Si fanno fotografare a scuola mentre fanno il saluto nazista accanto alla bandiera con la svastica: indagati cinque liceali minorenni

Si sarebbero fatti immortalare mentre facevano il saluto nazista con la mano testa, accanto a una bandiera con la svastica, a scuola. Lo scatto, poi, sarebbe stato pubblicato su Tik Tok, condiviso da altri minorenni, e poi rimosso.
Per questo, cinque studenti del liceo classico Giambattista Vico di Sulmona, tutti minorenni, sono indagati dalla procura minorile dell’Aquila per propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale. Si tratta di quattro minorenni residenti a Sulmona e uno di Scanno. Come ricostruisce l’Adnkronos, la fotografia sarebbe stata scattata durante un’assemblea studentesca il 27 gennaio scorso, in occasione del Giorno della Memoria.
La bandiera nazista è stata sequestrata nell’abitazione di uno degli indagati. La dirigente scolastica, Caterina Fantauzzi, ha preso le distanze dall’episodio, definendo i responsabili “pochi che non hanno orecchie, che si contano sulle dita di una mano” e rimarcando che “non rappresentano in alcun modo la nostra comunità”.
La preside ha pure ricordato che il liceo ha ospitato più volte Sami Modiano, superstite italiano dell’Olocausto. In una nota, la scuola inoltre condanna “con assoluta fermezza qualsiasi gesto, comportamento o simbolo riconducibile a ideologie totalitarie, alla discriminazione o all’incitamento all’odio”, annunciando l’avvio di sanzioni disciplinari. “L’obiettivo – si legge – è trasformare il deplorevole episodio in un’occasione di crescita e consapevolezza, tutelando al contempo il percorso educativo e la dignità dei minori coinvolti”.
Sull’episodio è intervenuto Francesco Balassone, segretario provinciale dei Giovani Democratici della provincia dell’Aquila, che ha commentato: “Ci sono immagini che non vorremmo mai vedere, specialmente nel 2026, specialmente tra i banchi di scuola, eppure la soglia è stata superata e il silenzio non è un’opzione”.
“È un’immagine che gela il sangue — prosegue Balassone — non solo per i simboli che evoca, ma per la leggerezza con cui è stata ostentata in un luogo che dovrebbe essere custode di sapere e rispetto. Questo episodio non è una bravata e tantomeno uno scherzo goliardico tra ragazzi, ma il segnale di una deriva culturale che ci preoccupa e ci disgusta”.
“Ciò che più ci scuote — continua — è la facilità con cui l’estetica dell’orrore viene riesumata come un gioco o una provocazione banale, dimenticando che quei simboli hanno accompagnato genocidi, persecuzioni e la distruzione della dignità umana. Se qualcuno pensa che quel braccio teso sia un simbolo di forza o di appartenenza, allora la sconfitta è collettiva, perché significa che una parte della società non è riuscita a trasmettere il valore della Memoria”.
“Bisogna però essere chiari su un punto — conclude Balassone — questa deriva non nasce dal nulla e non è casuale. È anche il prodotto di un clima politico e culturale che negli anni ha contribuito a banalizzare e normalizzare simboli e linguaggi legati all’oppressione e alla discriminazione. Da questa situazione si può uscire solo con fermezza morale e culturale, riaffermando che uguaglianza, dignità e libertà sono principi non negoziabili. Il silenzio di una parte della politica di fronte a episodi come questo è grave: scegliere di non reagire significa diventare, di fatto, corresponsabili”.
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