. Il risultato è stato l’opposto di ciò che Sony sperava.

Guardando le immagini, il pattern è sempre lo stesso: le versioni elaborate dall’AI Camera Assistant appaiono più luminose, più slavate, con meno contrasto e meno profondità rispetto agli originali. Nel ritratto all’aperto, la foto originale ha un’esposizione equilibrata e colori naturali; quella “migliorata” appare sovraesposta, con le ombre schiacciate verso il grigio e una perdita generale di tridimensionalità. Nella foto della rosa in vaso, l’originale ha un bokeh organico e una luce ambiente suggestiva, mentre la versione AI ha uno sfondo talmente sfocato da sembrare artificiale, con i colori della stanza trasformati in toni caldi e innaturali.
Anche nel caso del panino, l’originale perde vivacità e contrasto nella versione elaborata.
Come ha scritto 9to5Google, Sony sta “schiacciando attivamente i dettagli, alterando i colori e rovinando lo scatto”. Non è una critica campata in aria: basta guardare le immagini.
La reazione del web: ironia e incredulità
Non è servito molto tempo prima che le foto di Sony diventassero oggetto della classica ironia che si trova online. Dopo che Sony ha pubblicato i confronti sui propri canali social, la reazione degli utenti è stata quasi unanime, e non nel senso sperato.
Su X (ex Twitter), qualcuno ha scritto “I migliori anti-spot sull’IA di sempre, grazie Sony.” Un altro utente ha commentato: “Se Sony, proprio QUELLA Sony, non sa più com’è una buona fotografia, siamo davvero messi male come società.” Un terzo: “Cosa sta succedendo a Sony? Chi ha approvato questo post? Le foto AI sono orribili.”
La cosa forse più sorprendente è che Sony non ha rimosso quelle immagini.
Sono ancora lì, sulla pagina ufficiale del prodotto, apparentemente incurante del dibattito che hanno scatenato.
Non è solo un problema di Sony: c’è un trend più ampio
Sarebbe facile liquidare il tutto come un errore isolato di comunicazione. Ma guardando il quadro più ampio, quello che sta facendo Sony è in realtà il punto di arrivo, e fin qui il più estremo, di una tendenza che attraversa l’intera industria degli smartphone da diversi anni.
L’intelligenza artificiale applicata alla fotografia computazionale non è di per sé qualcosa di negativo: anzi, è stata la tecnologia che ha permesso ai sensori fisicamente piccoli degli smartphone di competere con fotocamere ben più grandi. Il machine learning ha risolto problemi reali: riduzione del rumore, HDR, stabilizzazione. Il problema è che negli ultimi anni molti produttori, incluso Google con i Pixel come ha notato lo stesso 9to5Google, hanno spinto verso foto sempre più luminose, nitide e “appiattite”, dove le ombre vengono alzate artificialmente per far risaltare il soggetto, a scapito del contrasto, della profondità e della naturalezza dello scatto.
Il risultato sono immagini che colpiscono in un primo momento ma che, guardandole più a lungo, sembrano finte. Plastificate. Prive di carattere.
Sony, con il suo AI Camera Assistant, ha portato questa tendenza all’estremo. La differenza è che, a differenza di altri, ha avuto l’idea di mostrarlo apertamente, con foto di confronto che non lasciano spazio a interpretazioni.
Cosa ci aspettiamo dalla recensione
Le immagini di marketing non sono necessariamente rappresentative di quello che un telefono fa davvero nella vita di tutti i giorni. È possibile che l’AI Camera Assistant, usato su strada, produca risultati ben diversi da quelli che Sony ha scelto di mostrare, o che il sistema sia disattivabile con facilità, lasciando all’utente il pieno controllo.
Sony ha costruito una reputazione fotografica su strumenti professionali, controllo manuale, ottiche ZEISS e fedeltà cromatica. L’Xperia è da anni lo smartphone preferito da chi vuole avvicinarsi all’esperienza di una fotocamera Alpha. Sarebbe un vero peccato se l’AI Camera Assistant diventasse un ostacolo a quella visione invece di un suo potenziamento.
Nella nostra recensione testeremo il sistema in condizioni reali, con e senza l’elaborazione attiva, per capire se si tratta di quello che potremmo definire un errore di comunicazione o di un problema più strutturale. Per ora, le foto che Sony ha scelto di mostrarci fanno sorgere una domanda legittima: se questo è il meglio che l’intelligenza artificiale riesce a fare con le foto, vale davvero la pena usarla?

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