Sicilia

Ranucci ai pm, «La bomba? Pista nera o trattativa sul 41-bis»

Nuovi dettagli dalle sommarie informazioni rese da Sigfrido Ranucci lo scorso 2 luglio, appena due giorni dopo gli arresti dei presunti esecutori materiali dell’attentato dinamitardo che lo scorso ottobre aveva colpito la sua abitazione a Pomezia. Nel verbale, l’ex conduttore di Report avrebbe dichiarato di non conoscere gli arrestati e di non riuscire ad attribuire un significato preciso alle parole intercettate, pur ritenendo di aver individuato un’organizzazione dietro l’ordigno. Il passaggio più delicato del verbale riguarderebbe l’ipotesi sui mandanti. Ranucci collegherebbe l’attentato alla stagione delle stragi di mafia del 1992, in cui persero la vita Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, arrivando a ipotizzare che l’ordigno potesse essere legato a trattative per un alleggerimento del regime di carcere duro del 41-bis, più che diretto personalmente contro di lui. In alternativa, Ranucci avrebbe evocato la cosiddetta pista nera, riferendosi all’area dell’estrema destra legata alle stragi mafiose, pur ammettendo di non trovare un collegamento preciso con gli arrestati. Ricostruzioni queste che poi si sono rivelate inesatte. Dietro l’atto dinamitardo nei confronti dell’ex conduttore di Report ci sarebbe stato infatti Lavitola.


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