Ranucci, l’intervista sul carbon credit in Zimbabwe inviata a Lavitola
L’indagine legata all’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci potrebbe allargarsi con nuove tranche e nuove contestazioni per l’imprenditore Valter Lavitola, in carcere dal 10 agosto e reo confesso di essere il mandante dell’azione dinamitarda avvenuta il 16 ottobre dello scorso anno a Pomezia, centro alle porte di Roma. Gli inquirenti potrebbero a breve puntare la loro attenzione sugli affari che Lavitola aveva in Africa e in particolare sul business del carbon credit. Chi indaga giudica infatti «interessante» dal punto di vista investigativo l’intervista rilasciata il 26 giugno scorso dall’ oramai ex conduttore di Report ad un giornalista dello Zimbawe e la mail con cui Ranucci ha messo a parte lo stesso Lavitola del colloquio con il giornale.
Si tratta di atti che potrebbero presto essere acquisti e finire in un nuovo filone di indagine. Nella comunicazione Ranucci avrebbe anticipato al faccendiere i contenuti del colloquio con il quotidiano zimbabwese ‘The Standard’. L’articolo, pubblicato in lingua inglese il 5 luglio e poi rimosso dal sito successivamente alla perquisizione domiciliare di Lavitola del 4 luglio, faceva riferimento a una presunta attività di approfondimento giornalistico da parte di Report riguardante alcuni imprenditori italiani attivi nel mercato dei crediti di carbonio e che sostengono di essere stati truffati da un partner locale.
Nell’intervista Ranucci affermerebbe di aver parlato con l’ambasciata italiana in Zimbawe e anche con un funzionario della sede diplomatica. Nella email, resa nota dal Tg1 e indirizzata a Lavitola, comparirebbe inoltre una richiesta di ulteriori informazioni su una persona definita come un presunto «millantatore», dati che sarebbero stati ritenuti utili ai fini dell’inchiesta giornalistica. La nuova svolta investigativa arriva a distanza di pochi giorni dall’udienza del Riesame per Lavitola fissata al 7 settembre. In quella sede l’imprenditore, che si trova nel carcere di Rebibbia, ha annunciato di volere fare dichiarazioni spontanee, «puntualizzazioni», alla sua confessione avvenuta nel corso dell’interrogatorio di garanzia la vigilia di Ferragosto. L’imprenditore avrebbe chiesto alla banda, tramite il suo intermediario Gomes Tavares, una azione dimostrativa, degli spari in direzione del muro di cinta della villetta di Ranucci, non una bomba. Una ricostruzione respinta però dagli appartenenti alla banda che piazzò l’ordigno. «Non abbiamo mai conosciuto Lavitola – hanno sostanzialmente detto davanti ai pm nel corso di un interrogatorio – ma Tavares ci disse di piazzare una bomba, nessuno sparo».
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