Sanità, accordo Agenas-UniUd sull’umanizzazione delle cure
8 settembre 2026 – ore 17:00 – “Il protocollo firmato oggi serve a trovare le buone pratiche e offrirle al sistema sanitario del Paese: l’umanizzazione fa parte direttamente della qualità della cura, determinando un cambio concettuale in cui non è più la malattia al centro del sistema, ma la persona”. Lo ha affermato il governatore del Friuli Venezia Giulia e presidente di Agenas, Massimiliano Fedriga, intervenendo oggi a Udine, nel Palazzo della Regione, alla presentazione del Protocollo d’intesa triennale siglato tra l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) e l’Università degli Studi di Udine. All’incontro sono intervenuti anche l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi, il rettore dell’Ateneo Angelo Montanari, il delegato all’umanizzazione delle cure Massimo Robiony, il direttore generale di Agenas Angelo Tanese (collegato da remoto) e il direttore della ricerca dell’agenzia Giovanni Baglio. Nel suo intervento Fedriga ha approfondito la portata dell’accordo ed evidenziato le grandi sfide della sanità. “La collaborazione con l’Università di Udine ci consentirà di mettere insieme ricerca, competenze scientifiche ed esperienze maturate nei territori per sviluppare indicatori, metodologie ed evidenze utili alle Regioni e alle strutture sanitarie. Vogliamo dare all’umanizzazione delle cure una dimensione sempre più strutturata e misurabile, valorizzando le buone pratiche e creando le basi scientifiche e metodologiche anche per la progettazione di un Osservatorio nazionale dedicato. È un percorso che può contribuire a rendere più omogenea e qualificata l’assistenza in tutto il Paese.”
“Abbiamo di fronte una sfida enorme e complessa nel settore della sanità: pensiamo, per esempio – ha indicato Fedriga – a quanto stiamo facendo come Agenas, insieme a tutte le Regioni italiane, sulla gestione delle liste d’attesa. È un sistema in netto miglioramento, come testimoniano i dati, ma non abbiamo ancora raggiunto il risultato auspicato”.
Fedriga ha osservato come “spesso la politica semplifica una complessità: l’aumento delle prestazioni, infatti, non comporta automaticamente una diminuzione delle liste d’attesa. “Per questo – ha indicato il governatore – il tema dell’appropriatezza è fondamentale e va affrontato insieme a tutto il sistema con estrema serietà e rigore. Questo protocollo si muove proprio in questa direzione. Agenas sta investendo molto in innovazione, coordinamento e supporto alle singole Regioni per raggiungere obiettivi importanti. Per anni ci si è concentrati solo sulla disponibilità dei farmaci o sulla velocità degli interventi, senza considerare un cambio concettuale fondamentale: rimettere al centro del sistema non la malattia, ma la persona. Pur mantenendo l’obiettivo di rispondere alla patologia nel miglior modo possibile, il fulcro del nostro agire diventa l’individuo”.
Per l’assessore regionale alla Salute Riccardo Riccardi l’accordo con Agenas rappresenta un importante riconoscimento per il modello organizzativo impostato in questi anni in Friuli Venezia Giulia. “Oggi la componente del bisogno è la somma del bisogno sanitario puro e di un bisogno sociale che è cresciuto esponenzialmente. La nostra grande sfida è intercettare questi bisogni sociali prima che si trasformino in bisogni sanitari, adottando modelli organizzativi orizzontali e multidisciplinari che allarghino la base dell’assistenza. La cura non può limitarsi alla sola risposta clinica, a una buona diagnosi e alla conseguente terapia. Dobbiamo invece mettere in campo una complessa catena di risposte che coinvolga non solo il paziente, ma anche i suoi affetti più cari e la sua rete familiare, affrontando bisogni assistenziali che nel tempo si sono radicalmente trasformati”.
A delineare le ricadute pratiche e operative dell’accordo è stato il direttore della ricerca di Agenas, Giovanni Baglio, che ha illustrato il piano di lavoro concreto in cui si articolerà la collaborazione. L’attività punta a valorizzare le esperienze già maturate sul territorio e ad aprirsi al contributo di tutti gli stakeholder, inserendosi all’interno di un programma di ricerca corrente del Ministero della Salute che coinvolge 54 istituti di ricovero e cura a carattere scientifico (Irccs).
Sotto il profilo strettamente operativo, l’intesa mira a introdurre in maniera stabile e continuativa indicatori specifici in grado di misurare la qualità dell’assistenza dal punto di vista del cittadino. Tra questi figurano i cosiddetti Prems Patient-Reported Experience Measures), basati sull’esperienza diretta del paziente, e i Proms (Patient-Reported Outcome Measures), incentrati invece sugli esiti clinici riferiti, promuovendo al contempo strumenti di valutazione partecipata aperti alle famiglie, ai caregiver e alle associazioni dei pazienti.
Il programma operativo si svilupperà lungo quattro direttrici principali, a partire da una mappatura sistematica delle buone pratiche di umanizzazione già presenti nelle regioni e nelle aziende sanitarie per favorirne la diffusione. In secondo luogo, verranno definiti i criteri metodologici e scientifici di carattere qualitativo e quantitativo propedeutici alla nascita del futuro Osservatorio nazionale sull’umanizzazione delle cure. Un ruolo fondamentale sarà poi riservato alla formazione, rivolta sia ai professionisti già in servizio, per affinarne le capacità relazionali, sia agli studenti dei corsi di laurea delle professioni sanitarie. Infine, l’accordo farà leva sulla terza missione dell’università per trasferire queste conoscenze all’intera società civile, con l’obiettivo di far penetrare capillarmente la cultura dell’umanizzazione nell’intero sistema dei servizi sanitari.
[c.s.] [a.a.]



