Lazio

Sinistro con lesioni, come ottenere il giusto risarcimento

Uno dei momenti più difficili e dolorosi per le persone accade in occasione di sinistri, stradali o di altro tipo, che molto spesso sono fonte di danni fisici con lesioni più o meno gravi.

Da quel momento, chi è rimasto ferito è costretto ad iniziare una faticosa battaglia, una sfida burocratica e legale contro le compagnie di assicurazione per ottenere il riconoscimento del danno subìto.

Un percorso che, troppo spesso, si trasforma in una corsa a ostacoli dove la fretta e l’inesperienza del danneggiato rischiano di tradursi in liquidazioni al ribasso. Ottenere il giusto risarcimento è una questione di metodo e non certamente di fortuna.

Il primo vero crocevia della pratica si gioca infatti tra le corsie del Pronto Soccorso. Nell’agitazione del momento, la tendenza umana è quella di minimizzare i dolori apparentemente leggeri, concentrandosi solo sul trauma principale.

Questo è il primo errore che i liquidatori assicurativi sfruttano a proprio vantaggio. Ogni singolo fastidio, dal classico indolenzimento cervicale al dolore al ginocchio, deve essere messo a verbale fin dal primo giorno.

La medicina legale si muove infatti sul rigido binario del nesso di causalità: ciò che non viene certificato nell’immediato difficilmente verrà riconosciuto come conseguenza dell’incidente in un secondo momento.

immagine di repertorio

A quel primo referto devono poi seguire i successivi certificati medici di rinnovo della malattia oltre che gli esami diagnostici strumentali, che attestano la continuità terapeutica fino alla totale guarigione.

Una volta stabilizzato il quadro clinico, entra in gioco il concetto cardine del danno biologico, ovvero la lesione dell’integrità psico-fisica della persona. Il nostro ordinamento distingue tra le lesioni micropermanenti, che arrivano fino a nove punti di invalidità, e le macropermanenti, che superano questa soglia e spesso sono relative a situazioni drammatiche che stravolgono l’esistenza della vittima.

Ma che si tratti di un colpo di frusta o di una grave frattura, la dinamica della liquidazione segue logiche precise. Molti automobilisti cadono nella trappola del cosiddetto risarcimento diretto, convinti che, dovendo trattare con la propria compagnia assicurativa, troveranno un alleato.

In realtà, anche la propria assicurazione risponde a logiche di bilancio e tende a formulare offerte risarcitorie spesso insufficienti, sperando che il danneggiato firmi la fatidica rinuncia a ogni pretesa futura pur di incassare subito.

Per evitare di accettare somme inadeguate, occorre farsi seguire da un professionista, un avvocato esperto di sinistri e di infortunistica il cui compenso, è bene ricordarlo, non grava sul danneggiato bensì sulla compagnia assicurativa.

Accanto all’avvocato, l’altra figura chiave necessaria è il medico legale di parte. Presentarsi alla visita disposta dall’assicurazione senza una propria perizia medica equivale ad andare in tribunale senza avvocato.

Il medico legale del danneggiato ha il compito di tradurre in punti percentuali il danno fisico patito e, insieme al legale del danneggiato, dialogherà da pari a pari con il medico della compagnia, bilanciandone le naturali tendenze al ribasso.

Il giusto risarcimento deve obbligatoriamente ricomprendere anche il danno patrimoniale, come ad esempio ogni singola ricevuta per visite specialistiche, farmaci, ticket d’esame e sedute di fisioterapia.

In alcuni specifici casi, che comunque occorre documentare, è anche possibile calcolare il cosiddetto lucro cessante, ossia il guadagno che il lavoratore – sia esso un dipendente con trattenute in busta paga o un libero professionista costretto a fermare la propria attività – ha perso durante i giorni di invalidità temporanea. Avere un bravo e competente patrocinatore legale molto spesso significa evitare i costi e le lungaggini del contenzioso in Tribunale ed ottenere un indennizzo davvero equo.

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