Sicurezza e attacchi politici, duello a colpi di denunce tra la leghista Bordilli e il dem Kaabour

Genova. La capogruppo della Lega in consiglio comunale Paola Bordilli annuncia di avere dato mandato ai suoi legali di procedere con una formale denuncia nei confronti del consigliere del Pd Simohamed Kaabour per alcune sue dichiarazioni che accostavano l’episodio storico di piazzale Loreto ad alcune campagne della Lega. Dal canto suo, Kaabour, querelerà chi, in questi giorni, lo ha preso di mira con attacchi razzisti, soprattutto sui social, definendo la Lega “mandante morale” di quegli insulti.
Un’atmosfera sempre più pesante quella che nella politica genovese si è determinata attorno al tema della sicurezza. Tema che, per il Carroccio, va di pari passo con la battaglia contro “l’islam politico radicale”. Il partito di centrodestra oggi ha tenuto un presidio sotto la prefettura con un’iniziativa dal titolo “No velo, no bavaglio” nel corso della quale, però, è stato chiesta anche l’apertura immediata di un Cpr e per l’introduzione del taser per la polizia locale.
Non a caso i due punti che il Viminale vuole inserire nei “patti per la sicurezza” da firmare con il Comune di Genova, punti che l’amministrazione Salis ha rispedito al mittente, per ora, giudicandoli irricevibili.
La Lega, con Paola Bordilli e il suo collega di gruppo Alessio Bevilacqua, attacca la sindaca per questo, ma poi va oltre, parlando di “declino democratico”, “istituzioni trasformate in un teatro di intolleranza” e definendo le parole di Simohamed Kaabour, il primo consigliere comunale a Genova di origine marocchina, “brutali”.
Per la cronaca, Kaabour, durante un consiglio comunale in cui si discuteva un documento contro le discriminazioni, aveva commentato in maniera critica il tentativo della Lega di portare la discussione sulla tradizione del velo per le donne musulmane. Aveva poi postato il video con il suo intervento e, nella spiegazione che accompagnava il video, aveva scritto: “Di fronte a un razzismo così spregiudicato bisogna reagire, rimettendo al centro i valori della nostra democrazia: ogni forma di discriminazione, esplicita o implicita, fondata sull’origine, sulla cultura o sulla religione di una persona è incompatibile con i principi della nostra Costituzione. Fa sorridere, ma fino a un certo punto, vedere esponenti della lega, preoccupati della propria irrilevanza politica, fare a gara con la loro stessa creatura politica su chi riesca a odiare di più. Io non accetto il mondo a soqquadro nel quale vorrebbero costringerci a vivere. E ricordo che l’ultimo che trascinò l’Italia in un mondo al contrario è finito in Piazzale Loreto. Ora e sempre: nelle fogne razzisti e islamofobi!“.
In questi ultimi giorni però Kaabour è stato vittima, a sua volta, sui social network, di attacchi ripetuti a sfondo razzista. Attacchi per cui ha ricevuto numerose espressioni di solidarietà. Ma ha deciso comunque di andare fino in fondo.
“Sto ricevendo molti messaggi di solidarietà, da persone vicine e lontane, e questo mi rincuora perché la parte migliore dell’Italia è quella che non fa rumore – spiega – nel frattempo, d’intesa con i miei avvocati, Alessio Ciaravino e Francesco Palli, ho deciso di querelare tutti coloro che sono andati oltre la legittima critica, scegliendo l’offesa, la diffamazione e la minaccia”.
“Il mandante morale di tutto questo ha un nome: la Lega, che ha fatto una precisa scelta politica, quella di investire sull’odio, cercando di capitalizzarlo senza successo e settorializzando il proprio razzismo nell’islamofobia. Io, invece, mi avvalgo della legge, che alcuni haters sembrano non conoscere, per ricordare il limite che ciascuno di noi è tenuto a rispettare. Perché la libertà di espressione non coincide con il diritto di insultare o minacciare”.




