Liguria

Sciopero generale, l’appello di Music for Peace per la mobilitazione: “La pace non si delega, fermiamo il riarmo”


music for peace 24 ottobre

Genova. “L’associazione chiama a raccolta famiglie, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, associazioni, istituzioni. Serve esserci. La pace non si delega, la popolazione è tenuta a costruirla, tutti e tutte insieme. Il mondo cambia con il nostro esempio”. Con queste parole si conclude l’appello alla partecipazione –  in vista dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre – lanciato in queste ore da Musci for Peace, l’organizzazione genovese da decenni attiva nella raccolta e distribuzione di aiuti umanitari e che, nell’ultimo anno, è stata tra i “motori”, insieme a Usb, della grande mobilitazione popolare per Gaza. E non solo.

“Music for Peace scende in piazza con i lavoratori , le lavoratrici, le studentesse e gli studenti, il popolo tutto – si legge nella nota stampa –  Venerdì 30 ottobre i porti si fermano contro la guerra e contro l’uso militare delle infrastrutture. Music for Peace si ferma con loro e scende in strada“.

“Da oltre trent’anni l’associazione porta aiuti dove la guerra ha già colpito, e sa cosa lascia: quelli che i governi chiamano “danni collaterali” sono vite spezzate, case distrutte, civili privati di tutto, la morte – spiegano i creativi della notte – L’impegno umanitario e il rifiuto della guerra sono inseparabili. Per questo Music for Peace chiede che si fermi, nel nome dell’articolo 11 della Costituzione, che ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali. Chiede giustizia sociale, perché le risorse vadano a scuola, salute e lavoro e non al riarmo. E non smette di ricordare che a Gaza, nonostante i Governi parlino di tregua, il genocidio non si è interrotto, in quella terra si continua a morire e gli aiuti restano ostacolati”.

Sciopero generale del 30 ottobre, le ragioni della protesta

Lo sciopero del 30 ottobre, annunciato già durante la manifestazione di sabato 24 ottobre, è stato indetto in tutta Italia “contro l’economia di guerra imposta dal governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che, da nord a sud, protestano per migliori condizioni di vita”.

Il 30 ottobre sarà anche giornata di mobilitazione contro il traffico di armi, e il Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali (Calp) con il sindacato Usb Mare e Porti hanno già lanciato un appello ad aderire alla protesta.

“Da Genova parte un’appella a tutta Italia. Lo abbiamo lanciato come portuali del Calp di Genova, come USB Mare e Porti, lo sciopero internazionale dove parteciperanno più di 100 porti in tutto il mondo. Questo perché i lavoratori portuali non vogliono lavorare per la guerra”.

A Genova blocchi al porto e corteo da Principe

L’appuntamento a Genova si divide in tre diversi momenti. Alle 9.30 inizieranno i blocchi portuali in varco Albertazzi, alle 10 è atteso il concentramento delle categorie del lavoro e degli studenti in piazza Acquaverde, a Principe.

Alle 12 i due blocchi si congiungeranno all’altezza del terminal traghetti per dare vita al corteo per le strade del centro.

Lo sciopero riguarda tutte le categorie pubbliche e private, dalla scuola alla sanità, e i trasporti.

Il personale che lavora sui treni si ferma per ventiquattr’ore, dalle 21 di giovedì alle 21 di venerdì, mentre non dovrebbero più fermarsi i bus, nonostante l’annuncio iniziale, dopo l’ordinanza del ministero delle Infrastrutture e Trasporti con cui il ministro Matteo Salvini ha precettato lo sciopero nel settore. Usb ha dal canto suo chiarito l’intenzione di protestare comunque subendo le sanzioni, definite “illegittime”.

Italia in Piazza rilancia lo sciopero del 30 ottobre su Telegram

Lo sciopero arriva, come detto, a meno di una settimana dalla manifestazione di piazza proclamata dal gruppo Movimento 17 ottobre, che nel frattempo è stato chiuso.

Italia in Piazza, che a Genova aveva manifestato a De Ferrari sabato 17 ottobre, si sta organizzando per unirsi alla protesta attraverso le chat su Telegram, sottolineando però la necessità di prendere le distanze da azioni violente, saccheggi o attacchi ad attività commerciali come accaduto a Milano e a Torino. Il gruppo Telegram Piazze Piene, che conta su oltre 16mila iscritti, ha già rilanciato la protesta genovese, invitando chi ha intenzione di partecipare a commentare per mettersi d’accordo.

“La violenza è mettere a rischio la salute e la sicurezza delle persone, chiamarla così per le vetrine di multinazionali assicurate è assurdo. Le azioni isolate finiscono solo per essere strumentalizzate e usate come scusa per far passare i manifestanti dalla parte del torto, aumentare i controlli e spaventare la gente comune, allontanandola dalle piazze”, si legge sui profili social di Italia in Piazza.


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