Salute

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Roma, 24 giu. (Adnkronos Salute) – “Le catene del valore farmaceutiche non sono più soltanto un tema sanitario, ma un’infrastruttura strategica per la sicurezza nazionale, la competitività industriale e l’autonomia europea”. È questo il messaggio al centro della tavola rotonda ‘Geopolitica del farmaco e resilienza industriale. Le nuove catene del valore farmaceutico’, promossa oggi a Roma da Rud Pedersen Italy, nell’ambito del format Powerful Breakfasts, con il contributo non condizionante di Bayer Italia. L’evento, ospitato presso il MoMeC – Montecitorio Meeting Centre, ha riunito rappresentanti delle istituzioni, dell’industria farmaceutica e del mondo accademico per un confronto sulle trasformazioni che stanno ridefinendo gli equilibri globali del settore. Al centro della discussione la sicurezza degli approvvigionamenti, la localizzazione delle capacità produttive, l’accesso ai farmaci innovativi, l’attrazione di investimenti strategici e la capacità dell’Italia di consolidare il proprio posizionamento nelle catene del valore europee.

A guidare i lavori è stato Giorgio Rutelli, vicedirettore di Adnkronos, che ha moderato il confronto tra istituzioni, industria e stakeholder, inquadrando il passaggio da una lettura prevalentemente sanitaria del settore farmaceutico a una dimensione più ampia, in cui politica industriale, geopolitica, sostenibilità del Servizio sanitario nazionale e competitività europea diventano elementi strettamente interdipendenti. All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, Arianna Gregis, amministratrice delegata di Bayer Spa, Carlo Riccini, direttore generale di Farmindustria, Giuseppe Lanzillotta, responsabile Relazioni istituzionali di Farmindustria, la senatrice Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, la senatrice Elisa Pirro, la deputata Ilenia Malavasi e Francesca Lecci (Sda Bocconi).

A portare i saluti istituzionali iniziali è stato il viceministro delle Imprese e del Made in Italy Valentino Valentini, il quale ha sottolineato “la rilevanza strategica del comparto farmaceutico per il futuro industriale del Paese e dell’Europa”. “Negli ultimi anni – ha detto Valentini – abbiamo compreso che la catena del valore farmaceutica non è una questione da concepire meramente in ambito sanitario. È anche e soprattutto una questione di sovranità industriale, di sicurezza nazionale e di posizionamento geopolitico. Le tensioni internazionali e la pressione sui costi energetici si traducono concretamente in filiere di approvvigionamento più fragili e margini sotto pressione. Non è un tema di politica estera lontano da noi, è un tema industriale che riguarda le nostre fabbriche e le nostre imprese”. Il viceministro ha richiamato anche l’impatto delle politiche statunitensi sui prezzi dei farmaci e il rischio che meccanismi come la Most Favored Nation possano incidere sulle scelte di investimento delle imprese europee. “L’Italia dispone di una base industriale farmaceutica di primissimo livello che vale la pena difendere con determinazione – ha aggiunto Valentini – Il lavoro del Governo è su stabilità regolatoria, incentivi alla ricerca industriale, semplificazione autorizzativa e strumenti per attrarre investimenti ad alto valore aggiunto. L’Italia deve affermarsi come hub farmaceutico europeo di riferimento, non solo come piattaforma produttiva, ma come centro di innovazione e di integrazione tra grandi industrie e filiera delle piccole e medie aziende specializzate”.

Il keynote speech è stato affidato a Massimo Riccaboni, professore di Economia applicata e direttore dell’Unità di ricerca Axes presso Imt Lucca, che ha approfondito le implicazioni economiche e industriali della Most Favored Nation e dei nuovi meccanismi di riferimento internazionale dei prezzi. “Il sistema di riferimento ai prezzi attuato dall’amministrazione americana modifica radicalmente la capacità negoziale dei singoli Paesi – ha osservato Riccaboni – L’Italia dovrà negoziare l’accesso ai farmaci innovativi sapendo che il prezzo applicato in Italia potrà incidere anche sulle condizioni praticate sul mercato americano. Le conseguenze possono tradursi in pressioni al rialzo sui mercati presi a riferimento o in ritardi nelle sequenze di lancio, laddove non si riesca a raggiungere un accordo negoziale”. Secondo Riccaboni, il nuovo scenario richiede una risposta coordinata, in grado di tenere insieme accesso all’innovazione, sostenibilità della spesa e politica industriale. “Il rischio per un Paese come l’Italia è vedere arrivare i farmaci ancor più in ritardo di quanto non stiano arrivando ora – ha evidenziato – Servono politiche coordinate in senso ampio, perché una misura che nasce con un respiro settoriale impatta anche su comparti essenziali della capacità di esportare del sistema Paese. La risposta deve integrare strumenti fiscali, strumenti di politica industriale, priorità di spesa sanitaria e una determinazione dei prezzi sempre più ancorata all’innovatività dei prodotti”.

Il confronto – riporta una nota – ha valorizzato anche i dati più recenti sul ruolo industriale della farmaceutica in Italia. Come emerso nel corso dell’Assemblea pubblica 2026 di Farmindustria, il comparto ha raggiunto nel 2025 circa 74 miliardi di euro di produzione e 69 miliardi di euro di export, con oltre 72mila addetti diretti e più di 300mila occupati considerando filiera e indotto. Numeri che confermano la farmaceutica come uno dei principali driver della performance industriale del Paese e come asset strategico per salute, crescita e sicurezza economica nazionale. A questa traiettoria positiva si affiancano tuttavia criticità rilevanti. Tra queste, il rischio che la competizione internazionale per attrarre investimenti in ricerca e produzione si sposti sempre più verso Stati Uniti e Asia, la pressione esercitata dai nuovi meccanismi di prezzo internazionali, il nodo del payback, i tempi di accesso ai nuovi farmaci e la necessità di rendere più efficiente il sistema della ricerca clinica. In questo quadro, stabilità regolatoria, prevedibilità delle decisioni pubbliche, rapidità autorizzativa e partnership pubblico-private sono emerse come condizioni decisive per trattenere e attrarre investimenti.

Ampio spazio è stato dedicato anche al ruolo dell’Italia nelle catene del valore farmaceutiche europee, prosegue la nota. Il Paese dispone di una forte vocazione manifatturiera, competenze industriali qualificate e una presenza significativa di gruppi internazionali. Questa base produttiva rappresenta un asset strategico per l’autonomia europea, ma richiede politiche coerenti per evolvere da piattaforma produttiva a ecosistema capace di competere anche su ricerca, sviluppo, studi clinici e innovazione. In questo contesto – si legge – l’esperienza di Bayer in Italia è stata richiamata come “esempio di presenza industriale radicata nel Paese e integrata nelle filiere globali. Lo stabilimento di Garbagnate, dove viene prodotta Cardioaspirina anche per mercati strategici come la Cina, rappresenta un caso concreto del contributo che l’Italia può offrire alla competitività farmaceutica europea, valorizzando capacità produttiva, qualità industriale e apertura ai mercati internazionali”.

“Il settore farmaceutico sta attraversando una fase particolarmente complessa, in cui dinamiche industriali, geopolitiche e regolatorie si sommano e impongono scelte rapide e strutturali – ha dichiarato Arianna Gregis, Ad di Bayer – In uno scenario globale segnato dall’accelerazione della Cina e dalla crescente capacità degli Stati Uniti di orientare gli investimenti, l’Europa e l’Italia devono passare da una posizione difensiva a una strategia più ambiziosa. Bayer conferma il proprio impegno nel Paese attraverso una presenza industriale radicata, che da 125 anni contribuisce a innovazione, competenze e qualità produttiva. Lo stabilimento di Garbagnate rappresenta un esempio concreto di come l’Italia possa essere parte attiva delle filiere globali e rafforzare il proprio ruolo come hub farmaceutico ad alta tecnologia, capace di attrarre investimenti e generare valore per il sistema Paese”.

Dal confronto è emersa “la necessità di superare una lettura frammentata delle politiche sanitarie e industriali. Sicurezza degli approvvigionamenti, accesso tempestivo ai farmaci, sostenibilità della spesa pubblica e attrazione degli investimenti richiedono una visione integrata, in cui la salute sia considerata anche come leva di politica industriale, innovazione e crescita”. Il giro finale di discussione si è concentrato sulle priorità operative da attuare nei prossimi 24 mesi per rafforzare la resilienza industriale del settore in Europa. Tra i messaggi emersi, “la necessità di accelerare le procedure autorizzative, rendere più attrattiva la ricerca clinica, valorizzare gli investimenti produttivi, rafforzare il dialogo tra istituzioni e imprese e costruire una risposta europea più coordinata rispetto alle pressioni geopolitiche e commerciali globali”.

Con la tavola rotonda ‘Geopolitica del farmaco e resilienza industriale. Le nuove catene del valore farmaceutico’ – conclude la nota – Rud Pedersen Italy conferma il proprio “impegno a promuovere spazi di confronto qualificato tra istituzioni, industria e stakeholder su temi ad alta rilevanza strategica per il Paese. In una fase in cui le catene del valore farmaceutiche sono sempre più esposte a tensioni geopolitiche, competizione industriale e nuove dipendenze globali, il rafforzamento della capacità produttiva e innovativa italiana rappresenta una priorità per la salute dei cittadini, per la competitività dell’Europa e per la sicurezza economica nazionale”.


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