Sandro Mazzola, da figlio del Grande Torino al Baffo della Grande Inter
Sarà una coincidenza, però… Sandro Mazzola, il più famoso “baffo” del calcio italiano, ci lascia proprio nel giorno in cui lo stadio di San Siro compie 100 anni. Certo, sarà una coincidenza ma non si può pensare che l’uno non sia indissolubilmente legato all’altro. Sono entrambi due simboli, due protagonisti di una Milano che raggiunse il suo apice in quegli ormai mitici Sessanta dove l’Inter di Mazzola, quella della preghiera laica (“Sarti-Burgnich-Facchetti-Bedin-Guarneri-Picchi…”) veniva recitata come il Padre Nostro durante la messa.
Da tempo, Sandrino, 84 anni l’otto novembre, non stava bene. Lo si sapeva, la fine lo braccava. Ma si sperava che con una delle sue “serpentine” il Baffo sarebbe riuscito a sfuggirle come aveva fatto a Budapest nel 1966 contro il Vasas saltando in dribbling cinque avversari, portiere compreso. Una rete straordinaria perché sembrava che Mazzola si divertisse ad allungarla all’’infinito. E forza, “mettila dentro”, gridavano tutti appesi a quella magia indimenticabile.
Alla fine segnò, ma più che il gol rimase scolpita nella memoria quella magnifica serpentina, simbolo di un calcio in bianconero che è difficile spiegare a chi non l’ha vissuto. Adesso certo ci sono i dribbling di Yamal, gli scatti di Mbappè, i funambolismi di Messi. Ma quel gol di Mazzola, in anni in cui l’Italia stava assaporando la rinascita dopo i disastri del fascismo e della guerra, era qualcosa di più. Era il segno che ce l’avevamo fatta, che eravamo tornati a farci valere, che nel mondo contavamo ancora qualcosa.
Sandro Mazzola, come Gianni Rivera, leader della Milano Rossonera, è stato uno dei calciatori più forti espressi dal calcio italiano di quel periodo. Due capitani, quasi legati da un filo invisibile, rappresentanti di quella Milano effervescente e irripetibile dei derby tra Inter e Milan cantata da Adriano Celentano (“Eravamo in centomila alo stadio quel dì”) di cui ancora adesso, per qualche prodigio del tempo, se ne avverte il suo vitalissimo splendore.
Straordinario di Mazzola è il suo curriculum: con l’Inter di Helenio Herrera conquistò 4 scudetti, , due Coppe dei Campioni, e 2 Intercontinentali. Con la Nazionale Italiana giocò 70 partite segnando 22 reti. Nel 1968 fu campione europeo e nel 1970 vice campione del mondo quando perse in Messico per 4-1 con il Brasile di Pelè dopo aver battuto, nella celebratissima semifinale, la Germania per 4-3.
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