Umbria

Sapevi che l’Umbria era terra di grossi mammut i cui resti sono tutt’ora custoditi qui?

Sotto l’Umbria c’era un lago. E sulle sue rive vivevano mammut alti quasi cinque metri e pesanti fino a 10 tonnellate. Non è una leggenda né una ricostruzione fantasiosa: è quanto raccontano i reperti custoditi a Pietrafitta dove furono rinvenuti, nel comune di Piegaro, dove le miniere di lignite hanno restituirono una delle più importanti collezioni europee di vertebrati del Pleistocene inferiore.

Le scoperte arrivarono durante le attività estrattive condotte all’inizio degli anni Novanta. Tra il 1992 e il 1993, dagli scavi emersero otto esemplari di Mammuthus meridionalis, il mammut meridionale che popolava l’Italia centrale circa un milione e mezzo di anni fa. Non semplici frammenti ossei, ma scheletri completi o in larga parte conservati, oggi custoditi nel Museo Paleontologico Luigi Boldrini.

All’epoca, però, l’Umbria non aveva l’aspetto attuale. Gran parte della vallata compresa tra Perugia e Terni era occupata dal cosiddetto Lacus Tiberinus, un vasto bacino lacustre formatosi nel Quaternario. Dove oggi si trovano colline coltivate, centri storici e campagne, esisteva un ambiente dominato dall’acqua e da una fauna completamente diversa da quella contemporanea.

I mammut rinvenuti a Pietrafitta appartenevano a una specie gigantesca rispetto agli elefanti moderni. Gli studiosi stimano per alcuni esemplari un’altezza superiore ai 4 metri e mezzo, una lunghezza di circa 6 metri e un peso vicino alle 10 tonnellate. Le zanne potevano raggiungere i 3 metri di lunghezza. In uno dei maschi recuperati nelle miniere, il diametro delle zanne alla base superava i 34 centimetri.

La scoperta ha assunto un rilievo scientifico internazionale perché il deposito fossilifero di Pietrafitta ha restituito una documentazione eccezionale sul popolamento animale del Pleistocene inferiore. Oltre ai mammut, sono stati trovati resti di cervidi, ippopotami, bisonti e altri grandi vertebrati che abitavano l’area lacustre dell’Italia centrale in epoca preistorica.

Oggi quei reperti sono esposti nel museo paleontologico dedicato a Luigi Boldrini, sorto proprio nell’area mineraria. La struttura conserva gli scheletri dei mammut e ricostruisce l’ambiente del Lacus Tiberinus attraverso percorsi scientifici e didattici che raccontano una fase geologica in cui l’Umbria aveva un volto completamente diverso da quello attuale.

Secondo gli studiosi, la collezione di Pietrafitta rappresenta uno dei più rilevanti complessi europei di vertebrati del Pleistocene inferiore, sia per quantità sia per stato di conservazione dei reperti. Un patrimonio scientifico poco conosciuto al grande pubblico ma considerato di valore internazionale dagli ambienti paleontologici.

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