Il femminicidio di Giulia Cecchettin diventa un film. Il papà Gino: «È una responsabilità civile»

Raccontare la storia di Giulia Cecchettin per provare a salvare delle vite, attraverso la potenza comunicativa e artistica del cinema. È ciò che cerca di fare Se domani non torno, il film sulla ragazza di Vigonovo uccisa nel 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta, di Torreglia. Il lungometraggio è diretto dalla regista Paola Randi e sarà nelle sale italiane dal 5 novembre 2026 con Notorious Pictures. Racconta non tanto la morte di Giulia, ma la sua vita: i suoi sogni, i sorrisi e i progetti che non è mai riuscita a tirare fuori da un cassetto.
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Today.it riporta le parole di Gino Cecchettin, ospite nella seconda giornata del Giffoni Film Festival 2026 per presentare il film, tratto dal suo libro “Cara Giulia”: «Spesso – ha detto – sento dire dalle persone “la storia di Giulia”, e capisco che si riferiscono solo all’ultima mezz’ora della vita di Giulia, alle ultime due ore. Ma la storia di Giulia è una storia di 22 anni, di una ragazza, di una donna che si è autodeterminata, che ha fatto una scelta di libertà e che ha pagato la sua scelta, forse, con la vita. Però va celebrata anche tutta la vita di Giulia e questo è il modo migliore per riconoscere quanto ha fatto».
«Il dolore che noi abbiamo vissuto, se non raccontato opportunamente, può essere ripetuto – ha aggiunto Gino durante la conferenza stampa al Giffoni -. E questo noi non lo vorremmo. Perché abbiamo scelto di fare un film? Perché il cinema è un mezzo che può arrivare a chiunque».
È Sabrina Martina, nata a Rho, classe 1999, a raccogliere la più grande responsabilità del progetto e interpretare Giulia Cecchettin. Il caso di Giulia, spiega l’attrice, «ha creato un’apertura sul tema del femminicidio e sul diritto di parlarne, anche banalmente tra amici e non solo in tv o in conferenze stampa. Il femminicidio non è un atto che si verifica in pochi minuti, ma un processo lungo. Parlarne può cambiare le cose. Questo è un progetto per tutti, non solo per le donne ma anche per gli uomini. Questo film è per tutti».
L’attrice Tecla Bossi, padovana, classe 2000, veste invece i panni di Elena, sorella di Giulia. «Bisogna chiamare le cose con il nome che hanno: femminicidio – ha detto in conferenza stampa -. Ancora adesso se leggiamo una notizia sul femminicidio si parla di omicidio, di una tragica fine, di una povera ragazza. No, stiamo parlando di una cosa con un nome specifico. È un processo che deve andare avanti ancora oggi. A me preme la questione di parlarne in modo corretto. Bisogna dire esattamente le cose come stanno. Se parliamo di femminicidio stiamo parlando di tutti, coinvolge ciascuno di noi, stiamo cercando il modo di comunicare».
Nel cast anche Filippo Timi nei panni di Gino Cecchettin e Tommaso Allione, Linda Caridi ed Elisabetta De Palo. Per la regista Paola Randi, «nella grande responsabilità di raccontare una persona che non c’è quello che possiamo fare è raccontarne l’assenza. Abbiamo cercato di rappresentare il punto di vista della famiglia e come una famiglia ha trasformato un dolore privato in impegno civile. Giulia nel nostro film vive attraverso la visione e il ricordo di quelli che l’hanno amata, ci sembrava la cosa più importante da fare».
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