Economia

Retail, cambiano i comportamenti d’acquisto con l’IA: la prospettiva del commercio agentico


Si fa presto a dire shopping. Quello che una volta era un processo d’acquisto relativamente lineare che si concludeva tipicamente in bottega con una semplice transazione è diventato un percorso molto più complesso e articolato. Una sorta di viaggio a tappe che comprende lunghe fasi di ricerca, confronto e rassicurazione nelle quali recensioni, consigli e contenuti informativi giocano un ruolo decisivo. E, se non bastasse il commercio online, ad accelerare l’evoluzione del retail è arrivata anche l’intelligenza artificiale.

“Ogni cambiamento tecnologico ha ampliato di fatto le potenzialità della ricerca e ha introdotto modi del tutto nuovi per trovare ed esplorare le informazioni utili all’acquisto del prodotto più adatto ai nostri bisogni e alle nostre capacità di spesa – spiega Jacopo Allegrini, retail director di Google Italia – In tal senso, l’avvento dell’IA è la premessa allo sviluppo del commercio agentico. Una realtà in cui un agente IA agisce per conto del consumatore non solo per trovare e valutare prodotti e servizi bensì per gestire la complessità confrontando prezzi e inventario fino a completare l’acquisto ed eseguire la transazione, previa autorizzazione finale da parte dell’utente”.

Alla base di questa nuova realtà, dalle implicazioni in gran parte ancora da scoprire, ci sarebbe in primis l’evoluzione delle modalità con le quali i consumatori effettuano le loro ricerche. In particolare, “si pongono domande usando in alternativa testo, voce, fotocamera, gesti o combinazioni di linguaggi diversi – afferma Allegrini – La ricerca, inoltre, si sviluppa sempre di più in forma conversazionale. Magari compiendo più azioni in modo simultaneo, sempre e comunque in modo analitico”.

I brand premium, a loro volta, sono chiamati a consolidare e, nel caso, a migliorare il proprio posizionamento attraverso la produzione di contenuti che siano allo stesso tempo accessibili ed esaustivi, personalizzati e autorevoli, in grado di rispondere efficacemente alle conversazioni dei clienti. “La brand equity non si misura così solo in termini di notorietà, fedeltà, qualità percepita e associazioni di marca – aggiunge Allegrini – Dipende in misura crescente, infatti, dalla capacità di un marchio di fungere da punto di riferimento autorevole di un’intera categoria nei momenti nei quali i consumatori sono alla ricerca di elementi utili a prendere decisioni informate. Consentendo infatti d’incaricare l’agente IA di compiere delle azioni per nostro conto, l’intelligenza artificiale contribuisce a trasformare una mera ricerca in una vendita effettiva”.

In questo scenario, anche la sostenibilità ambientale e sociale diventa, infine, motivo imprescindibile di differenziazione e affermazione. Sia per le grandi sia per le piccole e medie imprese di casa nostra.


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