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Senna, Comas e quell’intreccio tra la vita e la morte: «Così Ayrton mi salvò la vita»

Il destino, per chi ci crede, a volte può portare un uomo a un passo dalla fine salvo poi risparmiargli la vita e più avanti metterlo davanti a una scena che gli mostra cosa ne sarebbe stato di lui se anche solo un dettaglio fosse andato diversamente. Erik Comas ha incrociato Ayrton Senna nel giorno che poteva costargli al vita. E Senna ha incontrato Comas nell’ultimo istante della sua esistenza. Sono due scatti della storia identici, speculari. Diversi solo nel finale.

L’1 maggio del 1994 Erik Comas, 32 anni fa oggi, è stato l’unico pilota a vedere Ayrton Senna steso sull’asfalto del Tamburello, a Imola. La sua macchina, la Larrousse, è quella che in tutte le foto degli attimi successivi all’incidente che ha cambiato si vede parcheggiata al centro della pista, accanto all’elicottero con il portellone aperto, in attesa del corpo martoriato del campione brasiliano.

In quel momento Comas ha visto se stesso due anni prima. Quando nella stessa identica scena, ma a parti invertite, fu Ayrton a fermarsi accanto alla macchina del pilota francese (all’epoca una Ligier) per salvargli la vita. In quel caso andò tutto bene. Era il 28 agosto del 1992, un venerdì mattina, e la F1 era a Spa. Erano da poco iniziate le prove libere: Comas con il pieno di benzina finì fuori strada, contro le barriere, a oltre 300 all’ora in una curva a sinistra che si fa in pieno. Lui dal momento dell’impatto in poi non ricorderà nulla ma ci sono immagini incredibili che permettono di ricostruire questa storia. Comas era stato colpito da una ruota anteriore staccatasi nell’impatto – incredibilmente la stessa cosa accadrà a Senna al Tamburello – e rimase privo di sensi con la testa piegata in avanti e col piede fermo a schiacciare l’acceleratore. Il motore era rimasto a 13 mila giri e la macchina così rischiava di esplodere. Le immagini televisive riprendono Senna mentre arriva sul posto, capisce subito la gravità della scena, parcheggia la sua McLaren accanto alla Ligier, scende e si avvicina a Comas: «Ha spento la mia macchina impedendo che esplodesse con tutta quella benzina a bordo. Così mi ha salvato la vita».

Due anni dopo fu lui a passare accanto alla macchina distrutta di Ayrton al Tamburello. Era ripartito dai box proprio dopo che l’incidente era appena successo e per questo motivo, passati tutti gli altri, lui si trovò il solo davanti al rottame. Senna era steso a terra. Anche lui inutì subito la gravità della situazione e cercò di avvinarsi ma i medici, che avevano già capito tutto gli suggerirono di allontanarsi. E in quel momento, per chi ci crede, il destino ha ripetuto la scena di due anni prima a parti invertite ma cambiando il finale.

Il disperato tentativo di portarlo in ospedale farà in modo che la morte ufficiale di Ayrton venga dichiarata solo alle 18,40. Ma Senna in realtà è morto così, 32 anni fa, poco dopo le 14,17, in quei momenti terribili, col mondo inchiodato alla Tv e Comas a bordo pista come se stesse guardando a cosa era scampato lui.

Comas smise con la F1 al termine di quella stagione e con le corse in genere molti anni dopo. Il 21 marzo scorso è tornato a Imola, nel giorno del compleanno di Ayrton, per la serata di gala organizzata dalla Tifoseria Ayrton Senna Italia guidata da Alessandro Rasponi, Mauro Baldini e Pietro Ferrari. E lì, davanti a 400 ospiti fra cui Kimi Antonelli, Riccardo Patrese, Giancarlo Minardi e molti altri big del circus, ha riattraversato quei due giorni che sono le sliding doors della sua vita. E di quella di Ayrton. Ha raccontato di quel primo maggio e guardando la gigantografia di Ayrton sorridente nella sala principale dell’autodromo ha aggiunto di aver sentito, in quel momento, mentre era fermo accanto alla macchina e al corpo del campione brasiliano, «la sua anima che andava via».

È successo esattamente 32 anni fa. E il mondo intero di quel giorno non ha dimenticato nulla.


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