Società

“Siano le scuole con i Comitati di valutazione ad assumere i docenti. I concorsi non riescono a coprire 30-40mila assunzioni l’anno”, il Punto di Giannelli (ANP)

Trenta-quarantamila pensionamenti ogni anno e un sistema di concorsi che non riesce a produrre con la stessa velocità un numero equivalente di nuove assunzioni a tempo indeterminato. Per Antonello Giannelli, presidente dell’ANP, è in questo squilibrio che va cercata una delle ragioni della persistenza del precariato nella scuola.

La proposta avanzata da Giannelli durante il nostro format “Tre domande a …” parte proprio dai numeri: distribuire una parte delle procedure di reclutamento tra le circa 8mila istituzioni scolastiche, anziché affidare la selezione di decine di migliaia di persone a procedure concorsuali che richiedono tempi più lunghi. Il modello ipotizzato non attribuirebbe la scelta al solo dirigente scolastico: Giannelli indica nel Comitato di valutazione l’organo collegiale che potrebbe partecipare alla selezione.

Ogni anno 30-40mila pensionamenti da sostituire, “impossibile”

Giannelli parte dalle dimensioni del sistema. Tra docenti e ATA, ricorda, la scuola conta complessivamente circa un milione di dipendenti.

Il ricambio annuale è consistente: “Ogni anno vanno in pensione trenta, quarantamila persone”.

Il problema nasce quando questo flusso viene confrontato con le nuove assunzioni. “Di fatto noi non riusciamo ad avere trenta, quarantamila nuovi assunti di ruolo ogni anno che prendano il posto di quelli che se ne vanno”, osserva il presidente ANP.

La conseguenza è il ricorso al personale a tempo determinato per coprire una parte dei posti.

Giannelli stima l’incidenza del precariato intorno al 25% del personale, precisando però che si tratta di una valutazione approssimativa e soggetta a oscillazioni. “Potrebbe essere anche il venti per cento, che sarebbe meglio, però anche se fosse solo il venti per cento è un posto su cinque”.

“La responsabilità secondo me sta nel voler insistere con una procedura, quella assunzionale da concorso, che nel caso della scuola non funziona”, afferma.

La ragione indicata è soprattutto quantitativa: “Perché non funziona? Perché i numeri sono troppo alti”.

Il calcolo utilizzato è semplice: circa 40mila persone da assumere ogni anno distribuite tra 8mila istituzioni scolastiche corrisponderebbero, in media, a cinque nuove assunzioni per scuola.

“Quarantamila diviso ottomila in media fa cinque”, spiega Giannelli.

La distribuzione effettiva sarebbe naturalmente diversa da istituto a istituto. “Avremmo scuole molto grosse che dovrebbero assumerne dieci e scuole molto piccole che dovrebbero assumerne uno, due, tre”.

L’ipotesi è quindi trasferire almeno una parte del reclutamento dal livello delle grandi procedure concorsuali alle singole istituzioni scolastiche.

“Se questa cosa la facessero le scuole, e dico le scuole, non dico il dirigente, avremmo una media di cinque persone da assumere all’anno”, precisa.

Secondo Giannelli, una dimensione di questo tipo renderebbe il processo più gestibile rispetto a selezioni chiamate a movimentare contemporaneamente decine di migliaia di candidati.

Non una scelta del solo preside: il ruolo del Comitato di valutazione

Giannelli distingue la propria proposta dall’ipotesi di affidare al dirigente scolastico una scelta individuale e senza contrappesi.

“Non è un’assunzione da parte del dirigente”, precisa.

Il modello potrebbe utilizzare un organismo già presente nelle scuole: il Comitato di valutazione, nel quale siedono anche docenti individuati secondo le modalità previste dall’ordinamento.

“A scuola c’è un organo collegiale che si chiama Comitato di valutazione, in cui ci sono dei docenti eletti dal collegio docenti che potrebbero e dovrebbero, secondo me, coadiuvare il dirigente”, spiega Giannelli.

Il presidente ANP richiama ciò che già avviene al termine dell’anno di formazione e prova: il dirigente dispone la conferma in ruolo dopo aver acquisito il parere del Comitato.

“Perché valutarlo a giugno e non quando si tratta di assumere?”

È proprio dall’attuale funzione del Comitato che Giannelli costruisce il suo ragionamento.

“Quello che non capisco è perché il Comitato di valutazione possa dire qualcosa del genere a giugno e non possa farlo a settembre dell’anno prima, quando si tratta di assumere una persona”, afferma.

La selezione iniziale e la successiva conferma in ruolo diventerebbero così due momenti distinti, entrambi accompagnati da una valutazione collegiale.

“Poi ovviamente resterebbe il discorso della conferma in ruolo, sempre col Comitato di valutazione”, aggiunge.

“Se noi guardiamo gli altri Paesi europei, con l’importante eccezione della Francia, tutti gli altri sono dei sistemi in cui è la scuola, anzi in questo caso lo dico, è il dirigente ad assumere”, conclude.

L’intera intervista


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