Social media, le recensioni fake e i video «suggestivi» sono concorrenza sleale
Criticare l’impresa concorrente utilizzando canali social e piattaforme è lecito, purché non si ricorra a recensioni fake o a videomessaggi montati in forma suggestiva e/o fuorviante.
Il Tribunale di Roma, XVII Sezione civile, ha chiuso il contenzioso per concorrenza sleale avviato da Reparadora Italia (GoBravo) contro Difesa Debitori, caso sorto lo scorso anno quando l’azienda spagnola portò a giudizio il concorrente veneto accusandolo di 221 recensioni fasulle. La consulenza di parte rilevò che solo nove dei “critici” online erano stati clienti di GoBravo e solo 17 recensori riconducibili a persone fisiche esistenti e attive sul web.
Dopo l’inibitoria, concessa in via d’urgenza dal Tribunale nell’ottobre del 2024, era intervenuto tra le parti un accordo transattivo con estinzione del procedimento cautelare e assorbimento di tutte le questioni inerenti alle recensioni pubblicate sulla piattaforma web Trustpilot.
Gli ultimi sviluppi
Nella nuova ordinanza emessa nelle scorse settimane il Tribunale ha ribadito la qualificazione di «concorrenza sleale» delle condotte contestate, sul presupposto che la controversia coinvolge appunto «imprenditori» e non, come convenuti, semplici recensori/haters. Secondo i giudici nella disputa su prestiti e finanziamenti oggetto della causa, la narrazione dell’imprenditore “avvelenato” nei confronti della società concorrente, al fine di denunciarne la non correttezza, è stata «effettuata con modalità dirette non a dare una informazione utile per i clienti a cui era diretta l’attività commerciale delle società coinvolte, ma con il fine di arrecare discredito alla società concorrente».
Emblematici sarebbero i video in cui attraverso il montaggio di telefonate effettuate dal convenuto, presentatosi come potenziale cliente della società reclamata, «sono inserite parole o spezzoni di film in modo da suggerire esplicitamente l’idea di una attività gravemente superficiale o anche truffaldina della società concorrente, andando certamente oltre i limiti di continenza ed integrando condotta idonea a generare discredito nei confronti della società reclamata». Buona educazione e fair play, se non proprio amor di verità, sono regole cogenti anche nel meraviglioso mondo online.
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