Qualità dell’aria, continua il miglioramento: corso Europa ad un passo dal “rientro nei limiti”. Ma nel 2030 cambierà tutto
Genova. Il quadro della qualità dell’aria in Italia nel 2025, delineato dall’ultimo rapporto del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (Snpa), nonostante alcuni dati ancora “rossi” restituisce un’immagine di cauto ma sostanziale ottimismo. A livello nazionale, il trend di miglioramento è confermato: i valori delle polveri sottili restano entro i limiti nella quasi totalità del territorio, mentre il biossido di azoto, legato alla combustione di carburante, continua la sua parabola discendente.
In questo scenario, Genova, come di consueto, occupa una posizione particolare: pur restando tra le grandi aree urbane soggette a procedure d’infrazione per il biossido di azoto, i dati locali mostrano segnali di un riavvicinamento ai parametri di legge che fino a pochi anni fa appariva molto lontano. E così, anche le centraline di via Buozzi e corso Europa, che in questi anni hanno registrato i valori che “schiacciano” la nostra città nelle sanzioni comunitarie, hanno cambiato segno, arrivando a sfiorare il colpo del “rientro nei ranghi”.
La situazione del biossido di azoto a Genova

Secondo quanto rilevato dai tecnici di Arpal, la rete di monitoraggio provinciale — composta da 19 postazioni, di cui diverse a ridosso dell’area portuale — sta registrando un’evoluzione significativa. Il punto critico rimane il biossido di azoto, inquinante tipicamente legato alla combustione nei motori e quindi al traffico stradale e navale. I numeri parlano chiaro: se negli anni passati le zone di via Buozzi e corso Europa rappresentavano criticità croniche con sfori sistematici, oggi la situazione appare molto più fluida.
“L’anno scorso via Buozzi si era attestata sulla soglia limite di 40 mg, mentre corso Europa segnava 42. Le ultime rilevazioni, però, indicano un corso Europa sceso esattamente a quota 40 e una via Buozzi in leggera risalita a 43. – spiega l’ingegner Massimiliano Pescetto, tecnico di Arpal ed esperto riguardo le misurazioni della qualità dell’aria – Une rilevazione che ci da una buona notizia, vale a dire la diminuzioni costante e sensibile di un dato storicizzato ma fa emergere una criticità, per fortuna gestibile. La fluttuazione di via Buozzi, infatti, non è un un segnale di peggioramento strutturale, sembra essere legata a circostanze molto localizzate, come i numerosi cantieri aperti e le conseguenti modifiche alla viabilità che hanno alterato i flussi di traffico nei mesi scorsi nella zona”.
L’impatto del porto e le strategie di mitigazione

E poi l’elefante nella stanza: il porto. “Come sappiamo la zona portuale è la principale emittente di ossido d’azoto, prodotto per una quota parte del 58% – precisa Pescetto – ma le ricadute sulla città sono ridotte dalla la conformazione geografica e il regime dei venti. La ricaduta effettiva al suolo di queste emissioni si fermano a circa il 20%. Questo significa che, pur essendo il porto un attore protagonista, la qualità dell’aria che respiriamo in città è influenzata in misura preponderante dal traffico veicolare e dal riscaldamento civile”.
Se però sul traffico veicolare si è già in qualche modo intervenuti limitando le auto maggiormente inquinanti, i margini di miglioramento sono molto ampi negli altri “settori”. “Ci sono opere di mitigamento già in programma, come il cold ironing che potrebbero giocare una parte fondamentale, consentendo alle navi attraccate in porto di spegnere i motori e i generatori durante le lunghe permanente in porto. Poi c’è il potenziamento del trasporto pubblico, e la sua elettrificazione, in fase di realizzazione. Altro margine di miglioramento si potrebbe ottenere intervenendo sui i riscaldamenti domestici e, soprattutto, condominiali“.
Da non sottovalutare l’impatto dei tanti cantieri oggi in fase di esecuzione in città: il passaggio di centinaia di mezzi pesanti e da lavori nelle strade urbane (vedi per esempi i 200 camion dello scolmatore, ndr) sicuramente appesantiscono l’impatto in città, sia per la quota parte di produzione di inquinanti sia per il congestionamento che creano alla viabilità. Probabilmente, quando questi saranno terminati – se mai saranno terminati – i benefici saranno immediati.
Le nuove sfide: il 2030 e la nuova direttiva europea
Nonostante i miglioramenti, però, su Genova pende una nuova spada di Damocle: la nuova Direttiva europea 2024/2881, che dovrà essere recepita entro il 2026, impone un ulteriore abbassamento dei limiti entro il 1° gennaio 2030, che di fatti saranno dimezzati. “Serve una road map precisa e realizzabile – conclude Pescetto – e che sappia mettere insieme tutti gli elementi che compongono le criticità genovesi”. Per questo Arpal si sta già preparando con la messa in servizio di nuove centraline in punti strategici della città come via Dino Col e via Adua che permetteranno studi più puntuali e modellazioni aggiornate. Da qualche mese è presente la centralina a Molassana e entro giugno sarà operativa una nuova a Cornigliano.
Nei prossimi anni, quindi, la riduzione degli inquinanti è un obiettivo alla portata, e i nuovi limiti impongono una sistematica accelerazione dei processi in corso e attesi da troppi anni, come l’elettrificazione delle banchine, già prevista nel vecchio piano regolatore portuale come realizzata nel 2017 ma ad oggi ancora in fase di ultimazione. Una lavoro sulla complessità delle fonti di emissione potrà portare al target richiesto, senza chiedere l”acrime e sangue” alle tasche dei cittadini.




