Sicilia

La corsa alla presidenza della Figc, giocatori e allenatori con Malagò

Meno di un mese alle elezioni della Federcalcio e gli scenari iniziano a delinearsi. La minaccia politica del commissariamento è più lontana, e in termini elettorali arriva anche la probabile svolta verso il voto del 22 giugno: le componenti tecniche – calciatori e allenatori – si schierano con Giovanni Malagò nella corsa alla presidenza, e il loro 30% al voto, sommato al 18 della Lega A, avvicina l’ex n.1 del Coni al 50+uno necessario per diventare presidente della Federcaclio. Giancarlo Abete però va avanti, ed è determinato a presentare la sua candidatura, anche se al momento pesca voti solo nel 34% della Lega Dilettanti da lui guidata.

Nel pomeriggio Malagò ha incassato il sostegno di Aic e Aiac. “Calciatori e allenatori hanno maturato un orientamento condiviso individuando in Malagò la persona in grado di rispondere alle tante sfide del presente e soprattutto del futuro», scrivono le due componenti in una dichiarazione all’ANSA. L’endorsement consente a Malagò di metter la freccia su Abete, che comunque non fa passi indietro. Porterà avanti la candidatura trovando nella sede elettorale – la sua linea – l’occasione per affrontare le problematiche della crisi del calcio italiano. Ma nel frattempo a mettere a segno il punto è Malagò che accoglie con «soddisfazione» il sostegno di Aic e Aiac. «Lì ringrazio per la loro fiducia che mi responsabilizza ulteriormente», dice al telefono con l’ANSA, rimandando alla prossima settimana la decisione finale sulla presentazione della sua candidatura e quindi solamente dopo aver incontrato le altre Leghe: l’appuntamento è già fissato, il 6 maggio con la B e l’8 con la C. Malagò conta di avere l’appoggio pieno della prima e una larghissima fetta della seconda. Soddisfatta del «segnale di unità» anche la Lega di A.

Ad allontanare le ipotesi di commissariamento, prima della svolta elettorale, erano state in tarda mattinata le parole del presidente del Senato, Ignazio La Russa, convinto dopo aver parlato con il ministro Abodi che il Governo non ha intenzione di fare un «intervento a gamba tesa sul calcio». Da parte sua Buonfiglio, forte anche di pareri legali, ha fatto scudo alle richieste di commissariare. A chi non vuole Malagò, dunque, resta la speranza dell’ingresso di un terzo uomo, o di un passo indietro di Abete per proporre un altro candidato (mossa che il n.1 della LND ora non contempla).
In attesa della scelta di Lega B e Lega Pro, il sì di Aic e Aiac a Malagò si lega alle «importanti convergenze sui principali punti programmatici». Tra i capitoli decisivi – soprattutto per i calciatori che in passato hanno sempre caldeggiato un loro candidato e quasi mai quello della Serie A – c’è il ruolo da affidare a un ex calciatore, che sia alla presidenza del Club Italia o in una funzione da ds, comunque responsabile dell’area tecnica. Ampia la rosa, da Albertini (col quale via Instagram ha scherzato Infantino da Vancouver dopo un gol in partitella tra dirigenti Fifa: ‘Demetrio for president…’) alla sorpresa Sara Gama, con Paolo Maldini il nome pià evocativo. Anche Abete, nel programma che presenterà con la candidatura entro il 13 maggio, sottolineerà la necessità di distinguere il ruolo politico del presidente da quello tecnico del Club Italia, con un nuovo dt con una figura forte. Aic e Aiac, nell’endorsment a Malagò, parlano anche di “sostenibilità e riforme“: voglio mettere l’accento sulla necessità di ripensare i campionati professionistici. La formula 18-18-40 non trova la quadratura del cerchio tra le leghe, Aic e Aiac proporranno di agire sui criteri di ammissione e ripescaggio, come si fece nella riduzione della serie C da 90 a 60 squadre.

Quanto alla ricetta della serie A, principale promotrice della candidatura Malagò, è stata esposta dal suo presidente Ezio Maria Simonelli, ascoltato oggi dalla Commissione cultura della Camera: «Serie A e politica» devono stare dalla stessa parte. Tradotto, il calcio chiede al Governo interventi mirati, come l’introduzione di «meccanismi che rendano il più possibile neutrale per i club l’acquisto sul mercato interno, rispetto a quello da campionati esteri», neutralizzando l’Iva.


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