La Solvay di Spinetta Marengo e il caso Pfas: due dirigenti a processo per disastro ambientale

Si è conclusa con il rinvio a giudizio l’udienza preliminare a carico di due ex dirigenti Solvay accusati di disastro ambientale colposo. La fabbrica è finita nel mirino dei magistrati per l’emissione nelle acque di Pfas (sostanze chimiche inquinanti).
“Per noi che anche oggi eravamo in presidio davanti al Tribunale di Alessandria – commentano dal Comitato Stop Solvay – significa che la richiesta di verità e giustizia che portiamo avanti da anni continua il suo percorso. Significa che non è più possibile nascondere o ignorare la realtà di quello che è successo e di quello che ancora oggi accade a Spinetta Marengo“.
Il processo inizierà il 16 novembre.
Intanto il Comitato, in attesa che Regione Piemonte e ministero dell’Ambiente respingano ogni logica di monetizzazione del danno, chiedono una legge nazionale sui Pfas per “fermare produzioni nocive vecchie e nuove”, e “una bonifica integrale del territorio”.
Per Cristina Guarda, eurodeputata di Avs, “ora non ci sono più alibi. Chiedo alla Regione Piemonte e al governo di non restare a guardare: rientrate nel processo, non accettate transazioni al ribasso, e pretendete la bonifica reale e completa della falda acquifera e del territorio. L’Aia è scaduta da quattro anni, la bonifica esterna è ferma, lo stabilimento continua a produrre Pfas. Il processo non può sostituire ciò che le istituzioni hanno il dovere di fare oggi”.
L’azienda, che ora si chiama Syensqo, replica: “La tutela dell’ambiente, la sicurezza delle persone e lo sviluppo sostenibile del territorio continuano a guidare le attività e gli investimenti di Syensqo sul sito di Spinetta Marengo. L’azienda è impegnata in iniziative ambientali, interventi di monitoraggio e di messa in sicurezza nonché di innovazione industriale, nell’ambito del proprio impegno verso il territorio e in dialogo costante con le istituzioni competenti”.
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