“Roma a porte chiuse” di Stefano Marinucci
Roma nasconde segreti. Portoni chiusi, luoghi dimenticati, storie che aspettano di essere raccontate… “Roma a porte chiuse” di Stefano Marinucci(Edizioni Intra Moenia, 2025, ci conduce proprio lì: dove pochi hanno accesso, tra arte, mistero e meraviglia.
La presentazione del libro si terrà 𝐌𝐚𝐫𝐭𝐞𝐝𝐢̀ 𝟐𝟏 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 alle 𝟏𝟕:𝟎𝟎 alla Libreria Mondadori in via Piave 18 a Roma.
Un’occasione unica per scoprire una Roma che non hai mai visto, insieme alla giornalista Cinzia Tani.
IL LIBRO
Un tesoro archeologico nascosto al pubblico, un affresco situato all’interno di una chiesa aperta raramente, un’opera d’arte confinata dentro un palazzo privato inaccessibile: sono queste le testimonianze di un bene unico e prezioso, che dovrebbe essere tutelato e riportato alla luce poiché rappresenta la nostra memoria storica.
Questo libro vuole essere una guida per riscoprire itinerari decaduti e per far riemergere la storia di luoghi e personaggi che hanno arricchito la narrazione culturale di questa città.
L’AUTORE
Stefano Marinucci è scrittore dell’ambiente. Dal 2014 pubblica numerosi racconti con diverse case editrici e riviste letterarie (Malatempora, Giulio Perrone editore, Statale 11, l’Occhio di Horus).
Nel 2022 scrive la sua prima inchiesta ambientale, per la testata online Abitarearoma.
Allievo di Elena Stancanelli e Cinzia Tani, ha frequentato laboratori di scrittura con Pietro Pedace, Francesco Piccolo, Andrea Camilleri.
Roma nascosta. Dialogo con Stefano Marinucci
Pubblichiamo qui di seguito un’intervista con l’autore a cura di Antonio Mari
Marinucci, questo suo ultimo libro si colloca nel solco dei precedenti impegni saggistico-letterari: C’era una volta la Collatina Antica e Guida ai fiumi di Roma. Ancora un itinerario atipico, ancora un’immersione in ciò che è andato perduto o non si vede. Come è nata l’idea?
La sfida con Intra Moenia era proprio questa: non aggiungere rumore al già detto, ma dare voce al silenzio dei luoghi negati. L’idea è maturata negli ultimi anni, osservando come il concetto di “pubblico” a Roma stia diventando sempre più fragile. Scrivere un’opera così complessa è stata un’impresa di resistenza culturale: abbiamo voluto documentare architetture e luoghi d’arte che esistono, ma che la città sembra aver dimenticato o nascosto dietro un velo di inaccessibilità. Il titolo è forse una provocazione, ma anche un invito a riaprire quelle porte, almeno idealmente, attraverso la conoscenza. È un libro nato dalla necessità di non rassegnarsi all’invisibile.
Roma sacra e profana, verrebbe da dire, un viaggio tra i luoghi della spiritualità e della città più secolare. Leggere il destino di alcuni di questi siti lascia l’amaro in bocca: quali sensazioni, quali umori sono sorti in lei nel corso di questa indagine?
La chiave per comprendere queste sensazioni è il senso di appartenenza. Roma non è un museo a cielo aperto, come spesso si dice con un cliché abusato, ma un organismo vivo che esige di essere abitato e conosciuto. Il destino degli dèi che abita la città non deve diventare un alibi per l’incuria o per l’esclusione. La vera chiave d’accesso è la curiosità civile: il desiderio di riappropriarsi di quegli spazi che la storia ci ha consegnato e che la gestione contemporanea ha chiuso, o irreparabilmente distrutto. Solo attraverso la conoscenza di ciò che è negato possiamo davvero comprendere la complessità di un paese che affonda nel mito ma che respira nel presente. L’opera vuole essere un invito a non essere solo spettatori passivi di questi spazi d’arte, ma custodi attivi di una memoria che deve restare accessibile.
Mi incuriosisce il suo lavoro sul campo. Ha voglia di raccontare come procede? E se un incontro in particolare l’ha segnata?
Il mio lavoro sul campo è un’indagine che vive di un equilibrio costante tra rigore e narrazione. Come Tecnico competente in acustica della Regione Lazio, raccolgo dati ambientali oggettivi, ma non lascio che restino solo numeri: li elaboro attraverso quella che definisco “memoria narrativa”. Il risultato è un racconto d’inchiesta che restituisce un’anima alla storia del territorio. In questo percorso, l’incontro con l’architetto Dario Del Bufalo al Castello della Cecchignola è stato determinante. Oltre ad aver curato la prefazione, la sua figura di studioso e la sua rara sensibilità umana mi hanno profondamente colpito, offrendomi una prospettiva più alta e densa di significato sul mio stesso lavoro.
Come è possibile cambiare il corso di questi eventi? Davvero tanta bellezza è destinata a restare nascosta o negata?
Non credo che alcuni luoghi d’arte siano condannati all’oblio. Ci sono molti esempi nel libro di riqualificazione e tutela, ma credo che la loro negazione sia una scelta politica e culturale che possiamo e dobbiamo contrastare. Con Roma a porte chiuse vogliamo mostrare che dietro ogni sito sbarrato c’è una responsabilità precisa. Per mutare il corso delle cose serve un cambio di paradigma: smettere di considerare il patrimonio come un reperto da proteggere (spesso confinandolo in qualche magazzino impolverato) e iniziare a considerarlo come un organismo vivo che deve respirare con la città e con il proprio contesto culturale e ambientale. Non è un destino ineluttabile: questo patrimonio resta nascosto finché permettiamo al silenzio di coprirlo.
27 Gennaio 2026
Antonio Mari
L’Autore dell’intervista
Antonio Mari si è laureato in Lettere Moderne presso l’Università degli Studi di Roma – La Sapienza con una tesi sull’influenza di Dante nella narrativa sulla Shoah. Battitore libero, è passato dai call center al giornalismo, dalla comunicazione all’insegnamento. Sogna di vivere a Parigi come negli anni Venti ma è destinato a navigare in questo presente in crisi.
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