“Riot Act” di Massimo Di Michele in scena al teatro Marrucino di Chieti

Sabato 12 settembre, al Teatro Marrucino di Chieti, nell’ambito della prima edizione del Festival Pari Passi, dedicato alla cultura inclusiva, alle 21.30 va in scena lo spettacolo “Riot Act”, a ingresso libero.
“Portare Riot Act nella mia città, nel luogo in cui sono nato, ha per me un significato molto particolare. È come riportare a casa una storia che parla di libertà, di diritti, di memoria e della necessità di non smettere mai di lottare”. È con queste parole che Massimo Di Michele, regista e interprete di Riot Act di Alexis Gregory, presenta l’appuntamento di sabato 12 settembre al Teatro Marrucino di Chieti, alle ore 21.30, nell’ambito della prima edizione del Festival Pari Passi, due giornate – 12 e 13 settembre – dedicate alla cultura inclusiva attraverso incontri, dibattiti, teatro e sport.
Arriva a Chieti dopo due anni di tournée, che hanno portato lo spettacolo in alcune delle più importanti città e realtà teatrali italiane, e dopo il recente debutto internazionale a Parigi, presso l’Istituto Italiano di Cultura, avvenuto pochi giorni fa.
Per Di Michele non si tratta soltanto di una nuova tappa del percorso dello spettacolo, ma di un ritorno particolarmente significativo: Chieti è infatti la sua città natale.
“È una cosa che mi emoziona molto – racconta Di Michele – perché questo spettacolo nasce dalla necessità di raccontare una memoria che non può essere cancellata. E farlo oggi, all’interno di un festival dedicato all’inclusione, mi sembra particolarmente importante”.
Riot Act è un’opera di Alexis Gregory costruita attraverso tre monologhi verbatim, nati dalle testimonianze raccolte dall’autore attraverso lunghe interviste. Tre persone, tre vite, tre momenti differenti della storia della comunità LGBTQ+, che attraversano circa sei decenni di storia e due continenti.
Si parte dalla notte di Stonewall del 1969, momento fondamentale nella storia della liberazione LGBTQ+, per attraversare poi la Londra degli anni Settanta e la cultura drag, fino ad arrivare agli anni dell’epidemia di AIDS e alla stagione dell’attivismo e della lotta contro lo stigma e la discriminazione.
“La cosa che mi ha colpito immediatamente di Riot Act – spiega Di Michele – è che non siamo davanti a una lezione di storia. Non ci sono semplicemente degli avvenimenti da raccontare. Ci sono delle persone. Ci sono le loro voci, i loro corpi, le loro paure, il loro desiderio di vivere, le loro sconfitte e la loro capacità di reagire. Sono tre storie private che, nel momento in cui vengono raccontate, diventano inevitabilmente storie politiche”.
È proprio questo uno degli elementi centrali dello spettacolo: la grande Storia viene raccontata attraverso le storie individuali. Stonewall, la lotta per la visibilità, il movimento di liberazione, la cultura delle drag queen, l’Aids e le battaglie contro la discriminazione non vengono presentati come semplici capitoli di un passato ormai concluso, ma come esperienze che continuano a interrogare il presente.
“Io credo profondamente che il teatro debba fare anche questo: ricordarci da dove veniamo. Perché i diritti che oggi consideriamo acquisiti non sono piovuti dal cielo. Sono stati conquistati da persone che hanno avuto il coraggio di esporsi, di combattere, di pagare anche un prezzo molto alto. E quando dimentichiamo questa storia, rischiamo di pensare che quei diritti siano per sempre”.
Per questo Riot Act, secondo Di Michele, non è uno spettacolo destinato esclusivamente a un pubblico LGBTQ+:”Anzi, per me è fondamentale che lo spettacolo parli a tutti. Non è uno spettacolo “per una comunità”. È uno spettacolo sulla libertà, sulla dignità, sulla possibilità per ogni individuo di essere se stesso senza essere discriminato. La questione dei diritti LGBTQ+ riguarda tutti noi, perché riguarda il modello di società in cui vogliamo vivere”.
Ed è proprio qui che il ritorno a Chieti assume un significato ancora più forte. “Sono nato qui. Qui ho iniziato a guardare il mondo, qui ho iniziato a formarmi, qui ho costruito una parte importante della mia identità. Tornare oggi con Riot Act significa anche portare nella mia città uno spettacolo che parla di una battaglia universale: quella per la libertà e per il diritto di ogni persona a non essere esclusa”.
Il debutto al Teatro Marrucino arriva inoltre all’interno della prima edizione del Festival Pari Passi, una manifestazione che sceglie di mettere al centro il tema della cultura inclusiva attraverso due giornate di confronto, incontro e partecipazione.
“Mi piace molto che Riot Act sia dentro questo festival – conclude Di Michele – perché credo che l’inclusione non possa essere soltanto una parola che pronunciamo. Deve diventare pratica, cultura, conoscenza. E il teatro può fare moltissimo in questa direzione. Può farci incontrare storie che non conosciamo, può costringerci a guardare ciò che preferiremmo non vedere, può farci cambiare prospettiva”.
Riot Act di Alexis Gregory, traduzione di Enrico Luttmann, diretto e interpretato da Massimo Di Michele, con i costumi di Marco Dell’Oglio, scrittura gestuale di Tiziano Di Muzio, consulenza musicale di Fabio Marchi e assistenza alla regia di Giuseppe Claudio Insalaco. Produzione Artisti Associati – Centro di produzione teatrale.
L’appuntamento è per sabato 12 settembre alle ore 21.30 al Teatro Marrucino di Chieti, nell’ambito del Festival Pari Passi – Giornata della Cultura Inclusiva.
“Spero che venga tanta gente. Perché alla fine Riot Act è questo: tre persone che hanno deciso di raccontare la propria vita e, attraverso quelle vite, di ricordarci che la libertà non è mai definitivamente conquistata. È qualcosa che dobbiamo continuare a difendere, tutti insieme”, conclude Di Michele.
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