Marche

si farà a Bolignano (nell’area dell’ex inceneritore)


ANCONA Ci sono voluti sei mesi, decine di riunioni, sopralluoghi riservati e una scelta politica che ha imposto di ricominciare senza ricominciare: «Essere attento agli orientamenti, agli umori e alle reazioni del territorio», aveva detto il sindaco Silvetti. Il crematorio riparte da quella scelta e approda a Bolignano. Un’area semi isolata, in un lotto di proprietà del comune, con vista sulla Rocca.

Il nuovo sito

La scelta del sito è ricaduta sull’area comunale dell’ex inceneritore di Bolignano, sulla collina a ridosso della Rocca e affacciata sulla valle dell’Aspio. È il terreno sul quale per decenni rimase l’impianto mai entrato in funzione, demolito nel 2005. La distanza dalle abitazioni ha pesato nella selezione. Nel raggio di 200 metri dal lotto si trovano due case, una delle quali non abitata, mentre il centro abitato più vicino è a 900 metri. Prima di chiudere il cerchio, il Comune ha completato il confronto con i soggetti previsti dall’atto di indirizzo: Università Politecnica delle Marche, Ast e Arpam. Solo dopo è iniziato il passaggio più temuto, visti i precedenti: i proprietari degli immobili più vicini, incontrati due volte ciascuno per illustrare il funzionamento della cremazione, le caratteristiche della struttura e l’intervento previsto. Ora il Documento di indirizzo alla progettazione è pronto e dovrebbe essere stato portato ieri all’esame della maggioranza. Da lì partirà il mandato agli uffici tecnici per adeguare l’opera al terreno di Bolignano e completare i passaggi amministrativi e urbanistici richiesti dalla nuova localizzazione.

La normativa impone infatti che il crematorio sorga all’interno di un’area cimiteriale. Accanto all’impianto saranno quindi realizzati un cinerario per la conservazione delle urne, alcune tombe di famiglia, una fossa comune e un campo di inumazione destinato alle sepolture nel terreno.

Il resto del progetto sarà praticamente immutato: mantiene una linea di cremazione, la sala del commiato, i locali tecnici e di servizio e una capacità iniziale di circa 1.400 cremazioni all’anno, con la possibilità di arrivare fino a 3.000 attraverso l’eventuale installazione di una seconda linea. Anche gli appalti sono rimasti in piedi. Il primo lotto, relativo alla progettazione esecutiva e alla costruzione dell’edificio, era stato aggiudicato a marzo 2025 alla Ubaldi Costruzioni per 904,8 mila euro. Il secondo, per la fornitura e la posa del forno crematorio e delle attrezzature, era stato affidato l’8 aprile successivo alle Officine Meccaniche Ciroldi per 570 mila euro. Il Comune ha comunicato alle due imprese di avere bisogno di altri nove mesi per arrivare alla ripresa dei lavori. L’obiettivo è riattivare il cantiere nei primi mesi del 2027.

Il trasferimento

Il trasferimento farà salire il costo dell’opera di 300mila euro, portandolo a 2,8 milioni, soprattutto a causa della necessità di portare la rete del gas fino alla nuova area. Una parte delle somme potrà arrivare da Tavernelle. Nell’area inizialmente destinata al crematorio saranno realizzate circa trenta tombe di famiglia. I proventi delle concessioni confluiranno in un fondo vincolato e potranno essere utilizzati per sostenere i costi della rilocalizzazione. A Tavernelle il progetto era già arrivato agli appalti e all’Autorizzazione unica ambientale rilasciata dalla Provincia il 24 ottobre 2024. Poi la mobilitazione del comitato Aria Nostra, con circa quattromila firme, diffide e la richiesta di referendum, aveva spinto Silvetti ad annunciare il 3 gennaio 2026 la ricerca di una sede alternativa. Il Consiglio comunale aveva dato l’indirizzo il 9 marzo e la Giunta, il 23 aprile, aveva scelto di sospendere l’iter senza cancellarlo. Ora – finalmente – ha trovato il suo nuovo terreno.




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