Rough and Twisted vale già 2.000 dollari su eBay e non l’ha ancora ascoltato quasi nessuno
I Cockroaches con Rough and Twisted, ovvero il nuovo album dei Rolling Stones, un vinile distribuito in poche centinaia di copie in negozi selezionati tramite coordinate GPS. Già rivenduto fino a 2.000 dollari su eBay. Cosa dice questa operazione sul modo in cui il mito si costruisce nel 2026.
15 Aprile 2026 09:50
Sabato scorso in alcune città del mondo, ma solo chi era nel posto giusto nel momento giusto è riuscito nell’impresa, diversi appassionati hanno potuto comprare un vinile white label senza nome di band, senza copertina illustrata, senza alcuna indicazione che non fosse il titolo del brano: Rough and Twisted.
Chi sono i Cockroaches
Per trovarlo bisognava prima decodificare 37 coordinate GPS pubblicate su un sito anonimo, raggiungere il negozio corrispondente e sperare che non fosse già finito. A Londra, nel quartiere di Soho, uno dei centri nevralgici del mondo Rolling Stones, dove per un periodo Keith Richards Mick Jagger hanno condiviso un piccolo appartamento, presso il negozio Sounds of the Universe — situato nello stesso edificio dove i Rolling Stones tennero le prime prove, dettaglio che non è casuale — aveva ricevuto la miseria di 14 copie. Alle 10:05 erano già esaurite.
Quella stessa mattina, in Italia, i negozi coinvolti erano cinque: Carù a Gallarate, Psycho Records a Milano, Semm a Bologna, Discoteca Laziale a Roma e Riva a Catania. Poche copie ciascuno, in qualche caso una sola. DJ Ringo direttore e storico conduttore di Virgin Radio ha mostrato sui social il momento dell’acquisto, filmandosi in un negozio vuoto mentre pescava il vinile dagli scaffali. È diventato immediatamente il documento di un’esperienza irripetibile.
Nel pomeriggio dello stesso giorno, le prime copie apparivano su eBay a 500 dollari. Nelle ore successive le aste hanno spinto il prezzo tra i 1.000 e i 2.000 dollari. Il brano non è disponibile su nessuna piattaforma streaming. L’unico modo per ascoltarlo ufficialmente è avere uno dei pochi esemplari fisici esistenti, oppure trovare qualcuno disposto a fartelo sentire.
The Cockroaches: un nome con storia
The Cockroaches non è un nome inventato per l’occasione. Negli anni Settanta e Ottanta i Rolling Stones usavano questo alias per i concerti segreti, i warm-up in locali di Toronto, Atlanta e Worcester quando non volevano annunci ufficiali e pubblici troppo grandi. Era uno pseudonimo funzionale, un modo per suonare senza il peso del nome più famoso del rock. Ma era anche in cazzeggio divertente: ai Beatles, gli scarafaggi, rispondevano i Cockroaches, le blatte.
Riportare questo nome di attualità nel 2026 per un’operazione discografica è un gesto preciso: richiamare la memoria di chi conosce la storia della band, e al tempo stesso produrre una notizia per chi quella storia non la conosce e la scopre adesso.
Anche il sito ufficiale The Cockroaches è stato lanciato con un countdown puntato sull’11 aprile. Sulla homepage campeggiava la foto di una maglietta con la scritta “Who the fuck are The Cockroaches?”.
Su Instagram hanno caricato video con la didascalia “64 & counting”, riferimento agli anni trascorsi dalla fondazione della band. Il Financial Times è stata la prima testata autorevole a confermare che dietro c’erano i Rolling Stones. Il Times di Londra ha aggiunto che Rough and Twisted anticipa un nuovo album, Foreign Tongues, atteso per luglio, prodotto da Ben Watt — lo stesso di Hackney Diamonds — e che includerebbe anche sessioni con Charlie Watts registrate prima della sua morte.

La scarsità come prodotto
L’operazione Cockroaches si inserisce in una tendenza precisa dell’industria musicale degli ultimi anni: usare la scarsità artificiale come strumento di marketing. Non è una novità assoluta. Nel 2024 Jack White (White Stripes) aveva distribuito copie di un album non annunciato ai clienti del suo negozio Third Man Records senza alcuna spiegazione, e quei vinili erano arrivati fino a 1.000 dollari sul mercato secondario. Il parallelo è abbastanza stretto da far pensare che il team degli Stones avesse ben presente quel precedente.
Il meccanismo è semplice e brutale insieme. Si producono poche centinaia di copie di qualcosa che in teoria tutti vorrebbero avere. Si distribuiscono in modo da rendere l’acquisto un’impresa — coordinate GPS, negozi selezionati, scorte minime. Chi riesce a comprarlo ha in mano un oggetto con un valore di rivendita immediatamente superiore a quello di acquisto. Chi non riesce alimenta il desiderio. In entrambi i casi, si parla del disco. In nessun caso si parla quasi della musica.
La critica musicale del Telegraph, Neil McCormick, ha definito Rough and Twisted “un blues che demolisce” e “vecchio stile nel senso migliore.” Un ragazzo di 21 anni che lavorava nel negozio di abbigliamento degli Stones nel Soho ha detto alla AFP che il brano è “molto old school, con tanto blues come quello antico che suonavano loro agli inizi.” Sono le uniche descrizioni del suono disponibili per chi non ha il vinile. Tutto il resto è logistica, prezzi di rivendita e coordinate GPS.
Cosa dice questa operazione
I Rolling Stones non hanno bisogno di attenzione nel senso tradizionale del termine. Hackney Diamonds – il primo album senza Charlie Watts – nel 2023 era arrivato in cima alle classifiche di più di una dozzina di paesi. Il nome da solo basta a riempire qualsiasi spazio disponibile.
Rough and Twisted non è un lancio commerciale perché non ha alcun bisogno di esserlo. È un esperimento su cosa succede quando togli la musica dall’equazione e lasci solo il desiderio dell’oggetto. Il risultato è che il disco — fisicamente parlando — vale di più quando nessuno lo ha ascoltato che quando tutti possono farlo. È il paradosso perfetto dell’economia del collezionismo applicata al rock: la rarità non è un effetto collaterale della distribuzione limitata, è il prodotto stesso.
Foreign Tongues anche per questo già attesissimo uscirà in estate. A quel punto Rough and Twisted sarà probabilmente disponibile per tutti, quasi certamente solo in streaming. Il valore di rivendita dei vinili scenderà un pochino per restare oggetto di culto tra i collezionisti.
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