Restituire una prospettiva ai giovani per contrastare il disagio sociale

Quel che è chiaro è che leggere il disagio giovanile richiede la collaborazione di tutte le parti (direttamente o indirettamente coinvolte) e ricondurlo a una sola causa scatenante è errato. «Dietro atteggiamenti diversi ci sono esperienze, motivazioni, percorsi evolutivi differenti», chiude Dinatale. «Non credo che i giovani oggi siano più violenti ma tutto sembra dovuto al fatto che alcune forme di disagio stanno cambiando, sono più visibili, più amplificate anche dai social. E il gesto violento non nasce mai all’improvviso, ma è spesso l’ultimo capitolo di una storia fatta di piccoli segni, difficoltà a scuola, disinvestimento formativo, esclusione sociale, mancanza di limiti».
Nuovi Legami, ricostruire il rapporto genitori-figli
In questo sovrapporsi di dimensioni, quella della famiglia resta una delle più delicate su cui operare. Di supporto alla genitorialità si occupa, tra le tante cose, il Centro famiglie Nuovi legami, un servizio storico e ormai radicato nel territorio della Capitale e del municipio VII. «Dal periodo post Covid in poi il centro ha visto un incremento della domanda relativa all’aumento del disagio giovanile, soprattutto in relazione alle difficoltà che le famiglie vivono coi figli», chiarisce Angela Aurelio, psicologa e psicoterapeuta con una formazione in psicoterapia familiare e psicanalisi dell’infanzia e dell’adolescenza.
«Abbiamo quindi predisposto varie iniziative: un servizio di consulenza e sostegno psicologico gratuito rivolto ai residenti del municipio sette, contraddistinto sia dall’ascolto sia dalla ridefinizione delle problematiche della persona per aiutarla ad avere maggior consapevolezza di sé e attivare un processo evolutivo oltre la crisi», elenca Aurelio. «E poi, negli ultimi dieci anni vari progetti per il contrasto a disagio e violenza giovanile, di sostegno individuale o di gruppo, rivolti a figli e genitori. Chi è stato coinvolto ha attivato uno spazio di confronto e supporto reciproco, ha riscoperto il valore del rapporto genitore-figlio, con una ridefinizione del ruolo e un riconoscimento di stereotipi e luoghi comuni attorno a genitorialità e adolescenza per stabilire nuove possibilità di contatto e complicità». Svariate, infine, «le attività realizzate nelle scuole, opere di sensibilizzazione e percorsi di consulenza educativa per gli adulti».
Perché la responsabilità più grossa nel facilitare l’inclusione dei giovani più fragili ce l’hanno proprio i grandi. Genitori, insegnanti, operatori. La comunità. I servizi e le istituzioni.
Secondo Federica Federici, psicologa e psicoterapeuta familiare e relazionale, «dietro il disagio si nasconde la paura di crescere in un mondo competitivo e ostile. E la violenza sembra l’unico modo per difendersi e sopravvivere. Non possiamo cadere nella trappola della deresponsabilizzazione che deriverebbe dal lasciarli da soli a fronteggiare le conseguenze di azioni di cui spesso sono inconsapevoli». Ecco perché occorre più che mai «potenziare risorse economiche e interventi che gli permettano di sentirsi visti, capiti, supportati. Con adulti solidi che possano fare da modello e da guida».
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