Amore, acciaio, sogni, cultura, tradizione: con i carri di maggio è sbocciata la primavera a Terni

di Maria Giulia Pensosi
È stato uno spettacolo, come ogni anno. È stato uno spettacolo non solo per i colossi di cartapesta che ieri sera, 30 aprile, hanno dominano il centro di Terni, ma anche per i cittadini che hanno risposto “presente” alla tradizione. Una tradizione che, ci si augura, non perda mai i petali e che accompagni ogni anno la primavera. Anche ieri sera tante persone si è addossate alle transenne disposte lungo corso Tacito e non solo per ammirare i carri di maggio: cinque in concorso e due fuori concorso. Amore, acciaio, sogni, cultura, tradizione e il classico “benvenuto” alla bella stagione. I giganti che hanno attraversato la città lanciano diversi messaggi, profondi, sentiti. “Assaporiamoli” ancora una volta insieme, uno per uno, in attesa di scoprire quale sarà il carro vincitore della 130esima edizione del Cantamaggio: la premiazione è in programma questa sera, venerdì primo maggio, in piazza Europa.
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Il primo colosso di cartapesta a sfilare è stato Linfa d’acciaiu del gruppo li novi maggiaroli Pallotta/Polymer/Sabbione. Il carro celebra la tradizione del Cantamaggio Ternano attraverso la metafora della “linfa” di fuoco del ferro fuso, simbolo vitale che dà origine ai manufatti e alla cultura locale. Il viaggio parte dalla Terni Vecchia, dove 130 anni fa nacque questa tradizione, radicata nella storia e nella comunità. Le radici, cresciute nel tempo, diventano un grande albero che rappresenta forza, continuità e identità, capace di resistere alle difficoltà. Tuttavia, l’albero è minacciato da uccelli rapaci, simbolo delle avversità e di chi ha cercato di ostacolare la tradizione. A difenderlo interviene l’Uomo d’Acciaio, emblema dell’Acciaieria e della resilienza ternana, che affronta le sfide economiche e sociali. Finché l’acciaio e la linfa resteranno uniti, la tradizione continuerà a vivere e a rafforzarsi.

Secondo carro in gara Liberi di volare dei giovani maggiaioli arronesi. Il gruppo ha proposto una riflessione sullo smarrimento delle nuove generazioni attraverso il mito di Pegaso, simbolo di libertà e ispirazione, rappresentato a terra e imprigionato tra rovi, metafora di un futuro dominato da tecnologia e realtà virtuali che allontanano dalle radici. Accanto a lui, un Galileo Galilei preoccupato osserva l’abbandono del sapere e dei libri, ormai ritenuti superati. Tuttavia, proprio nella cultura e nella memoria si trova la salvezza: i giovani, riscoprendo questi valori, riescono a liberare Pegaso con l’aiuto di Madre Natura. Come la primavera, la conoscenza rompe le catene e riporta speranza, permettendo a Pegaso di tornare a volare e illuminare il cammino verso un futuro autentico e libero.

Il terzo carro a sfilare è stato Cavalcando le onde (del Nera) del gruppo li maggiaroli de lu castello di Papigno. Dopo 50 anni di assenza, Papigno torna al Cantamaggio con un carro che celebra il fiume Nera e l’energia della Cascata. La scena rappresenta bambini su gommoni trasportati dall’acqua, tra divertimento e spensieratezza. Tra loro compare Pinocchio, omaggio ai 200 anni dalla nascita di Carlo Collodi. L’ambientazione naturale, ricca di piante, fiori, farfalle e uccelli, trasmette vitalità e armonia. Il carro, realizzato con cura e grazie al coinvolgimento dell’intera comunità, include anche dipinti di Papigno creati da artiste locali e pannelli decorati dagli anziani, simbolo di partecipazione, memoria e orgoglio collettivo.

Subito dopo, quarto carro in gara, Un mondo da salvare del gruppo maggiaioli AICS Terni – ASD Il Salice. Il carro reinterpreta l’Arca di Noè come simbolo di rinascita e speranza, non più rifugio per animali ma culla dei sogni dei bambini, veri protagonisti e guide del futuro. I più piccoli rappresentano purezza, apertura e capacità di ricostruire un mondo migliore, libero da odio e divisioni. Grazie alla loro forza, Madre Natura rinasce, portando con sé una bambina simbolo di continuità e speranza, a cui viene affidata una chiave per il futuro. Noè diventa figura saggia che, con una lanterna, indica la strada alle nuove generazioni. L’Arca, trasformata in acciaio e cristallo, rappresenta modernità, trasparenza e identità, capace di affrontare ogni sfida. Visibili e senza filtri, i bambini incarnano un messaggio di verità e onestà: la rinascita del mondo passa attraverso loro e il valore autentico della vita.

Quinto e ultimo carro in concorso Metamorfosi d’amore del gruppo artistico Lu Riacciu. Il carro rappresenta una scena ispirata alla Genesi, in cui l’albero della vita simboleggia conoscenza, amore e unione. Adamo ed Eva, primi amanti, vivono nel giardino sotto la protezione di Madre Natura, mentre Cupido li unisce con la sua freccia. La Primavera segna il risveglio della vita, riempiendo il mondo di colori e bellezza. Madre Natura dona fiori e alberi, rafforzando il legame tra i due. L’albero della vita diventa così simbolo di protezione e armonia, esprimendo l’unione eterna tra amore e natura.

A chiudere la sfilata poi ci sono stati i due carri fuori concorso: il sesto, lo storico carro delle penne all’arrabbiata a cura del gruppo artistico Riacciu e l’ultimo, novità 2026, il carro discoteca a cura del gruppo Ponga. La parata, come ogni anno, ha regalato gioia, sorrisi e una serata di spensieratezza a grandi e piccini. La premiazione della 130esima edizione dei carri allegorici si terrà questa sera, venerdì 1 maggio, alle 21. A introdurre la cerimonia il concerto Nord, Sud, Ovest, Est…stasera non serve la bussola, basta il ritmo! della cover band umbra degli 883 Statale 526.
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