Salvatore Borsellino: «Chiedo scusa ai figli di Paolo, cerchiamo insieme la verità»
«Non ho solo perso un fratello nella strage di via D’Amelio, ma anche tre nipoti con cui i rapporti si sono interrotti: chiedo scusa se si sono sentiti feriti dalla mie parole. E devo chiedere scusa a Lucia: possiamo seguire strade diverse per arrivare alla verità, ma l’importante è che tutti tendiamo ad arrivare alla verità e a nient’altro che la verità». Lo ha detto Salvatore Borsellino, fratello del magistrato Paolo, ucciso il 19 luglio di 34 anni fa.
Da anni, i rapporti tra il fratello e i figli del magistrato ucciso nella strage di via D’Amelio sono divisi dalla «ricostruzione» delle ragioni di quel drammatico episodio che cambiò la storia del Paese. Fiammetta, Manfredi e Lucia Borsellino hanno – in un certo senso – guardato con estrema attenzione a quanto fatto dalla commissione nazionale antimafia. Sulla strage, per i componenti dell’organo guidato da Chiara Colosimo, hanno centrato la loro attenzione sul dossier «Mafia-Appalti», documento redatto – all’epoca dei fatti – dal Reparto operativo speciale dei carabinieri.
Salvatore Borsellino:«si vuole cancellare il ruolo dell’eversione nera nella stagione delle stragi»
Una tesi che Salvatore Borsellino non condivide per nulla. E che oggi ribatte con fermezza, nonostante il tentativo di ricucire il rapporto con i figli del magistrato ucciso. «Paolo viene ucciso per evitare che testimoniasse che qualcuno dei suoi compagni di gioventù aveva partecipato insieme con Stefano Delle Chiaie alla preparazione della strage di Capaci». Ha detto il fratello del giudice
«É la stagione più nera perché dai depistaggi di Stato si è arrivati a un vero e proprio depistaggio istituzionale che è quello che sta portando avanti una commissione parlamentare Antimafia che vuole cancellare la presenza dei servizi nelle stragi nel nostro Paese – sostiene Salvatore Borsellino – La presenza dell’eversione nera delle stragi che da Piazza Fontana in poi ha contraddistinto la storia del nostro Paese. E si vuole anche addebitare la strage di via D’Amelio a un fantomatico dossier mafia-appalti che mai avrebbe potuto giustificare l’accelerazione di questa strage».
«E io oggi, mentre a lungo ho pensato che l’assassinio di mio fratello fosse stato perpetrato per via della trattativa Stato-mafia, che c’è effettivamente stata, – aggiunge Salvatore Borsellino – invece ritengo che mio fratello sia stato ucciso per fare in modo che non rivelasse all’autorità giudiziaria quello che aveva scoperto in quei giorni. Cioè che qualcuno dei suoi compagni di gioventù aveva partecipato insieme con Stefano Delle Chiaie alla preparazione di quella strage di Capaci. Paolo non venne mai chiamato a Caltanissetta, lui che era l’unico che aveva letto in vita il diario di Giovanni Falcone, sarebbe in grado di andare raccontare quanto aveva rivelato Lo Cicero, ossia la presenza di un suo compagno di gioventù del Fuan, andato a trovare insieme Delle Chiaie e Mariano Tullio Troja». «Mio fratello viene ucciso – conclude il fratello del giudice Borsellino – per impedirgli di andare a raccontare queste cose a Caltanissetta e a questo punto diventa anche indispensabile fare sparire la sua agenda perché altrimenti quell’agenda rossa che è la scatola nera della strage di via D’Amelio se venisse alla luce la verità non si potrebbe più nascondere».
Lo strappo con la Meloni
Poi una tirata d’orecchie alla premier Meloni: «Alla presidente del Consiglio non posso che lanciare il messaggio di smetterla di dire di ispirarsi alla figura di Paolo Borsellino, quando invece quello che sta facendo questo governo è distruggere sistematicamente tutti quei mezzi che Giovanni Falcone e Paolo Borsellino avevano lasciato alla magistratura per permettere di combattere la mafia».
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