Rinviati a giudizio i due imputati nel processo Solvay ad Alessandria
ALESSANDRIA – Due rinvii a giudizio. Si è conclusa oggi pomeriggio alle 16 circa al tribunale di Alessandria l’ultima udienza preliminare del processo per presunto disastro ambientale colposo a carico degli ex dirigenti Solvay Stefano Bigini e Andrea Diotto. I due sono stati rinviati a giudizio e compariranno nuovamente davanti al tribunale il prossimo 16 novembre. L’accusa contestata è disastro ambientale colposo.
Stefano Bigini, 62 anni, era stato dal 2008 al 2018 direttore di stabilimento (che aveva sede nel sobborgo di Spinetta Marengo), mentre Andrea Diotto, 47 anni dal 2013 direttore dell’Unità di produzione fluidi e dal 2018 direttore di stabilimento fino all’ottobre 2023, pochi mesi prima della scissione del Gruppo Solvay che portò Syensqo a diventare azienda autonoma, proprietaria dell’attuale stabilimento di Spinetta.
Le parti civili
Nella precedente seduta, le difese avevano presentato offerte economiche alle parti civili e avanzato una richiesta di patteggiamento subordinata alla derubricazione dell’accusa da disastro ambientale colposo a inquinamento colposo, ipotesi alla quale la Procura si è opposta. L’ex Solvay finora ha già pagato 100mila euro per danni d’immagine al Comune di Alessandria e risarcito somme fino a 8mila euro a oltre 300 cittadini. Nel processo, molto sentito dalla comunità alessandrina, sono ancora parti civili il Wwf, Legambiente, il circolo di Legambiente Ovada e Cgil Alessandria, Regione Piemonte e Ministero dell’Ambiente, oltre a diversi cittadini.
Il presidio
Alcuni si sono riuniti in presidio questa mattina, a udienza in corso, davanti al tribunale. Con loro c’erano anche Alice Ravinale (Avs) ed Egio Spineto di Sinistra Italiana Alessandria.
«Per noi, che anche questa mattina eravamo in presidio davanti al Tribunale di Alessandria, significa che la richiesta di verità e giustizia che portiamo avanti da anni continua il suo percorso» – scrive il Comitato Stop Solvay – «Significa che non è più possibile nascondere o ignorare la realtà di quello che è successo e di quello che ancora oggi accade a Spinetta Marengo. Il procedimento penale inizierà il prossimo 16 novembre. La giustizia farà il suo percorso. Ma ora è anche il momento delle responsabilità politiche. Mentre il processo va avanti, la Regione Piemonte e il Ministero dell’Ambiente continuano a rimandare quella che dovrebbe essere la scelta più coraggiosa e necessaria: stare dalla parte della salute pubblica, respingere ogni logica di monetizzazione del danno e mettere al primo posto la bonifica del territorio». Il riferimento è all’indiscrezione secondo cui sarebbe stato raggiunto un accordo economico tra il colosso chimico e la Regione Piemonte in cambio della revoca da parte di quest’ultima della costituzione di parte civile.
«Se la salute viene prima del profitto, allora bisogna agire di conseguenza: stop alle produzioni e agli utilizzi di sostanze nocive, vecchie e nuove, bonifica integrale del territorio, tutela reale delle persone esposte» – continua il Comitato – «In questi anni di lotta e mobilitazione abbiamo visto troppo spesso indifferenza, ritardi e scelte che hanno lasciato questa comunità sola davanti a un’emergenza enorme. Oggi non è più il momento di prendere tempo. È il momento delle decisioni. A che punto è la terza fase del biomonitoraggio finanziato dal Comune di Alessandria, fondamentale per approfondire il rapporto tra esposizione ai PFAS e conseguenze sulla salute? Quando verrà definito un vero protocollo sanitario di presa in carico per le persone esposte e per chi ha scoperto di avere PFAS nel sangue?».
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