Basilicata

Raf in Calabria: «Il ragazzino che ho dentro è il mio segreto»

HA FATTO cantare e ballare intere generazioni con brani diventati veri e propri cult della musica italiana e internazionale, ma Raf continua a sorprendere per la straordinaria autenticità del suo percorso. Di ritorno da un Sanremo speciale, l’artista sta attraversando l’Italia con “Infinito tour” – che celebra i 25 anni del brano “Infinito” – carico di energia ed emotività, e il 14 agosto passerà anche in Calabria, al Teatro di Acri per l’Estate Acrese.

Tra aneddoti di backstage, riflessioni sulla società contemporanea e l’affetto speciale che lo lega al pubblico del Sud, Raf si racconta tra presente, passato e futuro.

Sono 25 anni di Infinito, che effetto ti fa vederlo cantare oggi sia da chi c’era nel 2001, sia dai giovanissimi?

«Mi fa un effetto strano perché sembra una canzone fuori dal tempo. Per la struttura musicale sembra un brano uscito ieri, forse basterebbe solo rinvigorire un po’ le sonorità con una masterizzazione più attuale. Fa uno strano effetto vedere che è un brano che ha attraversato un po’ di generazioni, anche quelli che oggi hanno poco più di 20 anni magari lo conoscono, lo cantano, e loro sono nati dopo l’uscita. Credo sia ciò che tutti gli autori desidererebbero, un brano che dà soddisfazioni nel tempo. Mi sento fortunato ad aver scritto una canzone così».

Ma di brani che hanno segnato intere generazioni la tua discografia ne è piena. Ad esempio “Self Control” che ti ha lanciato poi al grande pubblico internazionale: guardando a quel ragazzo del 1984, che cosa c’è di diverso nel Raf di oggi e al contrario, qual è l’elemento della tua identità artistica rimasto intatto?

«Il mio approccio oggi non è cambiato molto. Io sono ancora, delle volte in maniera forse quasi patetica (ride; ndr), un ragazzino, non sono mai cresciuto, fortunatamente. E quindi la mia attitudine alla musica, ai concerti è più o meno la stessa. Continuo ad emozionarmi, ad entusiasmarmi… non non vorrei mai smettere di di fare concerti, che è la cosa che mi piace tanto fare. Ovviamente, è cambiato il mondo intorno. Oggi viviamo in un’epoca molto complicata. Quella spensieratezza che avevo allora, essendo un ragazzo, era anche supportata da un mondo che ci offriva orizzonti, la possibilità di sognare un futuro. Oggi è un po’ più complicato. I giovani vivono in una situazione molto più complessa… non li invidio per niente, anzi, mi preoccupo un po’ per loro. C’è un benessere diffuso, magari prima ci accontentavamo anche di poco, però in realtà è un benessere che poi non ti fa star bene. C’è molta incertezza, molta insicurezza, perché poi vengono meno cose che avevamo dato per scontato. Oggi vengono messi in discussione finanche i diritti umani, anche in quelle che sono le civiltà più avanzate. Preoccupa tutto ciò».

Il 2026 è stato un anno importante, sei ritornato sul palco dell’Ariston dopo 11 anni con “Ora e per sempre”, brano impreziosito dal lavoro a quattro mani con tuo figlio. Che valore ha avuto condividere con lui un momento così importante?

«È stato bellissimo! Per questa ragione è stato il primo Sanremo che ho affrontato con maggiore serenità, l’unico festival che mi sono goduto, negli altri c’era troppa tensione. Ho portato a Sanremo una canzone molto autobiografica, sicuramente la più autobiografica che io abbia mai scritto, nata dall’idea iniziale, per la parte musicale, di mio figlio, che io poi ho sviluppato. È stato lui a darmi l’input, poi potevo scriverlo solo io quel testo (racconta la promessa d’amore tra il cantautore e sua moglie; ndr). È stato molto bello condividere questa cosa con mio figlio, c’era lì anche mia moglie e poi, casualmente, anche mia figlia venuta dall’America e catapultata sul palco senza neanche fare abbastanza prove, perché non era previsto che lei ballasse con gli altri ballerini! Una cosa che è nata lì a Sanremo, un bel momento».

L’hai detto: quel testo potevi scriverlo solo tu. Come si riesce a trasformare un momento così privato e profondo in una ballad pop capace di arrivare poi al cuore del pubblico?

«In realtà io non l’ho mai fatto, proprio perché sono sempre così come indole: ho sempre avuto timore a mettere sotto i riflettori la mia vita privata. Non a caso io e mia moglie ci siamo sposati di nascosto a Cuba. L’ho fatto questa volta perché ritenevo che fosse il momento anche di parlare di due ragazzi che si sono conosciuti negli anni ‘80, che in qualche modo vanno avanti. E qui torno al discorso che ti ho fatto un po’ all’inizio. Nel senso che loro non sono cambiati, ma è cambiato il mondo intorno e si fanno delle domande, con tutte le relative apprensioni del caso. Però c’è un lieto fine… le canzoni pop devono avere un lieto fine! (ride; ndr). Banalizzando, il senso è che l’amore comunque riesce a vincere su tutto, ecco».

Sei in giro per l’Italia con Infinito Tour che proseguirà nei palazzetti in autunno. Ci racconti qualcosa, sulla preparazione dello show? A che spettacolo assisteremo?

«In questo tour estivo i concerti sono sono più orientati verso la componente energica, il divertimento, la voglia di cantare e ballare. Si parte comunque con un brano che è “Iperbole” però in una versione fatta solo per orchestra. E poi il concerto si sviluppa prima con tutte le ballate, poi a un certo punto parte la fase dei brani più coinvolgenti, quelli per i quali vedo che si alzano tutti in piedi, non riescono a stare seduti. Questo non è un concerto che si può solo ascoltare dall’inizio alla fine. Coinvolge, la gente ha bisogno di ballare, cantare, partecipare. Nei palazzetti disporremo di un palco più grande, quindi ci saranno anche ballerini e coreografie, il concerto durerà di più, perciò maggior spazio anche ai brani riflessivi, ma anche a tutti quegli effetti rivolti ad enfatizzare la parte emozionale ma anche del del ritmo, dell’energia».

Il 14 agosto sarai in concerto ad Acri, in provincia di Cosenza. La Calabria ti riserva sempre una calorosa accoglienza. Cosa ti aspetti da questa data e che tipo di energia vorresti scambiare con il pubblico?

«Manco da un po’ di anni in Calabria che è molto vicina alle mie origini, io sono nato in Puglia. E non credo ci sarà un pubblico freddo ad accogliermi (ride; ndr). Lo vedo anche dai feedback che ricevo sui social, ho molti sostenitori in Calabria e anche io non vedo l’ora di tornare, sarà una tappa bella! Non vedo l’ora di esserci».

Progetti futuri?

«Uscirà un altro singolo poco prima del tour nei palazzetti, che precederà l’uscita di un album la cui uscita è prevista entro la fine dell’anno».

Non posso non chiedertelo, vogliono saperlo tutti: qual è il segreto della tua giovinezza?

«Ho un’ottima truccatrice, fa dei miracoli! (ride; ndr). Credo che il segreto sia quello che ci siamo detti prima, il ragazzino che ho dentro. Poi c’è anche la genetica, sicuramente. E aiuta molto uno stile di vita sano, mangiare tutto e poco e fare sport».


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