Emilia Romagna

sequestrati quattro pescherecci dalla Guardia Costiera

Sistemi di controllo truccati in modo da risultare in un’area di pesca consentita, mentre in relatà le imbarcazioni si trovavano altrove. Un’operazione della Guardia costiera di Ravenna, coordinata dalla Procura ravennate, avrebbe permesso di svelare un sistema finalizzato a eludere i controlli sulla pesca professionale attraverso la manipolazione dei sistemi elettronici di monitoraggio satellitare delle unità da pesca.

Nei giorni scorsi, i militari della Guardia costiera hanno eseguito il sequestro di quattro pescherecci, ormeggiati nel porto di Porto Garibaldi, svolgendo anche attività di perquisizione approfondita. L’indagine, durata sei mesi, è stata sviluppata attraverso un’attività investigativa svolta dal personale ispettivo specializzato nel controllo della filiera ittica della Guardia costiera di Ravenna e avrebbe documentato un modus operandi consolidato da parte degli armatori dei motopescherecci, impiegati nell’attività di pesca con reti da traina in coppia.

I riscontri investigativi sono stati possibili grazie all’utilizzo di tecniche informatiche di polizia giudiziaria, unite a servizi di osservazione e controllo in mare e pedinamenti a terra. Questo ha consentito di ricostruire con precisione l’effettivo comportamento delle unità durante le battute di pesca. Fondamentale si è rivelato l’impiego di sistemi di tracciamento Gps e altri strumenti tecnologici per monitorare gli spostamenti delle unità interessate, confrontando i dati acquisiti in modo indipendente con quelli trasmessi dai dispositivi di controllo obbligatori installati a bordo.

Gli approfondimenti tecnici hanno accertato che gli indagati avrebbero predisposto un sistema di spoofing per alterare le informazioni dei dispositivi satellitari di controllo. Attraverso apparati elettronici configurati per inviare dati contenenti coordinate geografiche false, sarebbero state trasmesse informazioni non corrispondenti alla reale posizione delle unità. In questo modo, le imbarcazioni avrebbero operato all’interno di aree interdette alla pesca professionale secondo la normativa nazionale ed europea, ma risultavano virtualmente in zone autorizzate.

Questa alterazione delle informazioni sulla localizzazione avrebbe consentito agli armatori di nascondere le violazioni e di rendere apparentemente regolare l’attività delle unità da pesca, ostacolando l’efficacia dei controlli remoti da parte degli organi di vigilanza. La falsificazione della rotta, uno dei reati ipotizzati a carico dei comandanti, avrebbe inoltre generato situazioni di pericolo per la navigazione in un’area di mare ad alta densità di traffico, come l’Adriatico settentrionale, poiché anche le altre navi ricevevano dai sistemi di tracciamento posizioni diverse rispetto a quelle reali, con conseguenti rischi per le manovre.

Sequestro Guardia Costiera 07.08.2026 - 2

L’indagine avrebbe evidenziato inoltre che il sistema fraudolento era accompagnato da una attività di falsificazione della documentazione obbligatoria necessaria per la rendicontazione delle catture e la successiva commercializzazione del pescato. Nei registri elettronici di pesca, nei documenti relativi alle catture e nelle ulteriori registrazioni obbligatorie risultavano infatti alterate le informazioni sulle reali aree di cattura, sui quantitativi pescati e sulle tempistiche, con l’intento di conferire un’apparenza di regolarità documentale all’intera filiera.

La ricostruzione degli ispettori avrebbe permesso di accertare che le condotte illecite non erano episodi isolati, ma facevano parte di un sistema organizzato e reiterato nel tempo, finalizzato a conseguire un ingiusto vantaggio economico attraverso lo sfruttamento delle risorse ittiche in violazione delle norme ambientali, della sostenibilità della pesca e della leale concorrenza nel settore. Le indagini, in fase di definizione, avrebbero dimostrato che le quattro imbarcazioni avevano immesso ingenti quantitativi di prodotto sul mercato. Nei mesi di osservazione, fino a maggio, sarebbero state immesse oltre 850 tonnellate di pesce, per un valore stimato di circa 2 milioni di euro.

In base a quanto raccolto, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo delle quattro unità, eseguito dal personale della Guardia costiera, insieme al sequestro degli apparati elettronici utilizzati per i reati, della documentazione di bordo e di altro materiale informatico ritenuto rilevante per le indagini. L’operazione, che ha richiesto elevate competenze tecniche e l’impiego di strumenti avanzati di analisi dei dati, conferma la capacità operativa della Guardia costiera nel contrasto alle forme evolute di illegalità nel comparto ittico. La tutela delle risorse biologiche marine, infatti, costituisce uno degli obiettivi prioritari della Guardia costiera.

“Questa attività di indagine si inserisce in un contesto di costante e puntuale vigilanza sulle attività marittime che la Guardia costiera svolge quotidianamente – afferma Maurizio Tattoli, capitano di vascello e direttore marittimo dell’Emilia-Romagna – Le attività di controllo continueranno sull’intero territorio di competenza, attraverso un’azione integrata di monitoraggio in mare, verifiche a terra e attività investigativa, per contrastare ogni forma di sfruttamento illecito delle risorse del mare e assicurare condizioni di legalità e trasparenza a tutela degli operatori che esercitano la propria attività rispettando le regole.”


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