Società

Social network e divieto per gli under 13, Carfagna: “Spero in una legge entro fine legislatura”

Vietare l’accesso ai social network ai minori di 13 anni e introdurre regole più restrittive per gli adolescenti fino ai 16 anni. È la proposta rilanciata da Mara Carfagna, segretaria di Noi Moderati, in un’intervista pubblicata da Quotidiano Nazionale, nel quadro del dibattito parlamentare sulle tutele per i minori nell’ambiente digitale.

Secondo Carfagna, il Parlamento dovrebbe accelerare il confronto tra le diverse iniziative legislative attualmente in discussione per arrivare a un testo condiviso prima della conclusione della legislatura. Al centro del progetto vi è l’obiettivo di rafforzare il ruolo educativo di famiglie e scuola, limitando l’esposizione dei più giovani alle dinamiche dei social network.

I tre capisaldi della proposta di legge

La proposta, come dichiarato nell’intervista, si articola su tre punti fondamentali, pensati per creare un ambiente digitale più sicuro:

  1. divieto assoluto di accesso alle piattaforme per i minori di 13 anni;
  2. creazione di un profilo speciale, protetto e differenziato, per i ragazzi tra i 13 e i 16 anni, con specifiche limitazioni sui contenuti, sui contatti e sulle funzionalità più delicate;
  3. revisione degli algoritmi e del design delle piattaforme, al fine di scoraggiare un uso prolungato e compulsivo.

Un nodo centrale resta quello della verifica dell’età. Carfagna osserva che, nella maggior parte dei casi, l’accesso ai social continua a basarsi su semplici autodichiarazioni, facilmente aggirabili. Per la parlamentare, qualsiasi limite anagrafico rischia di essere inefficace senza sistemi di controllo più affidabili.

Convergenze parlamentari e tempistiche

Attualmente, al Senato è in discussione anche il disegno di legge 1136, presentato da Lavinia Mennuni (Fratelli d’Italia). La segretaria di Noi Moderati conferma una totale sintonia con questa proposta, definendo i due progetti molto simili e animati dalla medesima battaglia. Di recente, per favorire un confronto costruttivo, è stato organizzato un convegno sul tema a cui ha partecipato la stessa Mennuni, insieme a esperti di diverse aree.

L’auspicio è di giungere all’approvazione di una legge entro la fine dell’attuale legislatura. “Ce lo chiedono le famiglie, ce lo chiede la scuola, ce lo chiede il buonsenso“, afferma la Carfagna, prospettando per l’Italia il ruolo di modello a livello europeo. L’urgenza, ribadisce, è dettata dal dovere di proteggere i bambini da contenuti inappropriati, dal cyberbullismo e dai danni cognitivi correlati all’uso improprio dei social, fenomeni ampiamente documentati dalla ricerca.

Il confronto con l’estero e la responsabilità delle piattaforme

Guardando alle esperienze internazionali, l’Australia ha recentemente bloccato l’accesso ai social ai minori di 16 anni. Pur ritenendo prematuro valutarne gli effetti, la Carfagna si dice certa dei futuri riscontri positivi, citando i numerosi studi che evidenziano le ricadute negative dei social sull’autostima e sulle capacità cognitive di bambini e adolescenti.

Per quanto riguarda il dialogo con i gestori delle piattaforme, l’interlocuzione è già in corso. La segretaria sottolinea come le aziende siano consapevoli che sulla tutela dei minori si giochi gran parte della loro reputazione. Ricorda inoltre le cause legali già avviate negli Stati Uniti, suggerendo che un atteggiamento collaborativo sia la strategia più conveniente per i colossi del web.

L’iniziativa di Meta, che ha introdotto gli account gestiti dai genitori per gli under 13 su WhatsApp, viene accolta come un segnale positivo, ma ritenuta insufficiente. La protezione dei minori, secondo la Carfagna, deve essere una responsabilità condivisa, non demandata esclusivamente alle famiglie. Chi gestisce gli ambienti digitali deve adottare tutele adeguate per mitigare i rischi specifici per i più giovani.

Infine, sulla scia del progetto pilota in Irlanda, che prevede una verifica dell’identità digitale tramite un’app governativa, la proposta italiana suggerisce un sistema analogo allo Spid per certificare l’età degli utenti in modo sicuro e nel rispetto della privacy.


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