Import ed export Umbria, dall’Asia alla Germania: tutti i saldi commerciali

Raggiunge quota 4,5 miliardi il valore di beni e servizi importati in Umbria nel 2025, in crescita del 5,4 per cento sull’anno precedente. A tirare le fila su import ed export è l’Istat che, insieme all’Ice (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane), lo scorso 16 luglio, ha pubblicato la 28esima edizione dell’Annuario statistico 2026 dedicato a “Commercio estero e attività internazionali delle imprese”, all’interno del quale è presente un’analisi territoriale dedicata alle regioni. L’analisi permette di estrapolare il saldo commerciale dell’Umbria coi singoli paesi, dall’Asia alla Germania, dal Nord America alla Francia.
Dalle tavole emerge, ma di questo si è già dato conto, che l’export in Umbria nel 2025 ha fatto registrare una flessione dell’1 per cento, col valore delle vendite all’estero che si è quindi ridotto di 57 milioni di euro, passando dai 5,868 miliardi a 5,811 miliardi di euro, malgrado l’incremento del valore medio unitario che Istat stima al 2,6 per cento. Nonostante la flessione delle esportazioni e la crescita delle importazioni, comunque, il saldo commerciale umbro resta positivo per 1,226 miliardi.
L’aumento degli acquisti compiuti da fornitori stranieri in Umbria ma non solo è un trend consolidato (unica eccezione il 2020 anno della pandemia): dal 2016, quindi negli ultimi dieci anni, infatti, l’import della regione è raddoppiato, passando da 2,28 miliardi agli attuali 4,58 miliardi (+101,1 per cento), crescendo peraltro a un ritmo molto più sostenuto rispetto alla media del paese (+61,1).
Più recentemente, ossia tra il 2024 e il 2025, le importazioni sono cresciute del 5,4 per cento, che in valori assoluti equivale a un incremento di 234 milioni di euro. In termini percentuali le importazioni dell’Umbria crescono più della media nazionale (+3,2 per cento), ma meno della media del Centro Italia (+15,6), determinata dall’impennata dell’import in Toscana (+38); lieve flessione si registra, invece, sia nelle Marche (-1,4) che nel Lazio (-0,5).
Dei 4,5 miliardi di import umbro del 2025 circa 2,9 miliardi sono assorbiti da Paesi dell’Unione europea, con la Germania che da sola ne ha consegnati 655 milioni, a fronte di un export dell’Umbria verso lo stesso Paese di 883 milioni. Nel ranking delle nazioni Ue da cui le imprese della regione importano maggiori beni e servizi al secondo posto c’è la Spagna che ha venduto qui per 451 milioni, ma ha acquistato per 446 milioni. Terzo gradino del podio per l’import umbro va ai Paesi bassi che vale 396 milioni, mentre l’export umbro in quel paese si è fermato a 183 milioni. Quindi la Francia da cui l’Umbria importa 348 milioni di beni e servizi, ma ne esporta per 545 milioni. Le imprese del territorio hanno scambi commerciali più contenuti, ma comunque degni di nota anche con Portogallo (156 import e 61 export), Belgio (154 import e 204 export) Grecia (115 import e 93 export), Cechia (111 import e 99 export) e Austria (109 import e 79 export).
Fuori dai confini Ue, invece, a fare la parte del leone è ovviamente l’Asia orientale, da cui l’Umbria importa merce e servizi per 803 milioni e ne esporta per 457), cui va sommato il business con l’Asia centrale (44 milioni di import e 76 milioni export); il Nord America (120 import e 831 export); Paesi europei che non rientrano nell’Ue (268 import e 556 export); altri Paesi africani (213 import e 67 export), più l’area dell’Africa settentrionale (84 import e 85 export). E ancora: Medioriente (52 milioni di import e 203 di export); America centro meridionale (58 import e 137 export); e Oceania (2 import e 52 export).
L’Annuario 2026 del commercio con l’estero di Istat e Ice segnala poi che dal 4,5 miliardi di import umbro la quota ampiamente più rilevante è relativa a “prodotti alimentari, bevande e tabacco”, che da soli valgono 1,2 miliardi di acquisti fuori dai confini italiani; seguono “metalli di base e prodotti in metallo” per 907 milioni; “energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata” per 350 milioni; “macchinari e apparecchi” (enorme varietà di dispositivi meccanici e anche termici) 338 milioni; “prodotti dell’agricoltura, della silvicotura e della pesca” 319 milioni; “sostanze e prodotti chimici” 212 milioni; “articoli di abbigliamento anche in pelle e pellicci” 180 milioni; “autoveicoli, rimorchi e semirmorchi” 176 milioni; “articoli in gomma e materie plastiche” 148 milioni; “legno e prodotti in legno; carta e stampa” 146 milioni; “apparecchi elettrici” 133 milioni; “computer, apparecchi elettronici e ottici” 119 milioni.
Business inferiore ai 100 milioni di euro nel 2025 per “prodotti di altre attività manifatturiere” (79 milioni); “articoli in pelle escluso abbigliamento o simili” (79); “altri prodotti della lavorazione dei minerali non metalliferi” (41); “prodotti tessili” (38); “prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere”; “coke e prodotti petroliferi raffinati” (33); “mobili” (23 milioni); “articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (21); “altri mezzi di trasporto” (20).
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