Marche

«Sminuivano, era endometriosi. Sei mesi d’attesa per la visita»


URBINO Per mesi ha convissuto con una stanchezza inspiegabile, dolori continui e la sensazione di non essere ascoltata. Oggi, a 26 anni, Margherita Alario, siciliana trapiantata a Urbino, è riuscita a dare un nome a tutto questo: endometriosi. 

La malattia

Ma arrivare alla diagnosi non è stato semplice. Tutto è iniziato circa un anno fa. «Dormivo anche 15 ore al giorno ed ero comunque stanca», racconta. Barista e impegnata nel settore dei catering, era abituata a ritmi intensi e a lavori fisicamente impegnativi. Poi qualcosa è cambiato. «Ho perso tantissima forza fisica, non riuscivo più a tenere il ritmo e ho dovuto ridurre drasticamente il lavoro». Tra i sintomi dolori durante il ciclo mestruale, durante i rapporti sessuali e un dolore pelvico quasi costante. «Mi sentivo dire che era normale, che avevo solo qualche carenza di ferro o vitamina B12, oppure che il problema poteva essere intestinale». Nessuno, inizialmente, ha suggerito di approfondire con una visita ginecologica. Quando ha deciso di fare farla, si scontra con un’altra difficoltà: i tempi di attesa, 6 mesi con il servizio pubblico. Nel frattempo, però stava male. «Non riuscivo più a lavorare – dice –. Mi si era gonfiata la pancia in modo impressionante, sembrava una gravidanza. Tutti mi dicevano che non avevo niente. Ho iniziato a credere di essere io quella sbagliata». A fare la differenza sono stati il fidanzato e gli amici. Proprio il compagno, dopo aver visto insieme a lei alcuni contenuti divulgativi sull’endometriosi su Instagram (lavocedianitaa), ha insistito per prenotare una visita privata. È stato il primo passo verso la diagnosi. «Sono andata ad Ancona da una ginecologa specializzata che mi ha subito detto che i sintomi erano compatibili con l’endometriosi». La diagnosi, 2 mesi fa, ha dato il via a un percorso fatto di controlli, visite e terapie. Oggi Margherita è seguita dall’ambulatorio specializzato del Salesi di Ancona, individuato grazie all’associazione Ape endometriosi, che offre informazioni e supporto in tutta Italia. «Per la prima volta ho trovato medici che mi hanno spiegato quale strada percorrere». Margherita sottolinea che la battaglia non è soltanto clinica. L’endometriosi comporta costi, spostamenti e la necessità di affidarsi a professionisti realmente preparati.

Il percorso

«Molte visite, il nutrizionista, il fisioterapista del pavimento pelvico e altri supporti non sono coperti. Eppure questa è una malattia che può essere molto invalidante». Fondamentale è stato il sostegno ricevuto sul lavoro. «Ho avuto la fortuna di trovare persone che hanno compreso la situazione. Mi hanno permesso di assentarmi per le visite e hanno adattato alcune mansioni alle mie condizioni». Il messaggio che vuole lanciare alle altre donne è chiaro: «Non ignorate i segnali e non lasciate che qualcuno minimizzi il vostro dolore. Se avete dubbi, rivolgetevi subito a centri specializzati. Perché quando il dolore viene continuamente sminuito, si finisce davvero per pensare di essere pazze».




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