Cultura

Radio Days – Off The Record

“Off The Record”, il nuovo album dei milanesi Radio Days, si inserisce nel solco nostalgico che oggi caratterizza tante proposte nello sterminato universo del rock. Ogni minimo dettaglio è calibrato su modelli legati a generi e interpreti del passato: in questo caso si tratta di un power pop scoppiettante che sembra sbucato fuori fra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli ’80.

Sono loro stessi a indicare le proprie influenze principali nel comunicato stampa che accompagna l’uscita del disco: The Records, The Jags, The Knack, The Rubinoos, Nick Lowe e Paul Collins’ Beat. I Radio Days li hanno studiati a dovere, imparando la lezione come diligenti allievi cresciuti a pane, riff di chitarra elettrica e ritornelli orecchiabili.

Il risultato finale? Zero originalità, ma una quantità industriale di melodie irresistibili. “Off The Record” è una festa power pop che scorre via con grande scioltezza in poco meno di mezz’ora, regalando all’ascoltatore dieci tracce appiccicose come lo zucchero.

Con questo disco i Radio Days dimostrano di essere maestri nella composizione di brani power pop nella loro forma più essenziale e genuina. Non ci sono fronzoli in questi pezzi, che pure suonano ricchi ed estremamente curati: cori e armonie impreziosiscono un impianto melodico tanto energico quanto raffinato, senza che la band ceda mai alla tentazione di strafare.

Le chitarre sono le assolute protagoniste, divise fra passaggi energici e altri più sognanti e jangly. I Radio Days, inoltre, non lesinano sugli assoli, riallacciandosi così alla grande tradizione chitarristica del rock anni ’70 più che alle asciutte economie del power pop canonico.

Non sembra affatto di ascoltare un disco scritto e suonato da quattro musicisti milanesi: “Off The Record” potrebbe benissimo essere stato concepito da un inglese o da un americano. È un disco dal respiro squisitamente internazionale, che suona meglio di tanto indie rock italiano ben più blasonato e celebrato dalla critica nostrana.

Il fatto che nella musica dei Radio Days non ci sia nulla di nuovo non rappresenta, di per sé, una pecca. I Lemon Twigs, che pure propongono una loro personale declinazione del power pop, risultano molto più retromaniaci e manieristi nel loro citazionismo. E come non ricordare il compianto Adam Schlesinger dei Fountains Of Wayne che, con metodo quasi filologico, nel 1996 scrisse una delle migliori canzoni power pop in stile anni ’60, quella “That Thing You Do!” che fece da colonna sonora per il film “Music Graffiti” di Tom Hanks?

L’invito finale è dunque quello di lasciarsi trasportare dall’onda colorata della musica dei Radio Days, autori di un bell’album privo di sbavature e imperfezioni. Anche se, va detto, l’arpeggio d’apertura di “Keep Me Straight” è praticamente identico all’incipit di “Growin’ Up” di Bruce Springsteen: un piccolo peccato veniale di poco conto.


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